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Silvia Ziche una donna nata con la matita in mano

Quest’oggi, abbiamo la fortuna di ospitare una splendida ed interessante intervista a Silvia Ziche, famosissima disegnatrice/fumettista/artista che ci ha raccontato un po’ della sua vita e di quello che per lei rappresentano creatività e disegno. E non mancano i consigli per chi vuole avvicinarsi al mondo del fumetto, oltre ad alcune riflessioni davvero profonde ed illuminanti. Vi lasciamo alle parole di Silvia…

Silvia Ziche e il disegno, quando è nato questo amore?
E’ nato con me. Non ricordo niente di me, da piccola, se non me stessa con una matita, o dei pennarelli, in mano. Credo di avere sempre disegnato. Sicuramente ho imparato a comunicare prima con il disegno che con la parola.

Se dovessi definire cos’è la creatività?
Direi che è la facoltà di vedere quello che non esiste, o che non esiste ancora, e di raccontarlo agli altri. No, non solo raccontarlo: riuscire a farlo vedere anche agli altri.

Un consiglio per chi volesse diventare una professionista del fumetto?
Di questi tempi, mi pare di capire che sia piuttosto dura. Sento continuamente di ragazzi e ragazze che non riescono nemmeno a trovare un contatto con le redazioni. E’ difficile. Quindi, divido i consigli in due parti:

1) puramente teorici: disegnare tantissimo, non smettere mai. Copiare gli autori che vi piacciono, cercare di desumere la costruzione dei personaggi e degli ambienti, cercare di farla propria. Essere autocritici, ma tanto. Solo così si potrà sempre migliorare. E solo a quel punto, quando si è convinti di aver fatto il meglio che si potesse fare, provare a far vedere i lavori a qualcuno del settore. E poi leggere, leggere tantissimo, e andare al cinema, e tenersi informati, e parlare con le persone. Scrivere. Scriversi le storie: ma solo dopo aver letto tanto, e continuando a leggere quello che scrivono gli altri. In generale, se una persona sa disegnare, sarebbe buona cosa che riuscisse anche a scriversi le storie. E’ un consiglio che il grande Giorgio Cavazzano mi ha dato quando avevo quindici anni, e mi ha cambiato la vita.

2) consigli pratici: essendo oggi quasi impossibile avere un contatto con una redazione, una buona mediazione sono le scuole di fumetto. Gli insegnanti sono in genere dei professionisti, e sono in grado, se scoprono un genio, di presentarlo a qualcuno del settore. Oppure, se si è deciso di fare da soli, mettere insieme un book. Un buon book: solo le cose migliori, solo quelle passate al vaglio della peggiore autocritica.
E poi andare alle fiere. Luccacomics, Romics, Cartoomics, Napoli Comicon, e tutte le altre fiere di fumetto, di cui è facile trovare notizie online. Alle fiere ci sono gli stand degli editori, e ad ogni stand c’è qualcuno che può guardare i lavori degli aspiranti autori di fumetti.

Qual è la più grande soddisfazione che ti ha dato il tuo lavoro? E il traguardo raggiunto più importante?
Vedere le proprie cose pubblicate è bellissimo. Ma è ancora più bello incontrare persone che ti dicono che le hanno lette. Il traguardo più importante è il prossimo, quello che devo ancora raggiungere…

Credi che il Web nei prossimi anni cambierà definitivamente il mondo dei fumetti?
Lo sta già cambiando molto. Il web è uno spazio libero in cui chiunque può pubblicare le proprie cose. In un mondo in cui si privilegiano sempre di più i rapporti virtuali, è più facile che un editore voglia pubblicare un blogger di successo che un autore, magari anche geniale, che non ha mai pubblicato niente. E poi le cose più libere e nuove si trovano online. Certo, bisogna avere il coraggio di rischiare, di mettersi in gioco, senza alcuna prospettiva di guadagno. E bisogna essere bravi, per essere notati in quell’oceano sconfinato e disordinato che è il web.

Quanto contano: tecnica, tenacia e creatività in quello che fai?
Contano, eccome se contano. La creatività, il fatto di saper raccontare una storia, o disegnarla, uno un po’ se lo ritrova: si può educare, migliorare con la tecnica, e promuovere con la tenacia. Ma farla uscire dal nulla, no, è difficile. Un po’ di predisposizione ci vuole. Il resto è un lavoro duro e continuo per migliorare sempre di più.

Qual è la cosa che più di ogni altra ti stimola?
La curiosità direi. Vince anche sulla mia pigrizia. Apre gli orizzonti. E’ fondamentale per chiunque voglia raccontare delle storie. Potrei persino allargarmi a dire che è fondamentale per vivere, insieme a una buona dose di autoironia.

Da “esperta”, c’è oggi un disegnatore in Italia con un grande futuro?
Sicuramente me ne sfuggono un sacco, acquattati da qualche parte nel web (io più che navigarci, ci affogo). Mi piace molto Makkox. Ma mi perdonino gli altri, quelli bravissimi che sicuramente ci sono, ma non sono riuscita a vedere.

La tua miglior “idea”…
La sto aspettando E che spero arrivi in fretta. Lo spero tanto.

E parlando di Silvia Ziche donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Domanda difficile. Qualche anno fa, quando parlavo solo di Massimi Sistemi, avrei detto che non avrei rinunciato a niente. E ci credevo. Ora… mah. Posso dire che se avessi avuto dei figli, probabilmente avrei perso colpi sul lavoro. Quindi delle rinunce ci sono state, anche se dettate dal caso e dagli accidenti della vita, più che da una volontà e da un progetto razionale. Come spesso accade. Poi una, alla fine, si ritrova a giocare con le carte che ha in mano. Ecco, ora ho la risposta alla domanda: non rinuncio a giocare le carte che ho in mano.

Infine, secondo te, qual è la prima arma per conquistare un uomo?
La personalità. La completezza. La coscienza di sé e del mondo. Se l’uomo di fronte a questo scappa, non valeva la pena di conquistarlo.

 

 

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Muzzi la regina di torte e dolci da principessa!

Muzzi chi si nascondo dietro questo “nomignolo” e dietro tanta creatività?
Muzzi è solo un soprannome che ho dai tempi del liceo, per merito della mia compagna di banco! Io, Mariacristina sono una ragazza molto semplice, e anche timida….e forse proprio per questo mi sono avvicinata a questo fantastico mondo, che riesce a fare esplodere la mia personalità e il mio estro nella decorazione!

Come nasce il tuo amore per i dolci e le decorazioni?
Nasce fin da piccola…quando mia mamma e mia nonna  preparavano  dolci per qualsiasi occasione! Mi permettavano di pasticciare ed era per me un momento di gioia, libertà e soddisfazione nel vedere le mie piccole creazioni prendere forma!!

Quanto contano la creatività, la fantasia e la tecnica in ciò che fai?
La creatività e la fantasia, credo siano innate, quindi contano moltissimo, la tecnica si acquista col tempo e deve essere la base per iniziare anche solo ad impastare!!

Un consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo della pasticceria creativa? Serve una scuola o un buon maestro?

Io sinceramente, sono un’autodidatta, ma credo che una  buona scuola, o un buon maestro possano velocizzare i tempi, che diversamente sono molto lunghi.

