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Gossip

Drew Barrymore sulla maternità: la perfezione è avere dei figli

Ha iniziato, da giovanissima, la sua carriera ed ha avuto un passato turbolento, con dipendenze da droga e una serie di relazioni fallite. Ma ora la vita di Drew Barrymore si è completamente trasformata, dal momento che ha trovato una stabilità familiare con il suo compagno Will Kopelman e sua figlia Olive.

E l’attrice lo rivela nell’intervista del numero di dicembre di “Women’s Health”; Drew Barrymore appare, in splendida forma, sulla copertina della popolare rivista femminile, con una larga canotta glitterata, che maschera ogni segno della sua seconda gravidanza. La bella attrice completa l’outfit, con un paio di jeans strappati e un cardigan di un verde pallido, guardando divertita verso l’obbiettivo della fotocamera.

Nell’intervista, Drew Barrymore discute della sua nuova linea di cosmetici “Flower”; afferma: “mi piace avere una mia linea di bellezza, perché è così intrinsecamente femminile ed è una celebrazione drew barrymoredelle donne. Penso a mia figlia e come sia speciale fare qualcosa di così creativo e stimolante”.

L’ex star bambina rivela di come le sue priorità siano cambiate, ora che ha una famiglia, affermando: “essere mamma è al primo posto – è il numero uno…non bisogna essere, necessariamente, perfetti quando si cresce dei figli. La perfezione è già avere dei figli”.

Nonostante la promozione della sua linea di cosmetici, l’attrice ricorda ai suoi fan che “la felicità è il miglior make-up”.

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Lavoro

Lavoro e gravidanza: rimettersi in gioco dopo la maternità si può!

Il mondo del lavoro sta attraversando un momento non proprio semplice. La crisi si fa ancora sentire e nonostante i telegiornali in tv annuncino momenti migliori e di ripresa, resta il fatto che trovare un impiego non è cosa semplice.

Questo lo è ancor di più per noi donne dopo una maternità. Capita spesso, infatti, che si perda un lavoro a causa della gravidanza e riuscire poi a rimettersi in gioco non è propriamente una cosa semplice. Sia per l’attaccamento a volte troppo forte che una madre instaura con il proprio figlio e sia perché diviene difficile reinserirsi nel mercato del lavoro.

La paura di rimettersi in gioco, quindi, passa anche dalla difficoltà nel relazionarsi nuovamente con datori di lavoro e bacheche di annunci, centri per l’impiego e viaggi stressanti a destra e a manca per l’Italia.

In realtà alcuni di questi problemi sono facilmente raggirabili. Ovviamente non parliamo di quelli più personali e legati all’attaccamento con il proprio figlio, quello è uno stadio di separazione che ogni madre deve metabolizzare con il tempo. Parliamo, invece, di quegli aspetti legati alla ricerca del lavoro e al rimettersi in gioco.

Grazie ad alcuni portali Web, infatti, queste attività vengono ufficio lavoro scrivania ginocchiarese più comode e semplici: basta un clic per scorrere centinaia di proposte di lavoro ed entrare così in contatto con i datori non rappresenta un problema. Ovviamente è bene fare una cernita ed evitare di rivolgersi a piattaforme che non diano le garanzie appropriate.

Fra i portali più seri e affidabili rientra, ad esempio, Experteer: un ottimo punto di riferimento per chi si vuole rimettere in gioco e dedicato a persone che hanno già alle spalle una certa esperienza lavorativa.

Scegliere la le tante proposte sarà semplice e potremo filtrare le ricerche per stipendio, paese, distanza e altro ancora.

Insomma: rimettersi in gioco nel mondo del lavoro, dopo una gravidanza, non è facile.. ma si può! Dobbiamo solo avere la forza di volontà per farlo e magari sfruttare i nuovi sistemi che il Web ci offre.

 

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Musica & Spettacolo

Pink: la maternità ha cambiato la sua vita!

