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Arte e Cultura

196 anni fa moriva Jane Austen, la mamma di Mr. Darcy

Ricorre oggi il 196esimo anniversario della morte di Jane Austen, la scrittrice britannica più nota e amata nel mondo. Con la sua penna, la Austen è diventata uno dei più grandi esponenti della letteratura preromantica europea, lasciando al mondo dei capolavori letterari ineguagliabili.

Ultima di otto figli (sei maschi e due femmine lei compresa) Jane crebbe in un ambiente stimolante e culturalmente vivace; il padre, pastore anglicano, la spinse a studiare francese e un po’ di italiano, leggendo Walter Scott, Henry Fielding e George Crabbe. Fino ai 25 anni rimase a casa, poi nel 1783, con la sorella Cassandra, andò a studiare a Oxford e a Southampton.

E’ questo il periodo in cui la Austen conobbe Thomas Langlois Lefroy, giovane e nobile nipote di loro vicini che venne ritenuto, dai parenti di lui, troppo nobile per frequentare Jane, che vide sfumare così un eventuale e sembra desiderato matrimonio.

La fama della Austen è indissolubilmente legata ai suoi romanzi, solo sei, ma che con forza e inesorabilmente hanno condizionato la visione del mondo, e delle relazioni interpersonali, di jane austen anniversario morte oggimolte lettrici. Quante di noi sono afflitte dalla maledizione di Mr. Darcy? Quante cercano in continuazione un uomo che possa anche solo rivaleggiare con la perfezione del personaggio maschile protagonista di Orgoglio e Pregiudizio?

I personaggi ironici e intelligenti, le storie a lieto fine e una scrittura articolata e personalizzata fanno dei romanzi della Austen del classici senza tempo, da leggere e rileggere, con un occhio anche alle numerosissime trasposizioni cinematografiche e televisive di cui sono stati oggetto.

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Cinema

Lotta all’ultima Fiction: Mr. Darcy o Eric Northman?

La scorsa settimana si è concluso il Roma Fiction Fest 2012, l’appuntamento annuale che offre la Capitale per un riepilogo di quante e quali serie TV ci accompagneranno durante l’anno.

Com’è noto, la serie TV è un oggetto strano con mille sfaccettature, e ad essa appartengono esempi come I Cesaroni o anche lo Sherlock della BBC.

Questo basta a capire quanto sia ampia come categoria. Presentati a questo piccolo ma importante Festival anche la quinta stagione di True Blood, la saga televisiva sui vampiri per eccellenza, e una nuova serie della BBC intitolata Ripper Street, che racconta delle indagini di un ispettore londinese che qualche anno prima dei fatti raccontati, si occupò delle indagini sugli omicidi di Jack lo Squartatore.

A presentare entrambe le serie sono arrivati a Roma i due protagonisti: da una parte lo svedese Alexander Skarsgård che come ben si sa, in True Blood interpreta Eric Northman, dall’altra Matthew MacFayden, protagonista di Ripper Street e straordinario interprete di Mr Darcy nell’ultima trasposizione cinematografica di Orgoglio e Pregiudizio diretto da Joe Wright.

La cosa sorprendente è che se per il biondo Alexander quelli del Festival sono stati giorni di delirio e di bagni di folla, per Matthew è stato possibile girare per l’Auditorium quasi in incognito, effetto dovuto sicuramente alla diversa popolarità degli show e quindi degli attori.

Il fatto però può dirsi sorprendente soprattutto perché la tendenza a privilegiare l’oscuro e maligno sta sempre di più invadendo la fascia teen della popolazione mondiale. Attenzione però, non si vuole far qui un discorso moralista, ma semplicemente si vuole porre l’accento su un dato di fatto, da un punto di vista che non è mai stato sfiorato dal fascino del male. Mi spiego meglio: in tutti le serie TV, i libri, le saghe, i film che mi sono imbattuta, ho sempre preferito i “buoni”, a discapito, ovviamente, dei “cattivi”.

Il buono è rassicurante e fedele, nel caso del Mr Darcy scritto da Jane Austin e interpretato da McFayden, anche burbero ma integerrimo e straordinariamente romantico. La domanda che mi sorge spontanea è: perché le nuove generazioni apprezzano così poco il “bene”? Perché sono affascinate del macabro, dai vampiri, dalla turpitudine? Siamo d’accordo che il mistero affascina, ma è poi indice di una visione serena della vita? Probabilmente la ricerca spasmodica di proibito, di mistero, sono il sintomo di un malessere che spinge i più giovani a fuggire dalla normalità e da ciò che è rassicurante, come se fossero cose noiose e facili.

Sarebbe invece importante far capire ai giovanissimi, ma anche ai più grandi, che se alcune cose non sono in noi, non le troveremo mai fuori di noi, anche a costo di cercare per una vita intera, accorgendoci poi solo alla fine che infondo Mr. Darcy non era tanto male e chiedendoci perché abbiamo seguito così spasmodicamente un Eric che non ha fatto altro che succhiarci il sangue.

Io faccio parte del club Darcy; a costo di sembrare bigotta o noiosa, lo ammetto, perché chi mi definisce tale non ha ancora imparato ad apprezzare il valore dell’emozione provata, e non inseguita.