Categorie
Lavoro

Condominio: da domani scatta la riforma

Domani, 18 giugno, entrerà in vigore la riforma del condominio. Una riforma che interessa la vita di circa 30 milioni di italiani e di alcune migliaia di amministratori condominiali. La riforma del condominio è stata approvata ed è legge dello Stato, si poteva fare di più? Molto probabilmente sì. In realtà è solo un “restyling” di quelle che erano le norme che già disciplinavano il condominio.

La Legge è la 220 dell’11 dicembre 2012, “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”, approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica. L’intento della riforma è quello di gettare solide fondamenta normative nel settore a di cercare di rendere concrete le decisioni più recenti della Corte di Cassazione in materia condominiale.

condominioIndubbiamente le novità ci sono e la maggior parte di queste riguardano gli Amministratori di condominio in carica e gli adempimenti che dovranno assolvere al momento dell’entrata in vigore della Legge di riforma.

Le principali modifiche implicano di:

Costituire il registro di anagrafe condominiale (art. 1130, n. 6, c.c.) richiedendo ai condomini le informazioni necessarie a tal fine: generalità dei singoli proprietari e dei titolari di diritti reali (es.: usufrutto, uso, abitazione, servitù, superficie) e di diritti personali di godimento (es.: locazione, comodato), comprensive del codice fiscale e
della residenza o domicilio; i dati catastali di ciascuna unità immobiliare; “ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza” (come testualmente recita la legge);

Costituire il registro di nomina e revoca dell’amministratore (art. 1130, n. 7, c.c.) annotandovi il proprio nome e cognome, la data di nomina, nonché gli estremi del decreto in caso di provvedimento giudiziale. Ove si tratti di società andrà indicata “la sede legale e la denominazione” (art. 1129, secondo comma, c.c.);

Costituire il registro di contabilità (art. 1130, n. 7, c.c.) per l’annotazione “in ordine cronologico, entro trenta giorni da quello dell’effettuazione,” dei “singoli movimenti in entrata ed in uscita” (precitato art. 1130, n. 7, c.c.);

Allegare al registro dei verbali delle assemblee il regolamento di condominio, ove esistente (art. 1130, n. 7, c.c.);

Aprire, ove non si fosse ancora provveduto, un conto corrente bancario o postale intestato al condominio (art. 1129, settimo comma, c.c.).

 

 

Categorie
Da DNA a donna

Vescovi tedeschi: sì alla pillola del giorno dopo, in caso di stupro

Dopo le dimissioni di Benedetto XVI l’attenzione sulla Chiesa Cattolica è tornata altissima, poiché tra pochi giorni si dovrebbe celebrare il conclave che decreterà chi sarà il nuovo Papa. E oggi dalla Germania arriva una notizia che desta scalpore, ma che pone la chiesa (tedesca per lo meno) in una posizione più attenta a quanto accade nella società odierna.

Vescovi_Pillola_StuproInfatti, la conferenza episcopale tedesca, presieduta da monsignor Robert Zoellitsch si è pronunciata sull’utilizzo della pillola del giorno dopo. Ciò è accaduto dopo diverse proteste di donne, che violentate non hanno ricevuto supporto e la somministrazione della pillola del giorno dopo dalle strutture che fanno capo alla Curia tedesca.

Ciò ha aperto un forte dibattito in Germania, sia tra i vertici ecclesiastici che tra i fedeli. Ed oggi arriva la notizia che nei casi in cui l’ovulo non sia stato ancora fecondato, in caso di stupro è possibile utilizzare la pillola, poiché la vita si crea solo dopo la fecondazione dell’ovulo. Una prima apertura, che sicuramente farà discutere, ma che finalmente riconosce il diritto di una donna che ha subito una violenza sessuale di fermare una gravidanza indesiderata. Vedremo quali saranno le reazioni della Chiesa Italiana a questa presa di posizione della Conferenza Episcopale Tedesca, ma di sicuro la capacità di lettura dei vescovi tedeschi, ritenuti riformatori, sembra essere di gran lunga superiore a quella dei vertici ecclesiastici del nostro Paese.

 

Categorie
Lavoro

La nuova retorica sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

La nostra Ministra Fornero, facente parte del ristretto gruppo delle donne occidentali giunte al potere, (delle quali vi parlerò in un altro articolo), insieme ad altri membri del Governo, continua a ripetere che l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori non deve diventare una battaglia ideologica.

Che è come dire, tu albero smetti di rivendicare di essere un albero. Tradotto, voglio dire che l’art.18, e l’intero Statuto dei Lavoratori, è nato proprio come battaglia ideologica. Ebbene sì. Cerchiamo di non farci deviare dai moti “contro-riformatori” della post-modernità, divulgati con una nuova retorica. In sostanza, il mondo possibile, che la classe politica italiana ed europea vuol far passare, non è l’unico mondo possibile e soprattutto non è necessario. Molte altre soluzioni di tipo economico vengono proposte da illustri economisti, ma queste vengono sistematicamente ignorate dai governanti.

Ma torniamo allo Statuto dei Lavoratori. Vi invito a leggere la pagina di wikipedia nella quale si fa un breve cenno alle premesse storiche, economiche e sociali, nonché agli autunni caldi e al percorso politico per arrivare alla formulazione e al riconoscimento dello Statuto.