Lei è famosa per la sua personalità forte, tanto da essere etichettata come la bad girl del pop. Ma Pink ha, recentemente, rivelato un aspetto della sua persona decisamente inaspettato: ciò che le preoccupa maggiormente, nella sua vita, è essere una buona madre. La 33enne, il cui vero nome è Alecia Beth Moore, dichiara che se un domani i suoi soldi e la sua fama svanissero, non sarebbe la fine del mondo.

Nell’intervista su GQ Australia, la cantante parla apertamente della sua maternità e della sua musica; Pink rivela che è molto importante l’empatia e che le parole delle sue canzoni provengono dal suo vissuto personale.

La cantante ha dichiarato di essere molto felice, in questo momento, ma è “esausta”: “sono a volte molto triste, guardo le news in tv, ho un padre malato per l’esperienza di Agent Orange, mia nonna è morta da poco, e ho amiche che sono mamme single”. Ma ciò che rende le sue giornate migliori, è sua figlia Willow, 2, che ha pink maternità willowavuto dal compagno Carey Hart e afferma: “lei è la cosa più bella, che mi potesse accadere. Non volevo figli. Ero terrorizzata. Il rapporto che avevo con mia madre era burrascoso, a volte”.

Nonostante i traumi della sua infanzia, Pink ha trovato forza nella maternità: “Willow mi ha fatto capire che andrebbe tutto bene, se lasciassi tutto. E se non fossi più “Pink”, mi sentirei orgogliosa di quello che ho fatto. Andrebbe tutto bene, avrei più figli, mangerei più cheesecake, andrei sulla bici e mostrerei il dito medio alla gente”.

È proprio vero che un bambino cambia la vita di una persona – ma Pink mantiene, pur sempre, il suo lato da bad girl!

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Lavoro

Inps: congedo obbligatorio e facoltativo per i neo papà

Alla nascita di un figlio, il padre lavoratore dipendente usufruirà di un congedo obbligatorio (di solo 1 giorno) e di un congedo facoltativo, in alternativa al congedo di maternità della madre (di 2 giorni). E’ quello che istituisce l’Inps nella circolare n. 40 del 14/03/2013, avente come oggetto la Legge 92/2012 (riforma del mercato del lavoro), precisamente l’articolo 4, comma 24, lettera a): diritto del padre al congedo obbligatorio e al congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre.

Spettano al padre (anche se adottivo o affidatario), entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio, congedo obbligatorio e congedo facoltativo in seguito ad eventi quali parto (anche se prematuro, in questo caso solo per la madre potrebbe slittare il termine di inizio del congedo obbligatorio), adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013. Naturalmente nei casi di parto plurimo, la durata dei congedi non subisce variazioni.

congedo obbligatorio padreIl congedo obbligatorio del padre è aggiuntivo a quello della madre, ha durata un giorno ed è fruibile durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o anche successivamente purché entro il limite temporale sopra richiamato. Il congedo facoltativo, invece, è legato al congedo di maternità in quanto i giorni presi dal padre (1 o 2 al massimo) vengono scalati dal congedo della madre che così facendo anticipa il termine dello stesso. Anche in questo caso è fruibile dal padre in contemporanea alla madre.

L’Inps destina al padre lavoratore dipendente, per i giorni di congedo, un’indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione ordinaria a carico dell’Istituto di previdenza, ma anticipata dal datore di lavoro in busta paga, ovviamente previa comunicazione scritta con un anticipo di almeno quindici giorni, destinata all’azienda, in cui si indicano la data presunta del parto e le date in cui si intende fruire del congedo. Sarà compito dei datori di lavoro informare l’Inps delle giornate di congedo tramite il flusso mensile Uniemens.

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Gossip

Shakira la maternità la fa bella: seno esplosivo e viso rilassato

Da quando ha partorito il piccolo Milan, nato dall’amore con il difensore del Barcellona Gerard Piqué, Shakira ancora non era stata avvistata in pubblico, fatta eccezione per lo scatto postato da lei stessa su Twitter subito dopo il parto per presentare il neo-arrivato in famiglia. La pop-star sudamericana ha sempre avuto splendidi fianchi, ma un décolleté molto asciutto. Beh a vedere le foto che la ritraggono nella sua prima uscita post parto, non è più così.

