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Bellezza & Salute

L’odore dei bambini aiuta le mamme a superare il post-parto

Il post-parto è il periodo più difficile a cui una mamma possa andare incontro; la realizzazione di avere un figlio a cui badare, la paura di non farcela, di essere incapaci ed inadeguate

neonatoIl terrore di compiere fatali errori che possono arrecare danni alla vita stessa del bambino mette poi ansia e pressione alla neomamma che può “perdersi” anche nella cosiddetta depressione post-parto.

Un nuovo studio, però, sostiene che la chiave per aiutare le mamma nei primi mesi dopo il parto è proprio l’odore dei propri bambini. I ricercatori dell’Università di Nagasaki in Giappone hanno portato avanti un esperimento con 38 donne, ad ognuna di loro sono stati fatti annusare lembi di tessuto indossati da bambini con soli quattro giorni di vita, indumenti indossati da uomini adulti ed abiti mai indossati. Durante l’esperimento olfattivo, tra l’altro. delle macchine hanno seguito passo passo  l’attività celebrale, in particolare quella della corteccia prefrontale in cui nasce il pensiero.

Il risultato? L’attività celebrale delle donne cambiava notevolmente nel momento in cui entravano in contatto con il tessuto impregnato dell’odore di neonato. Lo studio, pubblicato sulla rivista Chemical Senses, sostiene dunque che il cervello femminile potrebbe subire dei cambiamenti dopo la nascita di un figlio e sono proprio gli odori degli infanti, sostengono i ricercatori, a far aumentare nelle madri la volontà di avvicinarsi ai loro bambini. L’odore dei neonati sembra essere un vero e proprio stimolante che allontana la mamma dall’ansia, dallo stress e a volte anche dalla lieve depressione.

 

 

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Bellezza & Salute

Trend Mamme: essere belle prima e dopo il parto si può!

Si vocifera che direttamente da Londra sia in arrivo, in Italia, una tendenza riguardante le mamme in attesa o coloro che hanno appena dato alla luce un bebè. In molti, infatti, puntano il dito sull’ultimo trend tutto al femminile, definendolo addirittura una follia.

A fomentare gli animi ci ha pensato Coleen Rooney, moglie del fuoriclasse del Manchester United Wayne Rooney, la quale, subito dopo il parto, ha postato su Twitter una foto che la immortalava in uno dei momenti più belli della sua vita. Cosa c’è di strano, vi starete chiedendo?

Assolutamente nulla, se non fosse per il fatto che la Signora Rooney, vantasse un look da urlo e una forma strepitosa: sopracciglia perfette, sorriso smagliante, ciglia curve e capelli luminosi e fluenti, nonostante avesse appena concepito il suo secondo pargolo. A quanto pare, c’è ancora chi crede che una volta diventate mamme, ci si debba trascurare o che, se ci si dedica alla cura del proprio corpo, di conseguenza si debba essere additata per le poche attenzioni nei confronti dei figli.

Il nuovo trend riguarda, infatti, il farsi belle poco prima di entrare in sala parto; la maggior parte delle future mamme lo fa per sfoggiare una foto incantevole sui social network, altre semplicemente per sentirsi in forma nonostante l’impresa appena portata  termine. Vip, donne ricche e famose che amano farsi coccolare dall’estetista prima del grande evento e mamme della porta accanto che seguono il beauty-trend, come un circolo vizioso.

In Gran Bretagna, molti centri estetici si sono mamme e beautyadeguati alla tendenza, offrendo trattamenti estetici pre-parto e chissà che anche in Italia, non sia partita un’iniziativa del genere.

Noi ce lo auguriamo perché non c’è nulla di male nel farsi belle per la nascita del proprio figlio, a voler postare una foto post-parto in cui si dà sfoggio di una forma eccezionale e soprattutto è un buon metodo per zittire tutti i maschilisti, convinti che una mamma può essere definita tale, solo se rinuncia ai trattamenti estetici e si dedica al proprio figlio, tralasciando gli appuntamenti dall’estetista.