Per comprendere un determinato fenomeno occorre sempre andare alle origini, così da avere il quadro completo della situazione e capire anche le implicazioni di determinate prese di posizione. Purtroppo, troppo spesso dimentichiamo le cose, il tempo e gli eventi ci travolgono e molte lotte, esperienze e vite passano come acqua che scorre, ma noi dobbiamo fermare il flusso delle cose che ci travolgono e osservare quell’acqua, perché è l’acqua che disseta molti di noi.

Per capire in quali condizioni versavano i lavoratori nel dopoguerra (per non parlare di prima della guerra) basta ascoltare le storie delle nostre nonne. I padroni facevano il bello e il cattivo tempo e i poveri sottostavano a qualsiasi trattamento, purché potessero portare a casa la pagnotta per i propri figli. I nostri genitori hanno fatto lotte durissime affinché venissero riconosciuti alcuni diritti fondamentali, quali orari di lavoro, condizioni di lavoro, età minima di accesso al lavoro, un minimo di ferie, la maternità, ecc. Ore di scioperi ad oltranza, con buste paghe dimezzate alla fine del mese, con la conseguenza che tutta la famiglia, moglie e figli di quei lavoratori che hanno lottato, ha pagato di persona per avere qualcosa di più dai padroni.

Da una parte c’era la povera gente, quella che lavorava e faticava per quattro soldi, dall’altra i padroni/borghesi che davano lavoro, senza badare troppo alle condizioni dei lavoratori, e nel frattempo si arricchivano. Certo, nulla di nuovo sotto il sole, il mondo è sempre stato diviso tra pochi potenti e la massa del popolo poveraccio, e forse sarà sempre così, ma è proprio per questo che la battaglia sull’articolo 18 è una battaglia ideologica, altro che se lo è!

E i potenti di oggi, i post-moderni, vengono a dirci: non facciamo dell’art. 18 una battaglia ideologica… come se la separazione tra padroni e lavoratori, tra potenti e popolo, tra ricchi e poveri, si fosse dissolta e ora vivessimo in un mondo senza contrapposizioni.

Si vuole fare passare l’idea che le ideologie siano morte, che con la fine della Guerra Fredda, con il crollo del muro di Berlino, non possiamo più parlare di ideologie e soprattutto di ideologie di Sinistra… quelle che fanno tanta paura ai capitalisti/padroni. Infatti, sono proprio questi ultimi, (ben rappresentati nell’attuale Governo “tecnico”, ma anche prima di questo) che vogliono spazzare via l’aspetto ideologico, perché sono i primi a sapere molto bene che di ideologia si tratta.

I padroni post-moderni con una nuova retorica vogliono farci credere che determinare soluzioni nell’ambito del lavoro (e in altri ambiti) siano le uniche necessarie in un mondo globalizzato. Ma il mondo globalizzato gestito da un capitalismo finanziario proprio non funziona. E questo mal funzionamento è sotto gli occhi di tutti.

Categorie
Lavoro

Riforma del lavoro: tra Governo e sindacati è quasi rottura

Anche l’incontro di stamane tra Elsa Fornero e i rappresentanti delle maggiori sigle sindacali sembra non aver portato al raggiungimento di un’intesa per quanto riguarda l’ormai “mitologica” riforma del mercato del lavoro. Sembra, infatti, che quell’accordo vicino fino a qualche giorno fa, persino per stessa ammissione di Susanna Camusso, segretario della CGIL, durante la sua apparizione in TV su La7  sia nelle ultime ore letteralmente sfumata.

Riforma del lavoroCosì, si moltiplicano gli appelli al dialogo su tutti i fronti, ma sembra che Emma Marcegaglia, ormai agli ultimi giorni del suo mandato come Presidente di Confindustria, in primis e a seguire i sindacati non abbiano proprio intenzione di deporre le armi davanti all’apporto di modifiche all’articolo 18. Infatti, i motivi di scontro principali per cui è intervenuto prima il Presidente del Consiglio Mario Monti e poi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, definendo “Il 2012 un anno difficile”, sono tutti legati alle tutele in merito di licenziamento e agli ammortizzatori sociali, di cui al momento sembra non ci siano le coperture finanziare, almeno pari a quelle richieste dalle tre sigle sindacali: CGIL, CISL e UIL.

Nel pomeriggio il confronto fra Governo e parti sociali è ripreso, ma alla speranza di Monti che questo sia l’incontro decisivo si contrappongono le informazioni che trapelano dai vertici CGIL che parlano di rottura vicina, il che farebbe saltare il tavolo, anche se il Governo sembra intenzionato a tirare avanti per la sua strada anche senza il “sì” dei sindacati.

Vedremo se le trattative di questa sera porteranno finalmente ad un accordo o metteranno la parola fine a quella che sembra, ormai, una telenovela che non si fa di certo mancare i colpi di scena. Quello che è certo, è che da questi incontri dipende il destino di milioni di lavoratori e lavoratrici italiani, oltre che dei giovani che al mondo del lavoro ultimamente non si riescono nemmeno ad affacciare.