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#EuresTag – La nuova app del Ministero del Lavoro sfida #Ruzzle

Il lavoro si sa, nel nostro Paese sta diventando quasi un bene di lusso. Sembra non esser fatto per tutti, che sia abbiano competenze, professionalità, esperienza o meno, è comunque il sogno che persiste in cima alla lista dei desideri di giovani, e ultimamente, di molti meno giovani.

Con le frontiere aperte e l’Europa a disposizione di tutti, allora, la ricerca del posto di lavoro si è estesa anche ai Paesi vicini, sperando diano maggiori opportunità d’impiego. Per molti, unico grande limite, è la conoscenza delle lingue straniere. Ma non è solo la lingua differente a decretare l’assegnazione del posto di lavoro all’estero.eurestag 2 eurestag 1

Fondamentale importanza riveste lo studio delle interrelazioni tra la popolazione, lo stato e il territorio ospite; in poche parole, un minimo di conoscenza della geografia politica delle Nazioni europee in cui ci si avventura.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha preso la palla al balzo ed ha lanciato un gioco di abilità che mette alla prova la conoscenza dell’Europa. L’app si chiama EuresTag.

E’ creato da Eures, il Portale Europeo della Mobilità Professionale, che offre un aiuto concreto a chi cerca lavoro in Europa. Giocare è semplice: individua sulla scacchiera il nome del Paese dello Spazio Economico Europeo scorrendo con il dito in tutte le direzioni e in entrambi i sensi. Nella schermata successiva avrai 1 minuto per trovare le 9 parole legate al Paese selezionato (capitale, moneta, piatto tipico…).

L’applicazione, purtroppo, è ottimizzata solo per iPhone 5 e richiede iOS 5.0 o successivi. Siamo in attesa di provarla sugli altri smartphone!

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Lavoro nei Call Center: il Ministero sostiene l’attività ispettiva

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scorso 2 aprile, ha emanato una circolare importante per accompagnare l’attuazione di recenti, rilevanti novità normative, fornendo chiarimenti operativi fondamentali. In particolare ha precisato i limiti di applicabilità del lavoro a progetto nel settore dei call-center, limiti prevalentemente legati alla introduzione di corrispettivi minimi per i lavoratori impegnati in tale settore.

Nello specifico, con Circolare n.14 del 02 aprile 2013, il Ministero chiarisce che il compenso dei suddetti lavoratori non potrà essere inferiore, a parità di tempo della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali, applicati a figure analoghe, per competenza ed esperienza, al collaboratore a progetto.

Ministero sostiene l'attività ispettivaIl Ministero ha affrontato il problema delle attività di vendita diretta di beni e di servizi. Mentre le figure degli agenti e rappresentanti sono in qualche modo tutelate dal Codice Civile in primis ed in altre fonti normative, ai lavoratori operanti nel settore dei call center si applica per lo più la prassi amministrativa. Per questo motivo la circolare ha innanzitutto definito le diverse attività outbound come quelle “nell’ambito delle quali il compito assegnato al collaboratore è quello di rendersi attivo nel contattare, per un arco di tempo predeterminato, l’utenza di un prodotto o servizio riconducibile ad un singolo committente“, rispetto a quanto avviene nell’inbound, in cui “l’operatore non gestisce (…) la propria attività, né può in alcun modo pianificarla giacché la stessa consiste prevalentemente nel rispondere alle chiamate dell’utenza, limitandosi a mettere a disposizione del datore di lavoro le proprie energie psicofisiche per un dato periodo di tempo“.

Così il Ministero ha chiesto al personale ispettivo di “verificare l’esistenza di postazioni di lavoro attrezzate con appositi dispositivi che consentano al collaboratore di autodeterminare il ritmo di lavoro“. Da ciò si evince che il collaboratore può essere considerato autonomo a condizione che possa “unilateralmente e discrezionalmente determinare (…) la quantità di prestazione da eseguire e la collocazione temporale della stessa”, deve quindi poter decidere, nel rispetto delle forme concordate di coordinamento, a) se eseguire la prestazione ed in quali giorni; b) a che ora iniziare ed a che ora terminare la prestazione giornaliera; c) se e per quanto tempo sospendere la prestazione giornaliera.

Non c’è ancora una specifica contrattazione collettiva, ovvero alle attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound, ma in attesa della sua determinazione, la tipologia contrattuale applicabile nel frattempo è quella relativa alle retribuzioni minime previste dai rapporti di collaborazione, ferma restando la natura autonoma: “in assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell’attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto”.