Quanto vale oggi il gusto del dolce, rispetto all’estetica?
Credo che il gusto deve essere la prima cosa da curare….è molto gratificante sentir dire che una mia torta è buona quanto bella!!

Qual è lo stimolo che ti porta ogni mattina a svegliarti e a dare il 100% in ciò che fai?
È la passione che metto in ogni singolo lavoro che faccio, è la voglia di crescere e di dare sempre più soddisfazioni agli occhi e al palato dei miei clienti!

C’è un lato nascosto di Muzzi che ispira le tue creazioni?
Penso che sia il mio “IO” a voler sopraffare la mia timidezza, che in molte situazioni mi ha tagliato un po’ le gambe, a darmi la spinta necessaria a progettare e creare quel qualcosa che rappresenti il destinatario di ogni mia opera.

Muzzi Social: che rapporto hai con i social network, visto che li usi per raccontare le tue torte?
È nato tutto tramite facebook…questo mondo nascosto dietro ad uno schermo! Quando ho iniziato a frequentare i social network, ho iniziato ad appassionarmi sempre di più al mio mondo zuccheroso….e a conoscere maestri eccezionali italiani, e non…! Poi è stata la prima fonte di pubblicità per il mio lavoro.

La tua miglior “idea”…
E’ stata ideare la mia torta…! Per non ripetermi nel tema Halloween (che coincide con  il giorno del mio compleanno) Ho voluto mescolare colori e stilizzare le solite ragnatele, zucche…e fantasmi per creare la torta del mio 30° compleanno!

E parlando di Muzzi donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Muzzi donna, ha un grande sogno nel cassetto: quello di sposare la persona che l’ accompagna da 7 anni. Lui è un punto fermo sia nella mia vita sentimentale, che in quella lavorativa! Non vi rinuncerei per nulla al mondo…

Infine, qual è la prima arma che usi per conquistare un uomo?
Non ho mai usato un’arma o una tecnica specifica per conquistare….ma chi mi ha conosciuto, mi ha sempre preferito per il mio sorriso e la sincerità!

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Manuela Iatì: dalla Calabria a Sky con determinazione!

Nella ricerca di donne che dimostrano di avere “una bella testa sulle spalle”, ci siamo imbattute quasi per caso in questa rossa calabrese, una giornalista che dalla Calabria cura i servizi per i TG di Sky. Il suo nome è Manuela Iatì e oltre a fare l’inviata scrive anche dei bei libri, ultimo di questi (scritto assieme ad altre autrici) “Non è un paese per donne”: titolo più che eloquente! Insomma, una donna molto grintosa, come testimoniano le sue parole…

Manuela Iatì, chi è e come nasce la sua passione per il giornalismo?
Per caso. E gradualmente. Come dico sempre, è il giornalismo che ha scelto me. Come un “corteggiatore cortesemente tampinante”, per usare un espressione di Guia Soncini, mi ha pazientemente inseguita, stuzzicata, incuriosita e alla fine rapita, quasi senza che lo volessi, facendosi scoprire nel tempo e amare a sua volta follemente. Tanto che ora non potrei più farne a meno.. Fisicamente il posto in cui mi ha incontrata è “Reggio Tv“, una tv locale della mia città, dove mi sono ritrovata per caso. È stata la prima palestra in cui ho imparato a far tutto, davanti alle telecamere e dietro le quinte.

Donna e giornalista… in Calabria, come si vive?
Di getto non posso che dire “male!”. Le opportunità che la Calabria offre, professionali e personali, sono davvero misere. Anche se non è una questione di genere, è così per chiunque, uomo, donna, anziano, bambino che sia… Certo, adesso, nella mia posizione di corrispondente di una testata satellitare qual è Skytg24, le cose per me sono decisamente diverse e positive. Ma per arrivare dove sono ho dovuto faticare parecchio.. Vivere da giornalista in Calabria è tutt’altro che una passeggiata. I posti di lavoro sono pochissimi e malpagati. Solo un infinito spirito di sacrificio e un’infinita passione possono sostenerti.

Quanto contano coraggio, passione e tecnica in ciò che fai?
Moltissimo. Il coraggio di prendere iniziative, di “buttarti” nella mischia e non tirarti indietro. La passione di cui dicevo prima, che non ti fa mai mollare, anche davanti agli ostacoli più insormontabili. La tecnica per rendere fruibile agli altri il tuo “prodotto”. E che è l’unica dei tre elementi che si può imparare se non ce l’hai…

Qual è l’aspetto più pervasivo della tua terra? E quale la ricchezza inutilizzata?
Beh, la risposta alla prima domanda è banale: la ‘ndrangheta, da intendersi, però, come problema culturale, come mentalità mafiosa, che pervade la Calabria e che è purtroppo ben più diffusa rispetto all’affiliazione vera e propria ai clan. Ma anche il senso di rassegnazione e l’assuefazione dei calabresi a tutto quello che non funziona, che non va… Ricchezza inutilizzata? Tutte: quelle naturali, che garantirebbero una rinascita economica attraverso il turismo e l’agricoltura, e anche i “cervelli”, che purtroppo sono in continua fuga. I calabresi arrivano a ricoprire i posti più prestigiosi in ogni settore, in Italia e all’estero, sono tra i più intelligenti e preparati, ma appunto devono di solito scappare dalla loro terra per poterlo dimostrare..

Un consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo del giornalismo d’inchiesta? Serve un buon maestro o bastano tanta passione e impegno?
Passione, impegno, spirito di sacrificio, forza di volontà, umiltà, determinazione, senso di responsabilità, ottimismo, studio, pazienza e onestà intellettuale. Basta solo questo…

Nel tuo ultimo libro “Non è un Paese per donne” scrivi assieme ad altre 13 co-autrici raccontando il nostro Paese. Perché l’Italia non valorizza il talento femminile?
Perchè è un Paese miope. Ma anche per una cultura maschilista millenaria che non può svanire in pochi decenni di emancipazione. Certo, a mio parere il ruolo della donna nella famiglia resta preminente e fondamentale, per la sopravvivenza stessa della specie e per la qualità della società. Non va snaturato. Ma neanche reso un handicap, un impedimento alla realizzazione personale. Va semplicemente valorizzato e ampliato, garantendo alla donna la possibilità di conciliare casa e lavoro, se lo vuole.

C’è forse bisogno di un coraggioso ritorno al femminismo, quanto meno come atto di promozione del genio della donna?
No, quale femminismo! L’era del femminismo è passata. Ha dato il suo innegabile contributo, ma ora sarebbe anacronistico. E per fortuna, dico io, perchè significherebbe che siamo ancora all’anno zero, alla contrapposizione dei generi. Che a me non piace. Serve invece una complementarietà, serve far capire che migliorare le condizioni della donna soprattutto sul lavoro significa sollevare le sorti dell’intero Paese, quindi dello stesso uomo. Quanto, poi, alla promozione del genio della donna, le migliori “promoter” di noi stesse siamo proprio noi stesse, sul campo..

Qual è lo stimolo che ti porta ogni mattina a svegliarti e a dare il 100% in ciò che fai?
L’appagamento quando penso di aver fatto il mio dovere e di averlo fatto al meglio delle mie possibilità, e il senso di responsabilità verso il pubblico che si affida a me come ai miei colleghi per essere informato e che, già solo per questo, ha il diritto di essere rispettato, di non essere tradito. Noi giornalisti abbiamo il dovere di essere corretti, onesti, imparziali, di spogliarci dalle nostre convinzioni, opinioni, ideologie per offrire solo informazione sui fatti. Altrimenti faremmo bene a scegliere un altro mestiere..