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Musica & Spettacolo

Justin Bieber: 2 ore di ritardo sul palco, le mamme protestano

C’è da dire che da quando Justin Bieber non sta più insieme a Selena Gomez è diventato un po’ più irrispettoso e scapestrato! Dopo, infatti, essere stato cacciato, la sera del suo compleanno da un locale londinese in quanto i buttafuori ritenevano puzzasse di marijuana, un altro episodio si è consumato ancora una volta a Londra, dove il cantante si è presentato sul palco con quasi due ore di ritardo.

La tappa londinese del Believe Tour non è iniziata nel migliore dei modi e questo a causa del protagonista delle scena, cioè di Justin Bieber. Il cantante canadese, per il concerto di ieri sera, sarebbe dovuto salire sul palco alle 20:30, ora di Justin Bieber concerto ritardoinizio dell’evento; Jus, però, incurante del pubblico in attesa, non si è limitato a tardare di 5 minuti o mezz’ora, cosa che ha fatto infuriare il pubblico.

Lo scatto d’ira, però, non è avvenuto solo tra le teenager, ma soprattutto tra le mamme, che sapendo che i loro figli sarebbero dovuti andare a scuola l’indomani, hanno iniziato a manifestare tutta la loro rabbia su Twitter, con frasi del tipo “Il concerto dovrebbe finire tra cinque minuti e Bieber non è ancora nemmeno sul palco” (postato alle 22:15) e “Qualcuno dovrebbe regalare una sveglia a Justin Bieber, o dargli un calcio nel sedere”.

Non sono mancate anche le persone che sono state costrette ad abbandonare il concerto addirittura prima dell’arrivo del loro beniamino; persone che hanno tutta l’intenzione di chiedere il rimborso del biglietto.

 

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Da DNA a donna

Depressione post partum e sviluppo del bambino: quali strategie?

Con il termine depressione post partum si definisce un episodio depressivo, di natura non psicotica, che inizia o si estende nel periodo del puerperio. Perché si possa diagnosticare è necessario che la donna manifesti determinati sintomi (che troverete in fondo al post).

I sintomi della depressione puerperale hanno una rilevanza particolare, in quanto non ostacolano soltanto il recupero fisico della madre, ma possono anche compromettere il benessere del neonato. Mentre in passato si riteneva che i neonati fossero esseri passivi da stimolare, pronti ad essere modellati dal mondo circostante ed a ricevere passivamente ciò che veniva loro proposto, oggi sappiamo che non è così.

Ne deriva l’importante ruolo che ricopre fin dalla nascita il sistema diadico madre – bambino, che permette gradualmente, con una partecipazione attiva e sempre crescente dell’infante, la nascita di comportamenti, sensazioni, aspettative, che formano il sé del neonato.

Da qui è facilmente intuibile quanto lo sviluppo di un bambino è “disturbato” dalla vicinanza di una madre affetta da depressione post Depressione-post-partum– partum, presente sì fisicamente, ma psichicamente ed emotivamente assente e non più in grado di impegnarsi ed investire emotivamente sul bambino.

Spesso la depressione postnatale non viene riconosciuta sia per la sua insorgenza lenta ed insidiosa, sia perché molte donne tendono a nascondere i loro sintomi depressivi.

Solo una minoranza di donne che soffrono di depressione post-partum, cerca l’aiuto di un professionista e ottiene un intervento tempestivo che permette di ridurre la sofferenza legata al disturbo, limitando dunque le conseguenze che questa patologia potrebbe avere sia sul bambino che sulla famiglia.

Nel momento in cui si vogliono programmare interventi di prevenzione, è necessario tenere in considerazione i numerosi fattori di rischio coinvolti nella depressione post-partum. Data la complessità dell’interazione tra le componenti biologiche, psicologiche e sociali, un unico approccio non potrebbe essere adatto a tutte le donne.

depressione post partoLe strategie per rinforzare i sistemi di supporto per le donne con depressione postnatale sono essenziali. Focalizzarsi sul sostegno alla relazione di coppia, prima della nascita del loro figlio, è un intervento molto efficace. Incoraggiare le donne in gravidanza ad avere fiducia nei loro compagni e a chiedere loro un aiuto pratico, fa sì che ottengano maggiore sostegno e presentino meno probabilità di essere depresse.

