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Strage di Barletta e delitto Meredith Kercher: storie di serie A e storie di serie B. L’influenza della TV nel dibattito pubblico

Lunedì 3 ottobre 2011: a Barletta crolla una palazzina uccidendo cinque persone, tutte donne, tra le quali una ragazza di soli 14 anni; a Perugia, qualche ora dopo, nel processo d’appello a Meredith Kercher il giudice annuncia la sentenza di assoluzione per Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Due drammatici avvenimenti di cronaca, due possibili fatti mediatici, due eventi diametralmente opposti. Storie di Serie A – con protagonista Amanda – e storie di serie B – con al centro la drammatica fine di quella povera ragazzina di 14 anni.

Una delle prime teorie che ho imparato studiando Sociologia dei media all’Università di Scienze della Comunicazione – a dispetto di tutto fondamentale per capire ed interpretare i fatti storici del passato e della contemporaneità con un’ottica critica – è quella dell’agenda dei Media, l’influenza, cioè, delle storie veicolate e raccontate dai media nei dibattici pubblici. Un tale potere, del resto, non si risolve solo nei dibattiti manichei da talk show, bensì nella fitta rete di commenti online ed offline. Specie in quelli che sembrano ribellarsi ad un’idea “egemonica” di ciò che è importante e ciò che non lo è.

Un tale concetto, del resto, è estremizzato e reso centrale nell’ambiente giornalistico e dall’espressione “fare notizia”, secondo la quale nello stesso identico giorno fa più notizia un italiano morto che 100 cinesi morti. Tralasciando i risvolti accademici, comunque, basta citare alcuni esempi “storici” dell’esistenza evidente e lampante di storie di serie A e storie di serie B, sulla cui importanza decide per forza di cose chi ha maggiore potere.

9 maggio 1978: durante un agguato in piena notte viene ucciso in un il giovane antifascista e attivista politico Giuseppe Impastato, conosciuto come Peppino. Il mattino dopo il cadavere senza vita di Aldo Moro viene ritrovato nel baule posteriore di una Renault 4 rossa in via Caetani a Roma. Peppino Impastato viene immediatamente dimenticato.

22 luglio 2011: esplode un’autobomba nel cuore di Oslo uccidendo sette persone; a pochi chilometri di distanza, inoltre, un uomo vestito da poliziotto impugna un fucile e spara addosso ad un raduno di giovani laburisti, uccidendone decine. Il giorno dopo, Amy Winehouse, giovane promessa del blues, muore a 27 anni per in circostanze sospette. Dal ritrovamento del cadavere della cantante, nella sua casa londinese, tutto il mondo piange la fine violenta di un’anima in pena, dimenticandosi della Norvegia.

Il potere dei media sulle nostre discussioni – specie sulle nostre parole di orrore, di sfida al potere mediatico in contesti “alternativi” come quello della Rete – è una di quelle cose sulle quali bisogna sempre riflettere; accettando, purtroppo, un dato tristemente oggettivo: l’esistenza di storie di serie A e storie di serie B.

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    Steffy
    14 ottobre 2011 Reply

    Certe cose fanno venire una rabbia!!!

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