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Una nuova speranza per i fumatori incalliti: impulsi elettromagnetici nel cervello

Secondo i risultati di una nuova ricerca, i fumatori incalliti potrebbero dire addio al vizio della sigaretta, grazie a degli impulsi elettromagnetici nel cervello.

Uno studio israeliano ha scoperto che l’esposizione ripetuta ad una stimolazione elettromagnetica, ad alta frequenza, sul tessuto cerebrale, aiuta le persone a smettere di fumare, fino a sei mesi dopo il trattamento.

I fumatori avevano già provato una serie di trattamenti, dai cerotti alla psicoterapia, alimentando le speranze che la stimolazione cerebrale poteva essere una valida alternativa, per coloro che non erano, ancora, riusciti a liberarsi dal vizio.

Durante il meeting annuale della Society for Neuroscience a San Diego, Abraham Zangen, della Ben Gurion University, ha dichiarato che più della metà dei fumatori, sottoposti agli impulsi magnetici ad alta frequenza, ha smesso di fumare.

Il dottor Zangen ha dichiarato: “La nostra ricerca ci mostra che si può, effettivamente, essere in grado di annullare alcune delle modifiche cerebrali, causate dal fumo cronico. Sappiamo smettere-di-fumareche molti fumatori vogliono smettere o limitare, e questo potrebbe aiutare a porre un limite, nella prima causa di morti evitabili”.

L’ équipe del dottor Zangen ha reclutato 115 fumatori incalliti, di età compresa tra 21 e 70 anni, che avevano intenzione di smettere, ma che non erano riusciti nonostante due precedenti tentativi. I ricercatori hanno poi suddiviso i fumatori in tre gruppi: il primo è stato sottoposto ad una ripetuta stimolazione magnetica transcranica ad alta frequenza, il secondo gruppo ad una stimolazione a bassa frequenza, e il terzo gruppo ad un trattamento placebo per 13 giorni.

La stimolazione magnetica transcranica ad alta frequenza è una tecnica non invasiva, che utilizza campi magnetici, per stimolare grandi aree di neuroni nel cervello.

I ricercatori si sono concentrati sulla stimolazione della corteccia prefrontale e dell’insula, che sono le due aree del cervello associate alla dipendenza da nicotina.

I risultati sono stati sorprendenti! Quasi la metà – il 44 per cento – dei fumatori, che si sono sottoposti agli impulsi elettromagnetici, ha smesso di fumare, subito dopo i 13 giorni, e il 33 per cento ha continuato a non fumare anche sei mesi più tardi.

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Bellezza & Salute

Stop al fumo: si a gomma e cerotti, no alle sigarette elettroniche

Secondo delle nuove linee guida da parte di professionisti della salute, i fumatori dovrebbero ridurre le sigarette, se non riescono a smettere di fumare.

Il  National Institute for Health and Care Excellence (Nice) ha finalmente ammesso che, anche se smettere di fumare completamente sarebbe la giusta soluzione per la salute, molte persone non riescono a farne a meno.

È stata redatta la linea guida, per ridurre i pericoli connessi al tabacco, per le persone che lottano per liberarsi dal vizio. È anche la prima approvazione ufficiale dei prodotti contenenti la nicotina, che possono essere utilizzati dai fumatori, per ridurre la quantità giornaliera delle sigarette.

smettere di fumareLe linee guida si rivolgono soprattutto a quelle persone che non riescono a smettere di fumare, a coloro i quali vogliono limitare la loro dipendenza, senza rinunciare alla nicotina, e a quelli che vogliono ridurre il fumo, semplicemente.

Il professore Mike Kelly, direttore del Centro di Nizza per la Sanità Pubblica, ha aperto la conferenza stampa, riguardo la guida, con una citazione di Mark Twain: “Smettere di fumare è la cosa più facile del mondo. Lo so perché l’ho fatto migliaia di volte”. Prof. Kelly ha affermato che la guida intende promuovere la riduzione del fumo, con l’aiuto di prodotti alla nicotina,  come i cerotti e le gomme, per limitare i danni causati dal tabacco. Ha sottolineato che, mentre la nicotina è una sostanza “relativamente innocua”, vi è una mancanza di chiarezza sulla sicurezza della terapia sostitutiva della nicotina (NRT) e su quale sostanza effettivamente provoca la morte: “In parole povere, la gente fuma per la nicotina, ma muore a causa del catrame nel tabacco. Tuttavia, il tabacco da fumo crea un’elevata dipendenza, motivo per cui la gente trova così difficile smettere di fumare”.

