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Bellezza & Salute

Ginecologi: confermato lo sciopero di 24 ore del 12 febbraio

La FESMED (Federazione Sindacale Medici Dirigenti) scende in guerra e decide di scioperare.

E’ infatti confermato lo sciopero di 24 ore che il sindacato ha indetto per il 12 febbraio 2013, che farà chiudere le sale parto e farà rinviare circa 1.100 interventi già programmati.

Lo scopo della protesta è semplice: il personale ospedaliero chiede “la messa in sicurezza dei punti nascita in tutto il territorio nazionale, il contenzioso medico-legale in campo sanitario, avanzando proposte per il suo superamento da adottare immediatamente dopo la formazione del nuovo Governo”, pretendendo a ragione di inserire i detti punti nei programmi elettorali dei candidati, che si contenderanno le poltrone nelle prossime elezioni.

Ovviamente lo sciopero non andrà ad intaccare quelle che sono le prestazioni indispensabili, garantite ai pazienti a norma di legge e di pronto soccorso.

L’attività di stop non riguarderà solamente sciopero ginecologi confermatole sale parto, con il conseguente slittamento degli interventi programmati, ma anche tutte le attività dei consultori familiari e degli ambulatori ostetrici del territorio che appenderanno gli strumenti al chiodo per un giorno, senza effettuare nessun tipo di esame di routine.

La protesta, pacifica e pianificata, potrebbe portare all’attenzione politica dei problemi che non sempre vengono messi in evidenza, ma che possono avere lunghi e pericolosi strascichi.

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Lavoro

La nuova retorica sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

La nostra Ministra Fornero, facente parte del ristretto gruppo delle donne occidentali giunte al potere, (delle quali vi parlerò in un altro articolo), insieme ad altri membri del Governo, continua a ripetere che l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori non deve diventare una battaglia ideologica.

Che è come dire, tu albero smetti di rivendicare di essere un albero. Tradotto, voglio dire che l’art.18, e l’intero Statuto dei Lavoratori, è nato proprio come battaglia ideologica. Ebbene sì. Cerchiamo di non farci deviare dai moti “contro-riformatori” della post-modernità, divulgati con una nuova retorica. In sostanza, il mondo possibile, che la classe politica italiana ed europea vuol far passare, non è l’unico mondo possibile e soprattutto non è necessario. Molte altre soluzioni di tipo economico vengono proposte da illustri economisti, ma queste vengono sistematicamente ignorate dai governanti.

Ma torniamo allo Statuto dei Lavoratori. Vi invito a leggere la pagina di wikipedia nella quale si fa un breve cenno alle premesse storiche, economiche e sociali, nonché agli autunni caldi e al percorso politico per arrivare alla formulazione e al riconoscimento dello Statuto.

Per comprendere un determinato fenomeno occorre sempre andare alle origini, così da avere il quadro completo della situazione e capire anche le implicazioni di determinate prese di posizione. Purtroppo, troppo spesso dimentichiamo le cose, il tempo e gli eventi ci travolgono e molte lotte, esperienze e vite passano come acqua che scorre, ma noi dobbiamo fermare il flusso delle cose che ci travolgono e osservare quell’acqua, perché è l’acqua che disseta molti di noi.

Per capire in quali condizioni versavano i lavoratori nel dopoguerra (per non parlare di prima della guerra) basta ascoltare le storie delle nostre nonne. I padroni facevano il bello e il cattivo tempo e i poveri sottostavano a qualsiasi trattamento, purché potessero portare a casa la pagnotta per i propri figli. I nostri genitori hanno fatto lotte durissime affinché venissero riconosciuti alcuni diritti fondamentali, quali orari di lavoro, condizioni di lavoro, età minima di accesso al lavoro, un minimo di ferie, la maternità, ecc. Ore di scioperi ad oltranza, con buste paghe dimezzate alla fine del mese, con la conseguenza che tutta la famiglia, moglie e figli di quei lavoratori che hanno lottato, ha pagato di persona per avere qualcosa di più dai padroni.

Da una parte c’era la povera gente, quella che lavorava e faticava per quattro soldi, dall’altra i padroni/borghesi che davano lavoro, senza badare troppo alle condizioni dei lavoratori, e nel frattempo si arricchivano. Certo, nulla di nuovo sotto il sole, il mondo è sempre stato diviso tra pochi potenti e la massa del popolo poveraccio, e forse sarà sempre così, ma è proprio per questo che la battaglia sull’articolo 18 è una battaglia ideologica, altro che se lo è!

E i potenti di oggi, i post-moderni, vengono a dirci: non facciamo dell’art. 18 una battaglia ideologica… come se la separazione tra padroni e lavoratori, tra potenti e popolo, tra ricchi e poveri, si fosse dissolta e ora vivessimo in un mondo senza contrapposizioni.

Si vuole fare passare l’idea che le ideologie siano morte, che con la fine della Guerra Fredda, con il crollo del muro di Berlino, non possiamo più parlare di ideologie e soprattutto di ideologie di Sinistra… quelle che fanno tanta paura ai capitalisti/padroni. Infatti, sono proprio questi ultimi, (ben rappresentati nell’attuale Governo “tecnico”, ma anche prima di questo) che vogliono spazzare via l’aspetto ideologico, perché sono i primi a sapere molto bene che di ideologia si tratta.

I padroni post-moderni con una nuova retorica vogliono farci credere che determinare soluzioni nell’ambito del lavoro (e in altri ambiti) siano le uniche necessarie in un mondo globalizzato. Ma il mondo globalizzato gestito da un capitalismo finanziario proprio non funziona. E questo mal funzionamento è sotto gli occhi di tutti.