Le donne e l’Afghanistan: quando il cambiamento viene dall’interno

La donna ha sempre fatto paura all’uomo. Non vuole questa essere una affermazione femminista e ottusa, chi scrive non condivide l’estremismo di alcun genere, e soprattutto non condivide la discriminazione sessuale e la presunta superiorità di un sesso sull’altro (in nessuno dei due versi declinabili).

Però purtroppo è un dato oggettivo che la Storia tristemente ci ricorda: la paura dell’uomo per l’ignoto e il mistero che costituisce il corpo femminile ha sempre dato origine alle brutture più grandi, persecuzione, caccia alle streghe, pretesa degli uomini di maltrattare le donne e addirittura le proprie mogli.

donne afghaneOggi la situazione non è molto diversa, né in Occidente, dove non si arresta la scia di sangue che vede moltissime donne vittime di mariti, ex mariti e fidanzati violenti, né in Oriente, dove in alcune culture la violenza perpetrata sulla donna è così normale da essere considerata addirittura accettabile. Tuttavia la situazione deve cambiare, e se a nulla possono le associazioni volontarie che da questa parte del mondo, cercano di risolvere i problemi di quell’altra parte del mondo, il cambiamento può realmente avvenire dall’interno.

E proprio questo è ciò che sta accadendo in Afghanistan, terra bruciata dalla guerra e ancora prima dal regime del terrore, in cui il rispetto per la donna è sempre stato l’ultimo dei pensieri. Ora però le donne del posto dicono basta, o almeno qualcuna, con più coraggio e più istruzione comincia a dire alle altre “Basta”.

Mary Akrami

Mary Akrami

Sono Freshta Karimi, la fondatrice e direttrice della DQG, e Mary Akrami che nel 1999 ha fondato la sua ONG, il Centro per lo sviluppo delle capacità delle donne afghane, e che nel 2003 ha ideato il primo rifugio per donne maltrattate, nel centro di Kabul. Freshta Karimi e Mary Akrami hanno in comune la fierezza e la consapevolezza di essere donne, una consapevolezza che troppo spesso alle madri e alle mogli afghane viene tolta, da un padre o un marito che non le considera persone, ma solo oggetti o merce di scambio.

La maggior parte delle donne, in quel paese, viene venduta in sposa a 10 anni o poco più per poi trascorrere una vita di sofferenza e sopruso. Fresha e Mary sono le prime ad aver assunto la consapevolezza, ma soprattutto le prime ad essersi mobilitate.

Per la Signora Karimi, il passo è stato quello di fondare una associazione giuridica con consulto gratuito che fosse un riferimento legale per tutte quelle donne che fossero state in grado di reagire a abbattere il muro del silenzio e dell’abitudine, una realtà che funziona e ogni giorno recluta e aiuta nuove donne in cerca di libertà personale ma soprattutto con la ferrea volontà di cambiare le cose.

Freshta Karimi

Freshta Karimi

Mary Akrami invece, con la sua Casa della Sicurezza nel cuore della capitale afghana, ha combattuto contro le autorità per vedere legittimata la sua opera, e proprio dalle autorità locali ha avuto il riconoscimento del suo lavoro. È lei a dire che la donna non è una ‘cosa’ di cui aver paura: la donna è la prima fonte di educazione, la prima maestra, è la madre e la moglie che non vuole che i propri mariti e figli vadano in guerra, è la generatrice di vita, va rispettata e amata.

Se queste donne cominciano, grazie ai grandi esempi delle loro connazionali, ad amare se stesse, allora riusciranno a farsi amare nel modo giusto dal mondo. I passi sono stati fatti, sono piccoli ma sicuri e promettono di arrivare lontano.