Che rapporto hai con i social media? Possono essere fonti attendibili per le notizie o solo uno spazio per un racconto “condiviso”?
Entrambe le cose. Sono importanti strumenti di condivisione, di emozioni e fatti, e sono anche fonti. Sull'”attendibili” però ci starei attenta. Sono spunti utili per apprendere possibili notizie, che però vanno sempre verificate e vagliate alla luce di molti altri elementi. L’attendibilità è una cosa molto delicata..

La tua miglior “idea”…
Seguire sempre e comunque il mio cuore, il mio istinto. E dire sempre la verità.

E parlando di Manuela Iatì donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
All’amore. E all’innamoramento. In senso lato. Per il mio uomo, per la famiglia, per gli amici, per quello che faccio, per la scrittura, per me stessa. Per la vita.

Infine, qual è la prima arma che usi per conquistare un uomo?
Manuela. Così come la vedi… sorridente, autoironica, indipendente, ma anche fragile e complicata. Come, credo, la maggior parte delle donne di oggi. Che, più che conquistare un uomo, credo abbiano il problema di come (e a costo di cosa) tenerselo…

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Elena di Cioccio: iena, ma non troppo…

Elena Di Cioccio (nata a Milano, 16 settembre 1974) sembra avere nella vita, leggendo la sua biografia, un obiettivo ben preciso: il mondo dello spettacolo. Prima gli studi di recitazione, poi cantante per una band e deejay per una radio locale. Fino ad arrivare nel 2004 in televisione, senza però abbandonare la radio (sono tante le sue collaborazioni con diverse emittenti nazionali). Il successo arriva quando nel 2007 diventa un’inviata de “Le Iene” il programma d’Italia Uno ormai cult per molti. Da questo momento è un susseguirsi di programmi e di volti, fino alla Maleducaxxxion condotto da Elena su La 7d in cui si parlava apertamente del tema tabù in Italia: il sesso, per di più visto non dagli uomini, ma finalmente, da noi donne. Infine, tra poco nelle sale ritroveremo la poliedrica Elena nel film “L’industriale” del maestro Giuliano Montaldo, con Pierfrancesco Favino. Insomma, una donna che sembra aver sempre saputo cosa fare da grande e che è “giunta a destinazione” grazie a tanta costanza, impegno e passione… Ecco a voi Elena Di Ciccio, che ci ha onorato concedendoci questa intervista esclusiva!

Elena Di Cioccio musica, spettacolo ed arte. Quale passione è arrivata prima?
La Musica per osmosi e discendenza: babbo e nonno musicisti. Prima il rock , che mi è entrato prestissimo nelle vene e ancora ne sono dipendente, e poi tutta la musica in generale.. tranne la tecno!

Da dietro le quinte a volto di una “spietata” Iena, com’è cambiata la tua vita?
E’ diventata sempre più frenetica ed incasinata, ma credo che anche senza “iene” sarebbe stata ugualmente movimentata. Sono ipercinetica e passionale quindi immagino che qualsiasi cosa avessi fatto mi avrebbe coinvolto completamente. Devo dire che mi sono tolta molte voglie creative con le iene.

Prima le Iene, poi il cinema, quindi un programma TV tutto tuo. Qual è stata la scelta più ambiziosa?
Quella di rimettermi a studiare recitazione un paio di anni fa. Avevo smesso di “nutrire” l’esperienza attoriale proprio con l’arrivo della TV una decina di anni fa; oggi lo studio mi aiuta a dare meglio forma alle mie idee mi fa scegliere con maggior chiarezza su cosa investire.

Un consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo dello spettacolo senza passare da uno dei tanti reality?
Urca! studio, lavoro, esperienza e faccia tosta. Nessuno ti regala niente, ma la preparazione ti offre diverse possibilità.

Quanto vale oggi il talento in TV, in ogni sua forma, per avere successo?
Mah… La Tv ha delle regole che prescindono dal talento. Se sei popolare e fai ascolto allora vale tutto,  e la nostra tv è piena di esempi così. Se insieme alla popolarità ci metti anche la sostanza allora cambia tutto. Diventi immune dal fattore “popolarità” .

Qual è lo stimolo che ti porta ogni mattina a svegliarti e a dare il 100% in ciò che fai?
Una volta era il divertimento e la gioia di esprimere, poi è diventato bisogno di affermazione, poi è arrivata la fase nera e asfittica del mantenere quel minuscolo frammento di popolarità, ed infine la fase migliore: l’entusiasmo e l’amore per l’arte.

C’è un lato nascosto di Elena che la TV non racconta o magari nasconde?
La profonda sensibilità e il sentirmi sempre inadeguata. Quando lavoro mi dissocio e riesco a fare e dire quello che voglio. Nella vita privata mi incasino che è una bellezza.

Elena Social: che rapporto hai con i social network, visto che li usi per raccontarti nel quotidiano?
Adoro il social network e lo uso da sempre. Solo FB è una recente scoperta; ero un po’ sospettosa e devo dire che oggi mi ci diverto un sacco. Anche quando sul mio “Official” mi arriva qualche pirlone polemico.

Amore, uomini, sesso… che posto hanno nella tua vita?
Amore, sesso e uomini.

La tua miglior “idea”…
Cambiare città poco più di un anno e mezzo fa e arrivare a Roma con lo spirito della “tabula rasa”. Rimettermi in discussione da capo, facendo tesoro del meglio e buttando dalla finestra le zavorre accumulate nel tempo.

E parlando di Elena Di Cioccio donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Al coraggio di scegliere anche quando costa molto fatica. A casa siamo teste dure e ci teniamo ai valori.

Infine, qual è la prima arma che usi per conquistare un uomo?
Sono un disastro con gli uomini, non so mai come comportarmi. La fatalona proprio non mi viene. Se provano a rimorchiarmi mi agito e finisco sempre per fare la buffona. Poi ci metto del tempo a raddrizzare la situazione.

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Cinzia Poli: un concentrato di genialità

Cinzia Poli è autrice per programmi radiofonici, una dei presentatori di Caterpillar AM su Radio 2, disegnatrice (vignette mai banali), commentatrice satirica… insomma, una donna eclettica e colma di creatività. E’ un vero piacere per noi poter ospitare questa sua intervista, che consente di cogliere sin dalle prime battute l’acume e l’essere fuori dagli schemi di Cinzia. Una donna davvero fuori dal comune, che vi porterà al termine dell’intervista a fare una bella risata, accompagnata da qualche riflessione non del tutto banale. D’altronde non è da tutti citare McLuhan, un uomo capace di vedere il futuro in anticipo e ciò dimostra di che pasta è fatta Cinzia. Bando alle ciance, vi lasciamo a questa splendida intervista.

 

Cinzia PoliCinzia Poli e la creatività, quando è nato questo rapporto?
Ricordo una grande luce, una sensazione di calore alla punta delle orecchie e…pam! Ero creativa. In realtà sono sempre stata una buffona, sin da piccola. Purtroppo ho capito solo tardi che potevo farci dei soldi.