Shakira_hot_senoInfatti, la bella e sensuale Shakira visitando la mostra dell’amico fotografo Jaime de Laiguana, ha sfoggiato grazie ad una scollatissima magliettina nera curve da paura. Un seno esplosivo che ovviamente non passava inosservato, merito della maternità. Da notare che eccetto che per il le curve al posto giusto, Shakira era in splendida forma e con il viso molto rilassato. Una splendida mamma per il piccolo Milan ed una donna che diventa sempre più affascinante, che il compagno Piqué dovrà marcare molto stretto!

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Cinema

Evan Rachel Wood in attesa del primogenito di Jamie Bell

Fiocco da neonato in casa Bell-Wood! Arriva infatti la notizia che molto presto i giovani sposini Jamie Bell e Evan Rachel Wood diventeranno genitori per la prima volta.

Per chi non li conoscesse bene, questi due giovani attori, entrambi 25 anni, hanno alle spalle una storia abbastanza strana. Lui è il bambino prodigio di Billy Elliot, attore di discreto talento visto poco in pellicole di grande notorietà, poiché si dedica principalmente al teatro e di recente protagonista di Tin Tin di Steven Spielberg in cui la motion capture nasconde il suo viso.

Lei è invece una ex adolescente turbolenta, che ha attraversato diverse storie atipiche per poi approdare alla rassicurante compagnia di Bell. La sua bellezza e il suo talento sono noti a tutti nel mondo del cinema, la ricordiamo soprattutto Accross the Univers, The Wrestler e Le Idi di Marzo.

La Wood e Bell si sono incontrati per la prima volta nel 2005, sul set del video musicale dei Green Day per la canzone Wake me up when september ends. I due hanno intrecciato una relazione giovanile, subito troncata. Nel frattempo ognuno ha fatto la propria strada e lei ha avuto relazioni con noti uomini dello show biz come Marilyn Manson e Michey Rourke.

Incontratisi di nuovo a fine 2011, i due si sono rimessi insieme e ad ottobre 2012 si sono sposati in gran segreto. Adesso le bella coppia di star aspetta il loro primo erede! Non c’è che dire, ci è voluto un po’, ma poi l’amore ha trionfato, ed ore Jamie e Evan possono festeggiare la loro felice vita insieme.

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Amore

Predictor Fertility: l’alleato per affrontare serenamente la maternità

Quando siamo certe di una relazione e da tempo conviviamo con il nostro amato partner, è naturale che lentamente nella nostra mente si insinui quella dolce e rosea idea di avere un bambino.

Un processo naturale e un desiderio, che noi donne già sentiamo con il sopraggiungere dei 25/30-anni e che rappresenta un passaggio fondamentale da intraprendere con la persona giusta.

Tuttavia non sempre volere un bambino significa riuscire a concepire una creatura, non è così automatico. A volte, infatti, può essere necessario più tempo del previsto, per una serie di circostanze che possono variare di caso in caso e di coppia in coppia.

Ciò che dobbiamo tenere a mente, comunque, è che concepire un bambino rappresenta un’esperienza importantissima e disegna una tappa fondamentale nella vita di una donna e del suo partner. Perciò è necessario intraprendere quest’esperienza con la più grande serenità di cui si dispone, senza lasciarsi prendere da sentimenti di sconforto, ansia o nervosismo e ricordando che si è sempre in due a incamminarsi lungo il percorso della gravidanza.

Il passaggio successivo è la conoscenza del proprio corpo. Da una parte e dall’altra, è bene riconoscere che, se il concepimento tarda ad arrivare, ci può essere qualche accortezza da tenere e un passo o due in più da compiere insieme, per raggiungere il sogno di un bambino.

Ecco perché può essere utile avere un piccolo aiuto come Predictor® Fertility, che ci sostenga e accompagni in questo dolce percorso.