E’ necessario intervenire tempestivamente per arginare gli eventuali danni che una cronicizzazione della patologia può portare alla relazione madre-bambino. Si può intervenire anche attraverso percorsi di psicoterapia individuale utili alla donna per acquisire un sentimento di efficacia o anche mediante terapie di gruppo che consentono alle donne che hanno avuto un bambino, di discutere e condividere esperienze, timori e aspettative.

I sintomi della depressione post partum sono:

  • Umore depresso, tristezza
  • Pianto incontrollato
  • Sentirsi privi di valore
  • Ansia o anche attacchi di panico
  • Senso di colpa, auto-biasimo
  • Preoccupazioni per la salute propria e quella del suo bambino
  • Mancanza di energie e sensazione di essere esauste
  • Eloquio e movimenti rallentati
  • Sentirsi a momenti agitata o iperattiva
  • Perdita di interesse in varie attività
  • Senso d irritazione
  • Disturbi dell’appetito, mangiare troppo o troppo poco
  • Ridotta capacità di concentrazione e di prendere decisioni
  • Disturbi del sonno, non riuscire a dormire neanche quando dorme il bambino
  • Confusione mentale ed un maggior numero di dimenticanze
  • Senso di disperazione e  inadeguatezza, pensieri costantemente pessimisti
  • Instabilità emotiva con umore alterno
  • Pensieri di morte, a volte di suicidio

 

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Moda

La moda spiegata ai bambini, come educarli al buon gusto!

Spesso vedo in giro bambini abbigliati in maniera poco consona alla loro età e proprio in uno dei miei ultimi articoli spiegavo come la moda junior, quest’anno, si rifacesse troppo a quella degli adulti tanto da dimenticarne i colori.

moda bambini mamme genitoriCome fare affinché i nostri piccoli un domani diventino eleganti non solo nel parlare ma anche nel vestire?

Tutti i genitori vorrebbero per i propri figli una carriera brillante e il modo di vestire fa parte del pacchetto. Educare al buon gusto per un adulto significa impegnarsi ad insegnare al piccino qual è l’abito giusto per i vari periodi di crescita.

Nella tenera età dai 0 ai 36 mesi è la mamma che sceglie per il figlio e questo intervallo può allungarsi fino ai 5-6 anni per i maschietti, mentre per le femminucce già a 4 anni è il momento di fare shopping “da sole”.

La mamma nel momento dell’acquisto diventa trasparente, la piccola comincia a prendere il sopravvento piantando grane assurde pur di avere la gonnellina o la maglietta desiderata. Il problema, quindi, va affrontato a monte ancor prima di entrare nel negozio, con frasi del tipo: “amore, stiamo andando a comprare un vestito per uscire, se vuoi tu puoi scegliere il colore e la mamma sceglie il modello, che ne dici?” oppure “andiamo in giro a vedere gli abiti nuovi per te, ma prima di comprarli dobbiamo vedere almeno cinque negozi per esser sicuri che il tuo vestitino sia il più bello”.

Sono frasi da modificare all’occorrenza ma che mettono il piccolo in condizioni di aver un ruolo nella scelta e lasciano a voi il controllo della situazione.

Il buon gusto nel suo significato più generico del termine comprende anche la capacità di vestirsi in base all’occasione. Se si va a scuola si indossa il grembiule o la tuta da ginnastica, se si esce con mamma e papà ci si può divertire un po’ di più con abiti carini. E’ impensabile metter in un giorno qualsiasi, l’abito di carnevale da principessa, solo perché la sera prima si è visto il cartone di Cenerentola.