Tu e la radio è stato colpo di fulmine?
La radio è sempre stata di sottofondo, come le compete. Ma prima di arrivarci sono passata dalla televisione. Ho lavorato parecchi anni nella redazione di un programma per bambini (Solletico, Rai1) e in quella di uno che girava con l’elicottero e atterrava solo per andare a pranzo (Linea Verde, Rai1). La radio però è stata la prima che mi ha dato la possibilità di fare l’autrice, e certe cose non si scordano.

Un consiglio per chi volesse diventare autrice e presentatrice di programmi radiofonici?
Leggere, informarsi, tenersi aggiornata. E poi ascoltare un po’ di radio.

Caterpillar, qual è il segreto alla base dell’alchimia che vi rende vincenti? E lo sdoppiamento di questa stagione è un punto di forza?
Questo devono dirlo gli ascoltatori, che ora hanno un Caterpillar ogni 12 ore! Per quanto riguarda la squadra del mattino, quella di Caterpillar AM, penso che le diverse competenze e le diverse creatività diano una somma non algebrica. Solibello è ancora più lucido nell’organizzazione complessiva del programma ma può permettersi di giocare a “Zombie nella nebbia” in onda, così come la scrittura poetica del sogno di Benedetta Tobagi non esclude il suo rigore nella rassegna stampa. Poi c’è Marco Ardemagni, che in brianzolo vuol dire “colui che può fare tutto, dal resoconto delle borse internazionali al sonetto monovocalico”. Io scrivo le battute, ma me la cavo anche con le scenografie. Quello che ci accomuna è che ci siamo simpatici anche alle cinque del mattino.

Credi che il Web nei prossimi anni cambierà il modo di fare radio?
Uhm, devo fare una dissertazione su McLuhan e “il medium è il messaggio”? Poi quando vi sveglio cosa volete per colazione? Mah. In sintesi direi che la radio può essere fatta solo in un modo, cioè bene. Con contenuti, idee, precisione tecnica e buona musica. Il resto, raffinatezze multimediali o meno, è un’approssimazione che viaggia in digitale o sulle onde medie, ma non è interessante.

Quanto vale oggi il contenuto o l’idea creativa, in ogni sua forma, per avere successo?
Una buona idea ha molte probabilità di avere successo, ovunque. Un successo senza idee ha invece molte probabilità di finire nel pomeriggio televisivo.

Su quale tema pensi che avrai sempre lo stimolo per una nuova “battuta”?
La politica è per me come l’agar agar per i batteri. Ci prolifero e ci sguazzo. Ah, le gioie che mi dà il PD!

Da “esperta”, qual è oggi il comico che legge meglio la realtà, creando personaggi, a tratti, sin troppo reali?
Il mio preferito in assoluto è Corrado Guzzanti. Non imita ma sublima lo spirito del tempo. E’ reale nel senso che è il re. Se qualcuna lo conosce, gli darebbe la mia mail?

La tua miglior “idea”…
I “segnali orari” con battuta dati in momenti imprevedibili mi soddisfano molto. Ma resto molto affezionata a dei radiodrammi comici a puntate che scrissi per l’estate di Radio2 qualche anno fa: “Uccelli di Rovereto” e “I trentatrè moschettieri”. Lo sceneggiato radiofonico è la mia massima aspirazione. Chissà, magari, da grande…

E parlando di Cinzia Poli donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Ho un coltellino svizzero con cacciavite e apribottiglia che mi rappresenta molto.

Infine, secondo te, qual è la prima arma per conquistare un uomo?
L’improvvisazione. E il coltellino svizzero di cui sopra.

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Mariafrancesca Garritano: fra danza, successo e femminilità

Quest’oggi a ridosso delle festività natalizie, per tutte le lettrici di PinkDNA, un’intervista speciale. Abbiamo l’onore di poter ospitare le parole di Mariafrancesca Garritano, conosciuta anche come Mary Garret. Mariafrancesca nata in Calabria, si trasferisce a Milano per seguire la sua passione: la danza. E come leggeremo dalle sue parole, non senza sacrifici e impegno raggiunge il suo obiettivo, di diventare “ballerina solista” e dunque protagonista in uno dei più famosi teatri del mondo come quello “Alla Scala” di Milano. Inoltre, con il suo libro “La verità, vi prego, sulla danza”  ha svelato tutte le insidie di un mondo così affascinante e coinvolgente, com’è quello della danza.

Mariafrancesca GarritanoMariafrancesca Garritano e la danza, quando è nato questo rapporto?
È nato da piccolissima, mia mamma mi portò in una scuola di danza a 3 anni, per gioco e per fare compagnia ad un’amichetta; col tempo l’amichetta si ritirò ed io decisi di restare! A 3 anni si gioca solo con la musica e con la completa libertà del corpo, non si può fare danza, ma la passione vera non tardò ad arrivare.

Perché Mary Garret?
Perché sin da piccola mi chiamavano tutti Mary (Mariafrancesca tutto attaccato è troppo lungo!) e dal momento che lo usai come nickname sul Web, ho pensato che andasse bene con il titolo del libro che ho scritto, che era di per sé già molto lungo!

Con il tuo libro sembri aver scoperchiato una pentola, che molto spesso si faceva finta di non vedere. Perché tanta ipocrisia nel mondo della danza?
Con il libro ho solo messo il mio la verità sulla danza vi pregopunto di vista a disposizione di chi fosse disposto, come me, a fare alcune riflessioni. Le reazioni sono molteplici perché non tutti abbiamo lo stesso vissuto. Perché, poi, si faccia fatica a parlare di cose per cui va di mezzo la salute delle persone, questo non lo comprendo ancora. Parlare di un disturbo fisico o mentale, qualunque esso sia, dà solo la possibilità di crescere, confrontarsi, sentirsi meno soli e accettarsi, che credo sia la cosa fondamentale per la sopravvivenza di una società.

Il segreto che ti ha portato a tagliare così tanti prestigiosi traguardi?
Posso dire di non avere dei segreti nascosti: ho sempre pensato che bisognasse credere fermamente in ciò che si fa, anche per passione, come la danza, nel mio caso. L’ho vissuta sempre come un mezzo per diventare una persona migliore, attraverso il quale hai la possibilità di metterti in gioco, di scoprire le tue debolezze, i tuoi pregi, il culto della buona salute, l’importanza dei gesti e, soprattutto, dei rapporti umani. Si entra in contatto con tante persone e si conoscono tutte intimamente, perché prevale il linguaggio del corpo e, se lo si conosce studiandolo e osservandolo, si può imparare molto da ciò che comunica. La danza è un’arte muta, ma sa parlare benissimo. Credo che in scena alla fine portiamo solo noi stessi e se ci dà la possibilità di farlo, chi ti guarda, percepisce sempre quello che tu ti porti dentro.

Un consiglio alle mamme e uno alle figlie?
Io sono l’ultima persona, forse, che può dare consigli: posso solo dire di non perdere mai il contatto con loro stesse e la propria dignità di esseri umani, in quanto donne, adulte o bambine che siano, la propria intima femminilità è la risposta a tutti i quesiti della vita. Non c’è nulla di più importante. La danza è solo un bagaglio da portare dietro come un comodo trolley, non come un pesante zaino sulle spalle!