I nuovi Predictor® Fertility sono  dei test di fertilità Femminile e Maschile, molto semplici da utilizzare e ideali per chi desidera un risultato rapido da consultare nell’intimità del proprio giaciglio coniugale.

Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di capire quali siano le finalità dell’uno e dell’altro test.

Il test di fertilità femminile serve a valutare lo stato della fertilità di noi donne e può essere usato in ogni fase del ciclo (preferibilmente dopo l’ovulazione); si basa sulle urine e dà i suoi risultati in un tempo di 5 minuti.

Il test di fertilità maschile, invece, serve per valutare lo stato di fertilità dei maschietti e va utilizzato 3 giorni dopo l’ultima eiaculazione; si basa sullo sperma e dà i suoi risultati in un tempo di 5 minuti.

Ovviamente è bene ricordare che, in ogni caso, i test Predictor non vanno a sostituire il parere del medico e sono soltanto degli utili alleati per la gravidanza, che misurano i principali indicatori (ma non tutti) di fertilità.

Infatti, quando si incontrano dei problemi, è bene considerare che ci sono differenti domande da porsi. In primis da chi e da cosa  possano dipendere eventuali ritardi nel concepimento. In realtà la statistica ci dice che le percentuali fra uomini e donne sono praticamente uguali. Le difficoltà nel concepire sono riconducibili: per il 36% alle donne, per il 35% agli uomini, per il 16% ad entrambi e per il 13% a cause non chiare.

E allora come fare ad individuare le soluzioni? È bene ricordare che la fertilità si riduce con l’età e di conseguenza anche l’efficacia che possono avere i relativi trattamenti da utilizzarsi.

Rivolgersi ad un medico e chiedere il suo consiglio, diviene una scelta da non rimandare. Infatti un dottore specialista o ginecologo sarà certamente in grado di indicarci i corretti esami di accertamento da eseguire, per raggiungere una corretta diagnosi del problema.

A questo punto potremmo chiederci quali siano i principali problemi di fertilità per la donna e per l’uomo.

Fra quelli femminili rientrano i problemi ormonali o dell’ovulazione. Se la riserva ovarica è bassa (ad esempio a causa dell’età), se abbiamo una menopausa prematura o se siamo affette da un malfunzionamento dell’ipotalamo, l’ovulazione diventa difficile e di conseguenza questo si riflette su alcuni livelli ormonali (come l’ormone follicolostimolante, FSH che il test Predictor Fertility Femminile va a rilevare. E’ uno degli ormoni che il corpo femminile impiega per regolare il ciclo e produrre gli ovuli maturi nelle ovaie).

Dal punto di vista maschile, invece, le cause possono essere riconducibili ad un basso numero di spermatozoi nel liquido seminale, che comporta un abbassamento delle possibilità per uno spermatozoo di riuscire a fecondare l’ovulo (la concentrazione dello sperma è l’indicatore della fertilità maschile che il rispettivo test Predictor Fertility va ad individuare).

Insomma, è chiaro come il mondo della fertilità rappresenti davvero una dimensione complessa e quanto sia fondamentale intraprendere il cammino della gravidanza insieme al proprio partner.

Quindi avere un alleato come Predictor Fertility, che ci dia la possibilità di eseguire un primo screening sullo stato della fertilità nella sicurezza e tranquillità delle nostre mura domestiche, può essere davvero un aiuto in più per affrontare serenamente il concepimento.

 

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Da DNA a donna

Save the Children racconta le “Mamme nella Crisi”

I dati riportati a galla da Save the Children, riguardanti il mercato del lavoro e le donne negli ultimi due anni, sono a dir poco allarmanti. La nota Onlus, infatti, approfondisce la difficile situazione in cui vertono le mamme italiane lavoratrici in questo periodo di cambiamenti sociali e profonda crisi economica.