Le sigarette elettroniche sono un’opzione sempre più popolare, nella terapia sostitutiva della nicotina, ma sono controverse perché non garantiscono la massima sicurezza e non sono ritenute molto efficaci. La preoccupazione sulle sigarette elettroniche si è scatenata a causa dei propellenti, utilizzati per produrre il vapore dei dispositivi, che potrebbero essere potenzialmente dannosi.

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Bellezza & Salute

Smettere di fumare aiuta le sane abitudini alimentari

Smettere di fumare non vuol dire per forza ingrassare. A dirlo non sono i medici ma gli economisti. Davide Dragone, dell’università di Bologna, Francesco Manaresi, dottorato all’Alma Mater ed ora ricercatore in Banca d’Italia, e Luca Savorelli – laurea a Bologna, dottorato a Siena, ora alla St. Andrews University, in Scozia – sono i vincitori di una borsa di ricerca dell’Associazione italiana di economia sanitaria finanziata dalla FarmaFactoring Foundation e hanno dimostrato che la riduzione del fumo, seguendo sane politiche salutiste, può essere anche un ottimo modo per perdere peso e combattere così anche l’obesità, altro grande male del nostro tempo.

Il calcolo, completamente matematico, che i tre giovani hanno fatto risponde al confronto tra un generale miglioramento della qualità della dieta e una riduzione del contenuto calorico del cibo consumato in rapporto con l’aumento delle accise sulle sigarette di 10 centesimi di dollaro. Oltre alle accise, anche i regolamenti antifumo hanno influito sulla riduzione del consumo di tabacco.

Lo studio ovviamente riguarda il territorio USA che si basa sui dati dell’agenzia americana Nhanes (il National Health and Nutrition Examination Surveys).

A quanto hanno valutato i tre ricercatori quindi, smettere-di-fumareil divieto di fumo nei locali pubblici, nei ristoranti soprattutto, ha significato un aumento delle cene fuori, una diminuzione del consumo di tabacco e una variazione, in meglio, della qualità del cibo consumata.

Sembra quindi che smettere di fumare diventi un proposito sempre più appetibile, per la salute, per la tasca e adesso anche per la linea!

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Vuoi smettere di fumare? Raggiungi l’obiettivo in 5 passi

Nonostante i fumatori siano consapevoli dei danni provocati dalle sigarette, e leggano ogni giorno la frase ammonitrice sui pacchetti “il fumo uccide”, per molti di loro la nicotina continua ad essere una dipendenza difficile da eliminare. Se sei tra queste persone e stai pensando di smettere, ma non sai come fare, leggi queste piccole accortezze per rendere questo pensiero una realtà sana sia per il tuo organismo, che per il tuo portafoglio.

Bisogna porsi degli obiettivi concreti, che realizzino il vostro desiderio:

1. Stabilire un giorno: il primo passo è quello di scegliere la data di inizio. Solo così si dimostra di avere davvero il desiderio di smettere di fumare;

2. Dire a tutti le proprie intenzioni: dire alla propria famiglia, amici e colleghi che si vuole smettere di fumare è un modo utile, per costruire una propria rete di sostegno e assumersi le proprie responsabilità. Sarà più facile contrastare le tentazioni, che sorgono quando i propri cari sono incoraggianti e ti sostengono. Un altro vantaggio si può trarre, parlando con chi ha smesso di fumare e imparare da loro. Essi possono fornire ottimi suggerimenti, che offrono una marcia in più;

3. Prevenire le sfide: smettere di fumare è smettere-di-fumare-come-faredifficile. Pertanto, bisogna prevedere e pianificare le sfide, che si affronteranno durante il periodo di astinenza. Un modo per farlo è quello di adottare nuove strategie, per evitare quelle situazioni, che scatenano la voglia di una sigaretta. Ad esempio, se si ha l’abitudine di fumare dopo pranzo o dopo il caffè, bisogna prendere altri abitudini, come una passeggiata;

4. Annullare la tentazione: un passo importante è quello di rimuovere le sigarette e altri prodotti di tabacco, da casa, dall’auto e da dove si lavora. Assicurarsi di non lasciare “tracce”, per eliminare ogni tentazione;

5. Parlare con uno specialista: avere suggerimenti da parte del dottore, su come smettere di fumare, può essere fondamentale. Non sei la prima persona a chiedere consigli, su come porre fine alla dipendenza dal fumo, e il tuo medico potrebbe avere molta esperienza a riguardo: potrebbe fornirti farmaci, per ridurre la voglia di sigarette e gestire i sintomi di astinenza.