Per il bambino, incaponirsi di prima mattina perché si vuole un abito piuttosto che un altro sortisce un effetto positivo sul genitore che, non volendo discutere appena sveglio, accontenta il figlio nei suoi capricci. Sbagliatissimo! Occorre tener duro in qualsiasi situazione, soprattutto quando si tratta di ricorrenze importanti come comunione o cresima. Non promettete a vostro figlio di esser il più bello tra tutti se poi la chiesa prevede l’utilizzo del saio per concentrar l’attenzione sul sacramento e non sull’abito.

Con questo esempio, consiglio a tutte le mamme di non sminuire gli avvenimenti importanti ma neanche ingigantirli. Ciò che indossiamo è la proiezione della nostra personalità e, nel caso di figli piccoli, ciò che i genitori vorrebbero per loro.

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Sport

Olimpiadi 2012: P&G e CONI insieme per le mamme dello sport

Un paio di settimane fa ha fatto la sua comparsa sul web un promo per le Olimpiadi di Londra 2012. Lo spot, promosso dalla P&G, è stato realizzato a sostegno della campagna che l’azienda porta avanti in partnership con il CONI in preparazione della squadra olimpica azzurra all’evento che si terrà quest’estate nella capitale del Regno Unito.

Lo spot e la campagna hanno un tema ben preciso e decisamente azzeccato: “Grazie di Cuore Mamma”, ovvero un omaggio a tutte quelle donne/mamme che hanno reso grandi gli sportivi di ieri e oggi e che in tutto il mondo lavorano giorno e notte per rendere grandi gli sportivi di domani. A coronamento di questa iniziativa, oggi a Roma al Centro di Preparazione Olimpica Acqua Acetosa Giulio Onesti si è tenuta la manifestazione “Noi mamme per lo sport” in occasione della quale sono state premiate tutte le mamme degli atleti olimpionici di Pechino 2008, di Olimpiadi storiche e di quelli che rappresenteranno l’Italia ai Giochi Olimpici Estivi di Londra 2012.

Smi Kahale, amministratore delegato della P&G, ha dichiarato che il mestiere della mamma è sempre stato al centro della loro campagna di comunicazione e che con la partnership con il CONI questa linea guida si è rivelata vincente per dare una lettura nuova e accattivante a questi nuovi Giochi Olimpici che si muoveranno su un territorio, quello della crisi economica mondiale, decisamente instabile.

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Da DNA a donna

S.O.S. mamma: un aiuto per capire le prime parole dei figli

“La, la, la”; “Bla, bla, bla”; “ Oh, oh, oh” sono alcune delle paroline o meglio dei suoni che vengon fuori durante i primi mesi di crescita dei bambini. Difficile comprenderne il significato, ma grande è l’attesa per sentirsi chiamare “mamma” o “papà”.

Ricordo bene questa sperimentazione di suoni della mia sorellina più piccola. Quando è nata, io avevo sei anni e frequentando la prima elementare volevo insegnarle tutte le poesie che conoscevo. Ovviamente, dalla bocca di mia sorella uscivano solo rumori strani che però io riuscivo a comprendere facilmente, più di mia madre. Sapevo sempre se voleva giocare, mangiare o dormire. Ora mi rendo conto che non ho più quella capacità d’intesa con il linguaggio infantile e, solo perchè sono cresciuta.

prime parole bimbiNon sono d’accordo con chi dice che la mamma è l’unica persona che comprende il volere dei piccoli; certo lo intuisce, ma tra bambini è tutta un’altra cosa. Vi siete mai chiesti perché se vostro figlio incontra per strada un altro bambino lo saluta e gli sorride come se lo conoscesse da sempre?! Tra di loro nasce una sintonia con cui noi adulti, non possiamo competere.

Un escamotage per far parte del loro mondo è quello di rivolgersi a lui con frasi e discorsi molto naturali, correggendo i suoi balbettii sin dai nove mesi d’età, quando il piccolo prova a formulare delle frasi più lunghe per attirare l’attenzione. Nomignoli e vezzeggiativi che gli adulti usano nei confronti dei bambini sono apprezzati, purchè non ci si riduca a parlar loro con voce infantile.