Nel dossier presentato lo scorso settembre a Roma, “Mamme nella crisi“, illustra con dati alla mano, la grave condizione delle donne lavoratrici. Negli ultimi anni sono 800 mila le interruzioni di lavoro forzate in seguito ad una gravidanza e 2 donne su 3, con figli, è a casa disoccupata in cerca di lavoro. Il tasso di occupazione è intorno al 50% per le donne senza figli (al di sotto della media europea che è pari al 62%), ma già al primo figlio scende gradualmente al 45%, al 40% poi dal secondo figlio. Inoltre l’Italia è il Paese che investe meno di tutti, in Europa, in infrastrutture e attività di cura e intrattenimento, per i più piccoli e più in generale per le famiglie.

E di questa drammatica situazione ne risentono soprattutto i bambini poiché circa il 23% è a rischio povertà, dato che sale in picchiata se la mamma è single.

Insomma, c’è bisogno di un cambiamento radicale, innanzitutto culturale, poi economico. Una donna, al giorno d’oggi, non può essere costretta a scegliere tra il lavoro e la famiglia: perché non può avere entrambe le cose? Non sono poi così incompatibili….

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Bellezza & Salute

Settimana mondiale dell’allattamento 2011. Un libro digitale per le mamme

In occasione della settimana mondiale dell’allattamento, le associazioni che operano a favore dell’allattamento materno, tra cui La Leche League, hanno prodotto un libricino digitale per diffondere una cultura dell’allattamento priva di pregiudizi e falsi miti. Titolo della pubblicazione: “Allattamento: bada a come parli e bada a come scrivi! Perché quello che dici e scrivi fa cultura!”.

Obiettivo dichiarato dalle autrici è quello di diffondere “un messaggio chiaro, fondato sulla realtà e sulla fisiologia, rispettoso dei sentimenti sia delle mamme che allattano sia di quelle che non allattano; un messaggio che […] contribuisca a cambiare positivamente la cultura dell’allattamento”.

mamma allattamentoApro una parentesi per ammettere che non ho ancora letto il contenuto della pubblicazione, ma essendomi già più volte occupata in altri contesti di allattamento materno mi sento in qualche modo autorizzata a trattare il tema.

Perché la necessità di realizzare un elaborato sull’allattamento? In questo momento storico l’allattamento al seno sembra andare per la maggiore: per effetto delle azioni dell’OMS, così come di associazioni, enti e movimenti, negli ultimi anni pediatri e personale sanitario dei reparti di maternità di molti ospedali raccomandano alle puerpere di allattare al seno. Tutto ciò ha provocato un gran parlare di latte materno, purtroppo non sempre in maniera corretta, creando nel contempo una sorta di pressione sulle mamme che non desiderano allattare il proprio bambino e scatenando le critiche di una certo gruppo di femministe, prima fra tutte Elisabeth Badinter.

La studiosa interpreta le spinte all’allattamento mamma e bimboal seno come un sintomo del  ritorno dell’ideologia dell’istinto materno: “Il discorso dominante le richiama senza sosta ai propri doveri, ovvero alla propria natura. In questa stessa ottica abbiamo visto rispuntare il dovere dell’allattamento”. Non voglio qui approfondire e discutere la posizione di Badinter che, questo sì lasciatemelo dire, mi sembra piuttosto esagerata e mal posta. Ciò che mi preme sottolineare, invece, è che se le donne, tutte le donne, fossero ben informate sull’allattamento potrebbero sentirsi davvero libere di prendere decisioni sul metodo di alimentazione del loro bebè; e, nel caso optassero per l’allattamento naturale, su come approcciarsi ad esso.

Sarebbero insomma messe nelle condizioni di fare una scelta consapevole, qualunque essa sia, e di interpretare in maniera corretta le svariate situazioni che il mondo dell’alimentazione infantile può presentare loro, sollevandole così da eventuali sensi di colpa (per non voler allattare al seno, per esempio) o di inadeguatezza (per non avere abbastanza latte, altro esempio).

Per questo la pubblicazione mi sembra un’ottima e necessaria azione. Per questo desidero comunque concludere ricordando che l’allattamento al seno è molto più di una semplice questione nutrizionale: esso esprime un processo biologico perfetto dell’organismo femminile.

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Da DNA a donna

Medicalizzazione della maternità: tranquillità o ansia?