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L’elettroshock per smettere di fumare: l’ultima frontiera della scienza

Tra sigarette elettroniche, cerotti contro il fumo e divieti a norma di legge, per i fumatori sono davvero tempi duri. E per fortuna, dice chi il fumo non lo sopporta affatto!

Tuttavia sembra che per i fumatori la situazione stia degenerando più in fretta di quanto non sembri. Nuove cure, che sfiorano la follia, si stanno cercando in tutte le università del mondo e a quanto pare la McGill University ha pensato di poter curare la dipendenza dal fumo con elettrostimolazioni.

Si tratta di un protocollo sanitario che agirebbe a livello neuronale per andare ad inibire quella parte del cervello che ‘desidera’ il fumo. Lo studio, preso sul serio e pubblicato su Pnas, dice che il desiderio che risiede in meccanismi bio-chimici del cervello è alimentato anche dal senso della vista, che a sua volta innesca il ricordo della sostanza e lo stimolo a replicare: la vista di sigarette, di una persona che fuma, o anche solamente il fatto che qualcuno possa offrirci una sigaretta può bastare a far aumentare il desiderio, portando in genere il fumatore ad assecondare la dipendenza.

Lo studio si è protratto per diverso tempo elettroshock smettere fumare ricerca scientificaconcentrandosi sull’analisi cerebrale di fumatori che nell’atto di fumare ‘accendevano’ una zona del cervello situata nella corteccia para-frontale, esattamente dove risiede il desiderio. Gli scienziati hanno così proposto di disattivare quella zona del cervello attraverso le stimolazioni elettriche e magnetiche.

La conclusione è davvero scioccante! In pratica si tratterebbe di piccoli elettroshock che servirebbero allo scopo; sembra quanto meno assurdo che una tale “terapia” venga di nuovo presa in considerazione, quando una volta era usata per “curare” i malati di mente.

Tuttavia questa procedura clinica è valida ancora solo in via teorica e non possiamo pensare che l’ambiente medico possa di nuovo permettere l’utilizzo di tale tecniche che si sono dimostrate in passato così nocive per il benessere dell’individuo.

 

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Smettere di fumare allunga la vita, lo dice l’Università di Oxford

E’ un comportamento sempre più biasimato, ma da sempre legale e socialmente accettato. Il fumo (di tabacco, si intende) è un vizio che fatica ad eliminarsi, nonostante la continua campagna a sfavore che ne fanno praticamente tutti: medici, insegnanti, tv e pubblicità.

A tutti i livelli e a tutte le età ci viene detto di non fumare, o di smettere di farlo ma, nonostante questo, il fumo continua a prolificare, soprattutto tra le donne.

Eppure i dati e i rilevamenti che vengono portati alla luce dalle ricerche ogni anno, sono sempre più chiari e portatori di “cattive notizie”. Le ultime nuove arrivano dall’Università di Oxford, che ha pubblicato i dati relativi ad una ricerca dal titolo “Million Women”.

Si tratta infatti di una ricerca condotta proprio su un milione di donne fumatrici volontarie, che sono state monitorate tra il 1996 e il 2005. Nell’arco di questi nove anni, i decessi legati a malattie causate dal fumo sono stati circa 66.000; contemporaneamente chi ha deciso e smesso di fumare ha registrato una diminuzione del 97% delle probabilità di incorrere in un tumore.

I calcoli legati alla qualità della vita e oxford fumo vita donneall’influenza che il fumo ha su di essa ha stimato che chi decide di smettere di fumare prima del 40 ha un’aspettativa di vita più lunga di 10 anni, premettendo sempre che è meglio non cominciare affatto.

Dati relativi al nostro paese invece hanno dimostrato che in Italia questo “vizio”, con le patologie ad esso connesse, causa circa 83.000 morti, delle quali la maggior parte sono donne.