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Tre donne nella nuova squadra di governo firmata Monti. Possiamo permetterci di sperare?

Quando la settimana scorsa, nei quotidiani italiani, cominciavano a girare le prime indiscrezioni su quali sarebbero stati i componenti del nuovo governo Monti, ho sentito una grande delusione: tutti anzianotti ma soprattutto tutti uomini.

ministre montiHo pensato: “Ecco, in questo Paese non cambia mai niente”. Cosa potrà mai cambiare se l’altra metà del cielo, che in Italia costituisce la maggioranza, non ha al governo chi la rappresenti (in maniera decente, c’è da aggiungere, considerata l’esperienza appena trascorsa). Tra l’altro ricordo che proprio poco tempo fa, a Rimini, si è tenuto un convegno, “Dal secolo breve al secolo delle donne. Risposte di genere al futuro dell’umanità”, dove si è insistito sulla necessità della presenza femminile nei luoghi decisionali della politica per un mondo più equo.

Poi, durante lo speciale Ballarò di sabato scorso, Concita De Gregorio ha espresso l’auspicio che il nuovo Presidente del Consiglio pensasse non solo di svecchiare la classe politica, ma anche di riservare qualche dicastero alle donne. Mi sono detta: “Le donne non stanno a guardare, si stanno muovendo, non accetteranno un esecutivo di soli uomini”. E infatti nei giorni successivi numerose associazioni femminili, prima fra tutte Se non ora quando, hanno fatto vari appelli a Mario Monti e al Presidente della Repubblica affinché  non ci si dimenticasse delle competenze femminili nella formazione del nuovo governo.

Anche se la nuova classe dirigente non gode di giovinezza, l’età media è 63 anni, porta con sé tre figure di donne di un certo spessore pubblico: Anna Maria Cancellieri, Paola Severino e Elsa Fornero. A loro sono stati assegnati ministeri importanti: quello degli Interni, nel primo caso, della Giustizia nel secondo e del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ultimo. Maria Serena Sapegno, a nome del comitato promotore di Se non ora quando, ha commentato così la notizia: “È un segnale di portata storica, un vero e proprio salto culturale, che accogliamo con grande soddisfazione. Non c’è un tema di quote rose, perché quello significa aggiungere ministeri, magari senza portafoglio, tanto per dare spazio/contentino alle donne, qui c’è la consapevolezza che non c’è niente di più normale che affidare ministeri chiave, come la giustizia e gli interni, a signore qualificate e autorevoli. Perché no? Solo in Italia sembra, e lo è oggi, una novità straordinaria.” Già, una novità straordinaria, nonostante le donne siano, come suggerito dalla stessa Sapegno e da tutti gli economisti, una risorsa economica e di competenza da valorizzare e proteggere.

Sono donne con un curriculum di grande peso, Anna Maria Cancellieri, Paola Severino e Elsa Fornero. E le rughe che segnano il loro volto sono i tracciati di una vita vissuta, sudata e amata.

Anche io vorrei fare un piccolissimo appello ma rivolto a direttamente a queste tre donne che ci rappresentano: “Non deludeteci, lasciateci viva, come lo è ora, la speranza, la sensazione che il cambiamento sia reale. Questa volta almeno. Ne abbiamo tanto bisogno”.

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