Quanto è importante oggi il talento e quanto la grinta per avere successo?
Il successo non so se si  può misurare sulla quantità di volte in cui si va in TV, su un palco o sui giornali; credo che il vero successo, nella vita, sia viverla intensamente e secondo la Mariafrancesca Garritano danzapropria natura. Il talento, lo dico anche nel libro, può essere anche quello di avere il coraggio di vivere la propria vita nella sua normalità, anzi credo proprio che sia questo il risultato maggiore che si possa raggiungere. La società ci impone dei canoni, le scelte che fanno per noi, a volte, costringono implicitamente ad accettare questi canoni come esempi di talento, bellezza, successo… E ci dimentichiamo del valore reale di ogni singolo. Alla fine siamo ciò che facciamo, ma a volte non sappiamo nemmeno se ciò che facciamo è veramente ciò che vorremmo e dovremmo essere! Bisogna ricominciare a chiedersi queste cose prima di valutare il talento o il successo raggiunto, e per farlo ci vuole tanta forza di volontà. La grinta è un elemento fondamentale per mantenere vivo questo stato di cose, secondo me!

Cosa significa per te essere diventata una “ballerina solista”?
Significa tante cose: aver raggiunto un piccolo–grande obiettivo attraverso anni di duro lavoro, significa avere grandi responsabilità, professionali e umane, significa che ne è valsa la pena e che si può sempre migliorare, significa andare avanti sempre sulla stessa strada.

Quanto è importante avere dei buoni maestri in questo mondo?
È fondamentale. Credo sia la cosa principale. Un Bravo Maestro non si fa sfuggire nulla, ed una macchina sofisticata come quellaMariafrancesca Garritano danza intervista del corpo e della mente di un danzatore, ha bisogno solo ed esclusivamente di chi la sappia  “assemblare” “riparare” “perfezionare” “incentivare” in una parola: curare. Non si può fare questo da soli. Finché si è in attività, c’è sempre bisogno di qualcuno che ti segua e a cui affidarsi completamente.

E parlando di Mariafrancesca Garritano donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Se Dio vorrà, alla maternità, per quanto l’attività che svolgo non sempre si sposa perfettamente con questo desiderio, in una perfetta età biologica.

Infine, secondo te, qual è la prima arma per conquistare un uomo?
Perché ce n’è una?! Pensavo bastasse essere se stessi, nei rapporti, e il resto se deve arrivare… arriva!

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Intervista a Giovanna Griffo

Abbiamo il piacere di ospitare sulle nostre pagine una succulenta intervista a Giovanna Griffo, nota fotografa “romana”, che con il suo sito Max Artis ha praticamente rivoluzionato il mondo del Web dedicato alla fotografia in Italia. La sua passione per la fotografia come arte, e la sua capacità di far conoscere gli strumenti per rendere ogni scatto un qualcosa di unico, la rendono una delle fotografe più conosciute e stimate nel paronama nazionale e non solo.

Giovanna Griffo Autoritratto
Lo splendido sorriso di Giovanna in un autoritratto.

Giovanna Griffo, cos’è la fotografia?
La fotografia per me è una grandissima, immensa, devastante, sconfinata espressione della sensibilità, dell’amore per il mondo e la vita, della voglia di “sentire”, della capacità di emozionarci anche di fronte alle piccole cose della vita, di fermarci un attimo a guardare quei gesti sui quali nessuno si sofferma, sulla luce che nessuno si accorge ci accarezza, sulle forme che molti sottovalutano in quanti modi si sanno trasformare, sul guizzo di un istante che è vivo ed è reale solo in quel preciso istante temporale e che dopo un secondo già non esiste più. Amo la fotografia, sì l’amo. Amo quella sensazione che ti brucia dentro la testa per giorni magari, perchè hai un’idea che vuole venire al mondo, ma non puoi manipolarla prima, non puoi fare dei tentativi, non puoi accompagnarla per mano. Te la devi tenere in testa, fino alla fine, la devi coccolare molto tempo, le devi dare attenzioni, devi farla prima crescere dentro di te, e poi, nell’arco di un millesimo di secondo magari, darle la vita. La fotografia è diversa da tutte le altre forme d’arte creativa. In tutte le altre forme il processo è più lento, meno impulsivo, più metodico, più strutturato, ma nella fotografia… ci vuole una frazione di secondo per portarla alla vita, un tempo brevissimo per far nascere un’idea che chissà da quanto tempo custodivi nella testa. Ed è qui che nascono le tensioni, le frustrazioni, le fissazioni” perché quelle idee, quei desideri che vorresti portare nel mondo, stanno troppo bene dentro la nostra testa, e più ci rimangono e più diventano ingombranti, e più magari ci affezioniamo ad essi, e non vogliamo più lasciarli, ma far sì che continuino a crescere. E così accade, a volte, che dentro lo spazio di un click, si sprigionino tensioni, e dolori, e gioia, e sentimenti enormi, ci sentiamo più sereni, più sollevati perchè ora possiamo finalmente condividerli con qualcuno, guardarli ogni volta che lo desideriamo, e non aver più paura che possano svanire dimenticati proprio dalla mente che li ha generati. Niente come l’immagine è più sintetica e densa di messaggi che arrivano dritti come un fulmine, attraverso l’occhio di chi guarda, nella testa e nel cuore. Però per riuscire a far questo è necessaria una dote, rara, quanto preziosa: essere specchio del mondo e rendere il mondo specchio di noi stessi. Se ci riusciamo,  il mondo entra dentro di noi e ne fuoriesce ancora più ricco, più completo, più vero anche, e non c’è più distinzione fra vedere e sentire, il mondo parla attraverso te e tu parli attraverso il mondo”.

Come ha cambiato la tua vita l’incontro con questa grande passione?
L’incontro con questa grande passione è avvenuto quando ero ancora molto piccola e mi divertivo a seguire mio padre all’interno della camera oscura. Da allora sono stati piantati dei semini che non hanno mai smesso di germogliare e fiorire, rendendo la mia vita incredibilmente ricca, intensa e stimolante. La fotografia ti fa scoprire di essere in grado di vedere oltre il visibile, e di avere la capacità di vedere di più con un occhio solo invece che con due! La fotografia mi ha dato e continua a dare tanto alla mia vita, mi permette di conoscere il mondo e le persone, di scoprirlo e di viverlo in un modo infinitamente più vero ed intenso.

Donne e fotografia, connubio sempre più forte. Perché?

Secondo me le donne hanno una marcia in più come fotografe e non lo dico solo per fare una banale questione sessista. La donna ha da sempre, per retaggio culturale, una maggiore empatia verso il mondo e le persone, ed una capacità di relazionarsi più spontanea e naturale. Certamente non mi piace fare generalizzazioni, ci sono sempre le eccezioni a tutto, ma nella maggioranza dei casi le donne hanno una maggiore spiccata sensibilità che permette loro di entrare subito in sintonia con il soggetto della loro fotografia, creando una relazione speciale in tempi davvero rapidissimi. Basti pensare alla fotografia di ritratti familiari o di bambini che vede un numero sempre maggiore di donne fotografe che in questo particolare settore riescono ad esprimersi davvero con eccellenza e capacità.

