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YouTube: dal 2012 in arrivo 100 nuovi canali e 25 ore di programmazione al giorno

100 canali, 25 ore di programmazione al giorno e contenuti gratuiti e supportati dall’inserimento di spot pubblicitari: dal 2012 YouTube si trasformerà da piattaforma user generated content a vero e proprio broadcaster, lanciando canali originali di distribuzione video e contenuti editoriali pensati esclusivamente per il mondo online.

YouTubeL’annuncio è di quelli che fanno tremare tutti coloro che temono l’inarrestabile corsa della Rete nella gestione e nella diffusione dei contenuti, in concorrenza con i broadcaster tradizionali – anche se a ben vedere il fenomeno genera un problema rilevante solo in alcuni paesi, primi fra tutti l’Italia. In America, al contrario, molti gruppi editoriali hanno deciso di seguire YouTube nella sua nuova avventura: da Warner Music Group al The Wall Street Journal, da IGN Entertainment a Lionsgate, fino ad arrivare a Hearst Magazine: questi infatti hanno già annunciato la collaborazione con il canale di proprietà di Google per la diffusione gratuita di contenuti direttamente per il Web.

Il modello di business è presto detto: a fronte di un investimento complessivo di circa 100 milioni di dollari, YouTube distribuirà ai creatori e ai produttori di contenuti il 55% dei ricavi pubblicitari in eccesso (dopo, cioè, aver raccolto il proprio investimento iniziale per i contenuti stessi) in cambio, tuttavia, della presenza per 18 mesi sul sito dei programmi in esclusiva. Solo dopo 3 anni, infatti, i creatori potranno recuperarli e ritirarli dalla pagina.

Già si vociferano i primi nomi che hanno dato la propria disponibilità a comparire in video con un proprio programma: un’idea per l’intrattenimento da Shaquille O’Neal, lezioni di danza con Madonna, uno show di Ashton Kutcher, un appuntamento per discutere di serie tv con Michael Ausiello, i canali all news di Reuters e Wall Street Journal, la moda in diretta con i contenuti di Cosmopolitan. E poi cinema, sport e tanto altro ancora.

Insomma, si preannuncia una vera rivoluzione per la tv che conosciamo, ormai web-oriented e sempre meno legata alla tecnologia o al medium specifico. Una TV, in definitiva, sempre più transmediale.

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