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Lavoro

Occupazione: 250.000 posti di lavoro dal mondo delle energie rinnovabili

Crisi nel mondo del lavoro? Secondo i dati di Legambiente e le stime fatte, l’inversione di tendenza arriverebbe proprio dal mondo delle energie rinnovabili.

In particolare sarebbero qualcosa come 250.000 i posti di lavoro che entro il 2020 arriverebbero e sarebbero messi a disposizione dal mondo delle energie rinnovabili.

A confermare questa idea è anche il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, che sull’argomento precisa: “Le fonti rinnovabili stanno ridisegnando lo scenario energetico del nostro Paese, con impianti sempre più affidabili e competitivi”.

In realtà basta guardarsi attorno per veder energie rinnovabili posti di lavorosorgere attorno a noi nuovi impianti energetici a biogas, pannelli fotovoltaici, pale eoliche e altri strumenti capaci di sfruttare il sistema delle energie rinnovabili.

L’idea di sfruttare questo mondo in continua evoluzione, per salvare da un lato il Pianeta e dall’altro dare posti lavoro all’ormai enorme fetta di disoccupati nel nostro Paese, sarebbe davvero una mossa da scacco matto alla crisi.

Speriamo davvero sia così…

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Da DNA a donna

Formazione: per creare occupazione, bisogna crescere!

“La priorità di un Governo è preparare il paese all’economia del futuro, in modo da assicurare che le giovani generazioni possano cogliere le opportunità che l’innovazione nella scienza e nella tecnologia porta con sè”, questo affermo’ Gordon Brown, predecessore di David Cameron alla guida della Regno Unito, nel 2010. Difficile fare un bilancio su quanto sia riuscito o meno a fare, ma di sicuro due anni dopo, in Italia, la priorità è l’articolo 18, licenziamento si o no, posto fisso, tutele…

formazione-donne-femminile-lavoroUn dibattito che interessa tanti, indubbiamente, ma che ancora una volta non coglie appieno il punto chiave: per creare occupazione, bisogna crescere. Per crescere, bisogna innovarsi. Per innovarsi, bisogna (in)formarsi, stare al passo con i continui progressi della scienza e della tecnologia. Che non sottraggono posti di lavoro alle professioni del passato, semplicemente ne aggiungono di nuove.

Quali sono dunque questi “lavori del futuro”, che dovrebbero guidare i giovani all’apprendimento delle competenze necessarie per garantirsi una professione destinata a crescere, emergente? E dove si possono acquisire queste nuove competenze?

Fast Future, un istituto di ricerca britannico, ha realizzato uno studio cercando di cogliere in anticipo le opportunità offerte dall’evoluzione del mercato del lavoro, e in sinergia con le previsioni di illustri scienziati ha individuato le 20 nuove professioni che si svilupperanno entro il 2030.

Costruttore di parti del corpo, Manager della terza età, Chirurgo per l’aumento della memoria, Guida turistica dello spazio, Guardiano dei periodi di quarantena, Agente di polizia contro i tentativi di modifica dei fenomeni atmosferici, Manager di avatar per l’insegnamento, Responsabile per lo smaltimento dei dati personali, Responsabile della gestione e dell’organizzazione della vita digitale, Broker del tempo, Assistente sociale per social network… una ventina di nuove professioni, alcune delle quali fanno sorridere, altre sembrano il frutto di pura fantascienza, altre ancora inquietano..

E tuttavia sono attuali, in linea con il tempo di formazione donnesviluppo (tecnologico più che civico) della nostra società. A fronte di queste nuove prospettive occupazionali, non c’è pero’ (ancora) una reale possibilità di formarsi, di imparare questi nuovi lavori. L’offerta di corsi di formazione, di specializzazione, professionalizzanti, è rimasta indietro, “vecchia”, classica.

Non mancano enti di formazione innovativi che si sono lanciati nell’attivazione di nuovi percorsi, scontrandosi con la diffidenza imprescindibile verso le nuove strade. Ma nella maggior parte dei casi, l’offerta è rimasta quella standard. Un giovane che voglia dunque intraprendere queste professioni si scontra in primo luogo con la difficoltà di trovare un percorso di studi o pratico che lo possa formare. E’ in questo step che ha inizio la “fuga di cervelli” tanto menzionata nel dibattito attuale. E che inizia non tanto e non solo nella fase lavorativa, ma in quella che la precede, la fase di apprendimento.

Largo alla nuova formazione dunque, nell’auspicio che lo sguardo, le politiche e gli investimenti siano sempre più rivolti alla creazione, al presente, piuttosto che alla conservazione dell’esistente che, per sua natura, è già passato.