Quando la fotografia diventa arte?
E’ indubbio che la fotografia sia un hobby popolare, un mestiere, un’attività commerciale per molti, una professione per alcuni, uno strumento per la scienza e, forse, una scienza essa stessa. Una volta si discuteva se fosse anche un’arte, ma credo che oggi il dibattito sia chiuso. L’uso dell’apparecchio fotografico non impedisce al fotografo di essere considerato un artista, proprio come l’uso della macchina da scrivere non squalifica il poeta o lo scrittore. Tuttavia la macchina fotografica, o la macchina da scrivere, non fanno l’artista: sono soltanto strumenti.

Riguardo poi la presunta oggettività della fotografia, vorrei citare Neil Leifer: “La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha.”

Non dimentichiamo che la fotografia è solo una parcellizzazione di ciò che stiamo osservando, un rettangolo bidimensionale all’interno del quale confluiscono le idee, la sensibilità, la cultura e la visione del fotografo. Nel momento stesso in cui il fotografo mette l’occhio nel mirino si compiono delle scelte: cosa viene incluso nel fotogramma e cosa no, cosa viene enfatizzato e cosa nascosto, e questo processo continua anche dopo, lungo il processo creativo di sviluppo e stampa dell’immagine. E’ quindi impossibile che la fotografia possa essere una documentazione oggettiva. E si può anche fare arte con la fotografia, perché l’artista è colui che è in grado di scorgere l’ordine nel caos, la bellezza nella banalità, mostrando il mondo in un modo in cui non era mai stato visto prima.

La foto preferita di Giovanna Griffo
Ecco lo scatto preferito di Giovanna Griffo. Splendido vero?

Qual è il tuo scatto preferito e perché? 
Penso che lo scatto preferito sia sempre l’ultimo che si riesce a cogliere, perché ogni volta si fotografa si scopre di avere la capacità di “vedere” un pochino di più. Ad ogni modo ho scelto questo ritratto che ho fatto al mio nipotino di 6 mesi. E’ sempre molto difficile fotografare i bambini piccoli perché sicuramente non si mettono in posa, ma è proprio questa sfida che permette di cogliere in loro delle espressioni così incredibilmente vere ed emozionanti che quando riesce a coglierne una ti sembra di avere avuto le chiavi del loro magico mondo.

Ti senti più autrice o protagonista delle immagini che scatti?
Direi entrambe le cose! Perché è vero che ne sono l’autore nel senso che sono colei che le crea e le concepisce, ma sicuramente anche protagonista perché le fotografie parlano moltissimo di noi, anche se non compariamo fisicamente all’interno dell’immagine. Si può leggere tanto del carattere, della cultura e della sensibilità di una persona semplicemente osservando una sua fotografia.

Un consiglio per una donna che vuole avvicinarsi alla fotografia.
Il mio consiglio è: osare e avere coraggio e determinazione! Le donne in fotografia sono molto poche, è un mondo a grandissima maggioranza maschile e questo potrebbe in qualche modo intimidire. Io penso che invece sia un elemento di vantaggio: essere donna nel mondo della fotografia significa distinguersi ed offrire un punto di vista diverso dall’universo monopolizzato dalle figure maschili, e questo potrebbe essere un grande valore aggiunto per chi cerca nella fotografia  “qualcosa in più”.

Maxartis.it è il tuo grande “figlio”, qual è la soddisfazione maggiore?
La soddisfazione maggiore di questo grande “figlio” è vedere come nonostante abbia solo 6 anni non va alle elementari, ma è già all’università! E’ diventato un punto di riferimento nazionale per chi cerca un sito davvero didattico dove poter imparare molto in modo gratuito. Una palestra efficacissima basata sul confronto onesto e costruttivo che ha fatto emergere moltissimi fotografi talentuosi. Quando riesci a trasmettere del vero valore, e senti che quello che fai è utile, quale soddisfazione maggiore?

Le foto è bello guardarle stampate o sul Web?
Il Web è uno strumento eccezionale per poter vedere e scoprire migliaia di fotografie ed autori bravissimi. E’ stata una vera rivoluzione che ha permesso a tanti di emergere e di crescere, ma se vogliamo parlare della sensazione di poter guardare una foto sul web o stampata, non c’è assolutamente confronto. La foto a monitor è una fruizione veloce, immediata, ma non di qualità. Purtroppo la visualizzazione dipende dal dispositivo usato e la foto potrebbe apparire drammaticamente diversa da dispositivo a dispositivo, nel bene e nel male. La stampa è l’unica verità. Rappresenta la vera natura della fotografia, il completamente del suo processo creativo che parte dal clic, proseguendo per lo sviluppo, per poi finalizzarsi nella stampa. Privarsene significa perdere una parte di ciò che la fotografia potrebbe esprimere.

E parlando di Giovanna Griffo donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Non rinuncerei mai alla fotografia! Si può essere donne, senza perdere in femminilità  anche in tenuta da fotografo, basta avere un valido assistente che si accolli tutta l’attrezzatura, e allora anche scattare con tacco 12 può essere facile! La mia fotografa preferita del passato, Margaret Burke White, non si presentava mai senza i suoi guanti rossi in tinta con scarpe e stola, una vera diva degli anni 30.

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Interviste

Sonia Milan: che reputazione!

Oggi su Pink DNA abbiamo il piacere di ospitare Sonia Milan, fondatrice del brand Opinity ed esperta di consulenza digitale per aziende e personaggi famosi. Si occupa di reputazione online, pr su Internet e gestione dei contenuti di siti Internet, ed è stata vincitrice del PWI 2011 per la sezione Copy-Writing. Ed in tutto ciò ha trovato anche il tempo per essere eletta come consigliere della Provincia di Verona tra le fila di Italia dei Valori.

 

Sonia Milan comunicatrice di natura?
Decisamente sì. Ho sempre avuto una grandissima propensione alla comunicazione in genere, anche se la consapevolezza l’ho raggiunta in età adulta. Il mondo della comunicazione può apparire ai non addetti ai lavori come un macrocosmo vacuo e dispersivo, ed effettivamente le sfaccettature sono molteplici. Per chi lavora in questo settore è fondamentale riuscire ad incunearsi in una delle nicchie offerte dall’ambiente, capire le proprie attitudini e non abbandonare mai la formazione. Difficile ma non impossibile.

Web reputation e reputazione reale, siamo già al punto d’unione?
Sì, ormai ci siamo. Il passaparola si è spostato sulla rete, i consigli per gli acquisti (e le stroncature di prodotti e servizi) viaggiano su forum, blog, community e siti internet. Le opinioni altrui sono a portata di click, a disposizione dell’intera comunità di naviganti in pochi secondi; una realtà con cui aziende e professionisti sono costretti ad avere a che fare e che non è più possibile ignorare. Il mondo dei professionisti, ad esempio, si sta adeguando a grande velocità: stanno nascendo servizi di recensione specifici per le partite iva (virtubuzz.com), dove i professionisti possono consigliarsi a vicenda i clienti e i fornitori migliori con cui lavorare. Un esempio di web che sta traslando dal 2.0 al 3.0.