Quando, un anno fa, mi sono occupata di medicalizzazione della maternità e del rapporto che intercorre tra gravidanza vissuta come “malattia”, paura e tassi di fecondità, non sapevo che da lì a poco sarei rimasta incinta né tanto meno che avrei sentito sulla mia pancia ansie che non immaginavo, considerate “cose delle altre”, che non mi appartenevano.

A suon di inquietudine che sbatteva da una parete all’altra del mio cervello, ho fornito a me stessa la prova provata che l’esperienza supera di gran lunga la teoria.

Nella mia ricerca avevo accolto la tesi dello statistico Roberto Volpi (2007), secondo cui la medicalizzazione della maternità è uno dei principali motivi per cui oggi le donne la considerano complicata e pertanto fanno meno figli. A dimostrazione della sua ipotesi, Volpi porta l’esempio della Toscana, distintasi tra il 2005 e il 2006 per i migliori servizi di tutela alla maternità ma anche per il più alto tasso di denatalità del Paese. Non mi interessa qui discutere sulla relazione tra medicalizzazione della maternità e scarso numero di nascite, ma fermarmi a riflettere su quanto un’eccessiva attenzione medica alla gravidanza possa portare un surplus di ansie alle future madri anziché tranquillizzarle, minando al contempo la loro autonomia.

donna incinta Che la medicalizzazione della gravidanza sia in aumento ce lo confermano i dati: in Italia, ad esempio, la percentuale di donne che si è sottoposta a più di 7 ecografie è passata dal 23,4% degli anni 1999-2000 al 29% tra il 2004 e il 2005.

A me non succederà!”, dicevo, “Farò solo le tre ecografie gratuite previste”. Macché! L’inciampo si è presentato da subito quando la mia ginecologa mi disse che era molto importante eseguire una primissima ecografia (non prevista) per verificare che la gravidanza non fosse extra-uterina.

Mio Dio! Che ansia! Non avevo considerato questo rischio”. L’ho fatta quell’ecografia, la consigliava Lei… Ma l’ansia vera mista ad impotenza è arrivata quando mi è stato chiesto se volevo sottopormi al bitest. “Il bitest?” L’esame da effettuarsi tra l’11° e la 13° settimana di gestazione (bisogna decidere in fretta!) per valutare una probabilità statistica  ˗non diagnosi!˗ di anomalia cromosomica del feto. Si limita a suggerire, riporto le parole del foglio informativo, in caso di positività, l’eventuale necessità di effettuare test più diagnostici, ecc.

Non avevo considerato neppure questa possibilità. Donna incintaUn figlio affetto da anomalie cromosomiche! E pensare che da quando so della gravidanza ho sempre avuto la netta sensazione che il mio feto fosse legato alla vita con le unghie e con i denti. Che fare? Cosa devo fare?”. “Lo fanno tutte, è consigliato”, mi dicevano in molti. “Fallo”. “E poi? E se la statistica mi parla di un alto rischio di anomalia? Mi devo sottoporre ad un altro esame. E poi?” Tante domande che non facevano che aumentare le mie ansie. “Vedrai che sarai più serena dopo che hai fatto il test”. Ma io ero già tranquilla! Sentivo, sapevo che potevo stare tranquilla.

Alla fine, dopo tanto ragionare, ho preso con fatica la mia decisione, ma solo mia, non condizionata piuttosto confrontata con il mio compagno. Ma intanto una bella dose d’ansia era stata inghiottita. E, pur grata alla ricerca medica per tutti i progressi raggiunti, mi chiedo: “Non sarà un po’ esagerato questo gran affidarsi alla medicina? Dove sta il limite oltre il quale la medicalizzazione non dispensa più serenità ma solo ansie inutili?” Non lo so, in ogni caso rimane nell’aria un senso di insicurezza che le donne, uniche vere protagoniste dell’esperienza di gestazione, vivono quando vengono messe (ma sono abituate a questo!) nella condizione psicologica di non disporre di loro stesse attraverso un controllo esterno, più o meno diretto.