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Uno sguardo al futuro: le donne e il miraggio della pensione

L’ultimo riordino finanziario del Governo, la cosiddetta manovra di Ferragosto, ha apportato numerose modifiche anche al sistema pensionistico ed in particolare ha riformato l’età pensionabile delle donne nel settore privato che intendono accedere al trattamento di vecchiaia.

Per capire la portata di questa innovazione bisogna fare un passo in dietro.

E’ in vigore dal 31 luglio 2010 la legge 30 luglio 2010 n. 122 di conversione del D.L. 31 maggio 2010 n. 78 recante: «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica». Il D.L. 78/2010 ha innalzato da 60 a 65 anni l’età di accesso al trattamento di vecchiaia per le donne impiegate nel pubblico impiego. Questa norma era stata imposta dall’Unione Europea la quale riteneva discriminatoria l’esistenza di una differenza di accesso al trattamento di vecchiaia tra uomini e donne.

Questo innalzamento dell’età entrerà in vigore dal primo gennaio 2012 e, se non fosse intervenuto il governo con la nuova manovra, avrebbe segnato una differenza rilevante tra le donne lavoratrici nel pubblico impiego da quelle che lavorano nei settori privati, appunto di 5 anni. Il legislatore, con l’ultima finanziaria, ha avviato un percorso di armonizzazione tra le due situazioni e lo ha fatto con delle norme di leggero impatto in quanto il previsto innalzamento ai 65 anni anche per le donne operanti nel settore privato, avverrà dietro un meccanismo di crescita graduale che partirà nel 2020 e sarà portato a compimento soltanto nel 2032. Solo allora, infatti, dopo 12 step dal 2020 al 2032, l’età pensionabile delle donne operanti nel privato sarà eguagliata a quella delle lavoratrici del settore pubblico.

Tutto questo, naturalmente, cammina di pari passo con le modifiche di accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia, anticipate al 2014 dalla finanziaria 2010, che prevedono l’automatico aumento dell’età pensionabile in relazione alla crescita della vita media. Un ulteriore collegamento verrà fatto con la riforma del sistema delle finestre, per cui una volta maturato il tetto utile per andare in pensione, si avrà materialmente il pagamento della stessa solo dodici mesi dopo.

L’effetto finale di queste norme è un allungamento nel tempo del momento di pensionamento. C’è da dire, però, che tale diluizione in un arco temporale così lungo non deve “tranquillizzare” in quanto, come si è potuto constatare, le scadenze potrebbero essere anticipate da una delle prossime finanziarie.

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