Un consiglio per trasformare la propria passione in un lavoro “self-made”, come tu hai fatto con Opinity.it?
Nonostante la rete sia ormai il pane quotidiano per aziende, professionisti e consumatori, nella realtà l’uso della rete da parte delle persone è piuttosto basico: mail, navigazione, social network, chat. L’uso della rete in senso professionale è perlopiù sconosciuto e le aziende hanno sempre più bisogno di consulenti che abbiano competenze specifiche e che siano aggiornati; è finito il tempo degli “smanettoni” improvvisati e dei venditori di fumo, mentre è iniziata l’era degli specialisti in risoluzione dei problemi. Come trasformare una passione in un lavoro? Innanzitutto capire se questa passione può essere la soluzione ad un problema che hanno altre persone. Nel mio caso, ad esempio, mi ero resa conto che molto aziende si rivolgevano a rinomate web agency, pagavano decine di migliaia di euro per uno sfolgorante sito ricco di effetti speciali, ma nessuno aveva detto loro che il sito, per quanto bello, non avrebbe camminato da solo, non avrebbe portato automaticamente clienti solo grazie alla sua presenza in rete, non avrebbe garantito una buona reputazione all’azienda. Ho capito che c’era un vuoto di competenze e professionalità e che c’era la necessità di una nuova figura di raccordo, con competenze specifiche che spesso la web agency, troppo tecnica, non aveva. Quindi mettete in moto lo spirito di osservazione: la soluzione è sotto il vostro naso.

Social Media Marketing oggi e domani: cosa vedi nel futuro del Web?
Le statistiche ci dicono che Youtube sta scalando la classifica dei social media più utilizzati: attualmente è al secondo posto, dietro Facebook. Conoscere le dinamiche ed imparare ad usare al meglio questo canale deve diventare la priorità per i professionisti del web.

Sonia Milan, vincitrice PWI 2011
Sonia Milan, esperta di Web Reputation vincitrice PWI 2011

Credi anche tu, come molti esperti, che l’epoca dei blog (e dell’e-mail) sia ormai al termine?

No, non credo sia finita; piuttosto stiamo assistendo ad una loro evoluzione, all’integrazione del blog nei social media, all’utilizzo dei social per amplificare la diffusione del messaggio del blog. I punti cardine sono rimasti, ma sono aumentate le ramificazioni. Idem per quanto riguarda le mail: molti soggetti sfruttano il sistema di messaggistica offerto da Facebook, ma nel mondo lavorativo la mail classica la fa ancora da padrona.

Quanto vale oggi il contenuto o l’idea creativa, in ogni sua forma, per il successo di una campagna e di un’azienda?
Ne è il cuore pulsante e non si può prescindere da essa. Soprattutto, contenuto e idea creativa devono essere calibrati sul mezzo che verrà utilizzato per la loro diffusione. Pensiamo, ad esempio, al nuovo formato rich media, l’evoluzione del vecchio banner pubblicitario: i creativi si stanno scatenando per integrare queste nuove funzioni pubblicitarie all’interno dei siti internet, con risultati decisamente accattivanti e coinvolgenti.

Donne e reputazione: nell’era delle veline e delle olgettine, come si ricrea un immaginario femminile che rispecchi le vere donne italiane e le faccia sentire orgogliose?
Negli ultimi vent’anni abbiamo buttato alle ortiche l’immenso lavoro fatto dalle nostre mamme negli anni sessanta e settanta. Sono sconsolata, avvilita, delusa e tanto, tanto arrabbiata. Mi sono state offerte scorciatoie di ogni tipo; a volte, nel lavoro, non sono stata presa in considerazione proprio in quanto donna; durante una riunione di professionisti (ed io ero una di questi) mi è stato chiesto di andare a prendere il caffè: ero l’unica donna, quindi l’unica qualificata a farlo (se poi la donna in questione si perde passaggi importanti della riunione non è importante).

Dobbiamo alzare la testa ma, soprattutto, dobbiamo ripartire dall’educazione in famiglia: è un’impresa titanica, me ne rendo conto. In vent’anni, per quanto riguarda la figura della donna, siamo regrediti di almeno cinquant’anni. Una mia amica ha scoperto da poco di essere incinta; mi ha detto “speriamo sia maschio: voglio educare mio figlio all’amore e al rispetto per le donne. Se ci riuscirò avrò dato il mio contributo fattivo a migliorare la prossima generazione”.

Una domanda interessata, tre consigli per un sito che nasce oggi e vuole farsi conoscere dal proprio target.

1)      Specializzarsi: il web non è generalista, come la tv, ma restituisce successo nel momento in cui riceve contenuti specializzati. Diventa quindi fondamentale verificare l’operato dei concorrenti diretti per monitorare la loro offerta e provare poi a distinguersi offrendo servizi e notizie in grado di catturare l’attenzione.

2)      sfruttare gli opinion leader della rete, offrendo loro una parte del proprio spazio per dei contributi

3)      fare rete sfruttando i social network, anche in modo “aggressivo”; cercare e seguire su twitter le personalità che gravitano attorno al nostro target, commentare e pubblicare le notizie più importanti offrendo, possibilmente, link a nuove chiavi di lettura

4)      consiglio non richiesto: non essere timidi.

Che sensazione si prova quando si sente pronunciare la fatidica frase “The winner is…” seguita dal proprio nome, come è accaduto a te al PWI 2011?
Il panico assoluto. Ci speravo, anche se non osavo ammetterlo. Era un traguardo difficilissimo, già la finale era stata una grandissima soddisfazione. Sentire pronunciare il mio nome mi ha ripagata di anni di sacrifici (e qualche porta in faccia, ammettiamolo). Poi non ho mangiato per tre giorni: perfetto per la dieta.

E parlando di Sonia Milan donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
Alla mia indipendenza e alla stima di me stessa. Sembrano frasi banali e scontate, spesso sbandierate ma più spesso disattese. Stare bene con me stessa è requisito fondamentale per stare bene con gli altri.

Infine, secondo te, qual è la prima arma per conquistare un uomo?
Da single incallita e (un po’) disperata quale sono, temo di non avere una risposta convincente. Generalmente punto su un mix di simpatia e intelligenza (evitando di farmi vedere in pigiama alle otto del mattino: anche l’aspetto ha la sua importanza), qualità che non si possono inventare ma solo esaltare. A volte funziona, a volte no. E quando non funziona capisco che quello non era l’uomo per me.

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Le interviste di PinkDNA

Da oggi abbiamo il piacere e l’onore di ospitare, sul nostro blog, le parole e le interviste di alcune donne che grazie al Web, ma soprattutto grazie alla propria intelligenza e fiducia in se stesse sono riuscite a diventare “donne di successo”. Donne capaci di trasformare le proprie passioni in solide realtà, donne che devono insegnarci con i loro suggerimenti e con la propria storia, come realizzare i nostri sogni e arrivare laddove spesso pensiamo di non poter giungere. Insomma, delle interviste che, oltre che un po di curiosità sulle protagoniste, ci daranno qualche spunto per migliorare le nostre giornate, magari cambiare lavoro e creare una nostra attività, che finalmente ci soddisfi completamente e, infine, di confrontarci tra donne senza “schermi”. Insomma, speriamo questo confronto stimoli tutte noi a guardare al futuro con maggiore fiducia.

E per cominciare, come direbbe un editorialista di un quotidiano, abbiamo il piacere di ospitare sulle nostre colonne le parole di Chiara Maci (di Sorelle in Pentola), nota blogger culinaria che ha dimostrato il proprio talento e la propria passione anche in TV partecipando a Cuochi e fiamme di La7 e non solo… Visto che è in uscita il suo libro “In due c’è più gusto”.

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Chiara Maci e la sua cucina…

Chiara Maci e la cucina un rapporto d’amore?

Amore e non solo. Il rapporto Chiara-cucina è nato come un rapporto di folle passione (quindi di breve durata, pensavano in tanti…) ma si è trasformato in una scelta di vita radicale e ben ragionata. C’è sentimento e c’è lavoro costante, c’è voglia di scoperta e bisogno di condividere con gli altri la propria gioia. E’ amore, si, lo ammetto.

Dai fornelli alla tastiera, cosa ti ha fatto fare “clic”?

Sono sempre stata molto “tecnologica”, da brava ragazza cresciuta negli anni ‘90 adoro tutto ciò che ha a che fare con computer e software e, nonostante non abbia mai fatto corsi, mi piace sperimentare nuove tecnologie e nuovi programmi. La tastiera è diventata ad giorno d’oggi indispensabile non solo per chi con il pc ci lavora, ma anche per chi vuole informarsi, conoscere e “distrarsi” attraverso l’incontenibile mondo del web. In più il web ti permette di arrivare in pochi istanti ad un pubblico infinito…come rinunciarci?

Chiara Maci blogger di Sorelleinpentola.it
Chiara Maci, ormai possiamo dire con orgoglio volto noto della cucina italiana

In TV, sul Web e da ancor prima in edicola spopola la cucina, perché secondo te?

Perché oggi c’è la voglia di rimettersi in gioco. Qualunque sia la propria professione, la cucina è diventata una passione di uomini di mezz’età, di manager che si rilassano “tirando la sfoglia”, di business-woman che hanno deciso di non rinunciare a pasti sani e “genuini”. Non è più la sola casalinga che cucina. Il vero problema è l’avere poco tempo a disposizione e da qui la nascita di programmi dedicati alla cucina veloce, libri con ricette fattibili in 10 minuti, e siti con ricette facili e facilmente comprensibili da tutti.

Per parlare di cucina, meglio il Web o la TV? Dove nasce il vero confronto?

Il web rispetta i tuoi tempi. La tv no. Io trovo questa grande differenza fondamentale tra questi due strumenti importanti ed efficaci. Se io decido di imparare la ricetta della pasta frolla, digito su qualunque motore di ricerca la mia parola chiave e ho tutto il tempo necessario per leggere, imparare e iniziare a impastare. Ho visto diverse persone portarsi il pc in cucina e lavorare davanti a video ricette!

La tv ha invece la formula dell’intrattenimento che consiglia, diverte e permette di trascorrere un momento spensierato, trasformando la cucina in un attimo di “svago”. Basti pensare a Cuochi e Fiamme…in un’ora puoi divertirti, imparando le ricette dai concorrenti e lasciandoti consigliare dallo chef le ricette più “testate”!

Cosa significa oggi essere donna? E personaggio TV?

Essere donna vuol dire dover dimostrare che possiamo essere testa, prima che corpo. E’ assurdo parlare cosi’ nel 2011, quando l’emancipazione culturale dovrebbe aver raggiunto livelli sicuramente alti e ormai paritari con il sesso maschile. Eppure. E’ insito nella donna il voler dimostrare di essere all’altezza. E forse lo sbaglio è proprio qui. Ho conosciuto donne che si sono fatte in 4 per mandare avanti una famiglia e allo stesso tempo raggiungere alti livelli professionali, così come ho conosciuto donne realizzate nell’essere mamme a tempo pieno e donne disposte a tutto pur di arrivare ai vertici. Chi sbaglia? A mio parere, tutte. Bisogna partire da una giusta consapevolezza delle proprie capacità e impegnarsi affinchè queste siano riconosciute, sempre però rispettando noi stesse e la nostra vita. Mi rendo conto sia difficile, ma siamo noi stesse molte volte a dare un’immagine di noi sbagliata, perché o arriviste o fallite o “facili”.

Come personaggio tv, credo ancora non si possa e non si debba generalizzare. Credo però che le poche fortunate che hanno la possibilità di lavorare davanti ad una telecamera e quindi di essere modello per molte giovani ragazze, debbano dare un esempio. Di correttezza, decenza e moralità. Ma è un discorso difficile da farsi, con quello che si vede in televisione…

Hai fatto della tua passione una vera professione, un consiglio per le ragazze?

Io ho un motto, che mi ha accompagnato per anni e che tuttora seguo con fermezza: “se c’è un modo migliore per farlo, trovalo”. Il mio consiglio è di non accontentarsi e di avere sempre lo stimolo per la novità, la curiosità di imparare e l’umiltà per tenere i pieni ben piantati per terra. Sempre.

Ricevo centinaia di mail di ragazze pronte a mollare tutto per ricominciare, ma leggo nelle loro parole la voglia di cambiare vita, senza aver prima lavorato su se stesse e sul proprio obiettivo. Non si cambia lavoro perché ci si è stancati dell’attuale occupazione. Si cambia lavoro perché si ha bisogno di stimoli nuovi e si ha voglia di fare e di dare di più, in modo diverso.

Con queste premesse, tutti possiamo trasformare le passioni in professioni, a mio parere.

E qual è il menu del tuo futuro prossimo?

Eh, appunto. Non fermarmi. Io sono una persona slegata totalmente dalla stabilità, ho bisogno di viaggiare, scoprire e conoscere. E’ appena uscito il mio libro di ricette, quindi girerò l’Italia per promuoverlo, poi continuerò a lavorare come consulente di comunicazione food per le aziende, inizierò un progetto di scoperta delle origini dei prodotti attraverso gli occhi delle persone che davvero fanno il prodotto … e continuerò il programma televisivo. Insomma non avrò più un momento libero…meglio di cosi!

Occhi azzurri, curve sinuose e buona cucina: qual è la prima arma per conquistare un uomo?

La sensualità. Che non sono solo occhi, curve o cucina, ma un mix di amore per se stesse, sorriso sincero e voglia di stupirlo con ingredienti sempre nuovi.

(avviso che, essendo single, potrebbe non funzionare J)

E parlando di Chiara Maci donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?

Ad oggi non potrei mai rinunciare alla mia libertà, ai miei spazi e al mio lavoro. Mi permettono di sentirmi viva, entusiasta, fiera di me stessa.

Quando avrò una famiglia e dei figli, sicuramente le cose cambieranno e diventeranno loro la mia impossibile rinuncia..

Un’ultima domanda: tu sei il volto più conosciuto e speziato di un progetto, che condividi con tua sorella, com’è il vostro rapporto? E vi ha aiutato nel portare avanti Sorelleinpentola?

La forza mia e di mia sorella è il non volerci sovrapporre, ma riuscire a completarci, dandoci una mano a vicenda. Io sono l’esperta di marketing e di rapporti con le aziende e lei è la mamma a tempo pieno, sempre alle prese con nuovi libri di cucina. Ma entrambe ci fermiamo davanti alla cucina. E li ci sentiamo libere di sbizzarrirci e di creare, con i nostri tempi diversi e le nostre diverse peculiarità.

All’inizio non è stato facile, quando il blog è “scoppiato” in pochi mesi. Ma siamo state brave a consultarci e a capire i ruoli di ognuna. Bisogna dirlo, ci amiamo talmente tanto che sarebbe difficile non riuscire a lavorare insieme e soprattutto la gente lo percepisce attraverso i nostri racconti e il nostro blog. E questo è meraviglioso.

httpv://www.youtube.com/watch?v=NC2RVDJlvBs