Anche la lettura dei libri, dai sei mesi di età è fondamentale per la crescita linguistica: le immagini e la vostra spiegazione lo aiuteranno ad associare oggetti che vede nella realtà al giusto termine.

In situazioni particolari come l’insegnamento di due lingue diverse da parte dei genitori già dalla tenera età, sarà normale il lento apprendimento fino ai 2 anni. La mente del piccolo, dovrà assimilare due modi lessicali e grammaticali differenti. A 4-5 anni, poi, il linguaggio sarà più sciolto e forbito rispetto ai coetanei monolingui.

Quando capita, invece, che il bimbo si perde in ripetizioni di parole, può esser che stia solo giocando o che soffra di una piccola forma di balbuzia. Per evitare che diventi un problema serio, i genitori possono ascoltare il figlio senza interromperlo e rispondergli in maniera lenta e rilassata senza scandire troppo le parole.  Inoltre, sarà opportuno metter in risalto le qualità del bimbo per farlo crescere in un ambiente accogliente.

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Da DNA a donna

Organizzare una festa per bambini? Bastano dieci piccole mosse!

Buongiorno mamme, oggi ci inoltreremo nel mondo dell’infanzia, con una piccola guida per rendere la festa di vostro figlio indimenticabile.

Il giorno del compleanno, si sa è il più importante, si invitano gli amici a casa, si festeggia in ludoteca o al gomma park. Per una buona riuscita della festa è fondamentale saper qualcosa in più dell’argomento per non incorrere in esperienze drammatiche con distruzione della casa annessa.

1. Scegliete una sala per l’esatta capienza degli invitati, è il primo passo per un’ottima organizzazione. Se i bimbi sono 15 e la vostra casa è molto piccola rinunciate ad infilarli tutti nella stanzetta e rivolgetevi ad una struttura privata come ludoteca o sala per feste, il cui costo non è poi così alto se ci si accontenta della sala vuota. Se proprio non potete festeggiare fuori casa, invitate meno bambini e non badate alla regola “gli altri si offendono” perchè nessuno può farvi sentire in colpa se voi non avete le disponibilità economiche. Non volendo far un torto a nessuno potete sempre optare per la classica torta in classe con tutti i compagni.

2. Preparate gli inviti colorati con un orario adeguato all’età del festeggiato. Ad esempio 17.00-20.00 fino agli 8 anni, oppure 18.00-21.00 per i più grandi. Per assicurarsi che tutti siano arrivati alle 17.00, anticipate l’orario sull’invito di un quarto d’ora, così anche i ritardatari saranno puntuali.

3. Scegliete un tema ad hoc, come un personaggio dei cartoni animati o della TV, ma che sia davvero scelto da vostro figlio e non da voi adulti, altrimenti il risultato potrebbe esser un urlo peggiore della pubblicità di Zalando.it.

4. Evitate che i genitori si trattengano durante la festa, salvo che non si tratti di bambini sotto i 3 anni che hanno bisogno di essere seguiti. Le mamme apprensive dovranno rassegnarsi all’idea che il proprio figlio sia affidato ad una persona adulta eventualmente con l’aiuto di un animatore. Affinchè il tutto riesca per il meglio conservate i numeri di telefono di ogni genitore, per qualsiasi comunicazione.

5. Preparate una piccola “merenda” con al massimo tre tipologie di cibo, i bambini non sono abituati a mangiare molto quindi una focaccina, un panzerotto e un sandwich vanno più che bene. Importante è che tutti gli invitati abbiano un posto dove sedersi e un piattino già pronto. Fino ai 7 anni i bambini non sono in grado di servirsi da soli. Il problema delle sedie, poi, è facilmente risolvibile mettendo tutti i bimbi seduti in cerchio a terra e una grande tovaglia di carta a protezione del pavimento.

6. Assicuratevi che il gruppo dei piccoli sappia come divertirsi durante il party, magari rivolgendovi ad una agenzia di animazione seria che sappia anche consigliarvi l’intrattenimento giusto in base all’età. Ricorrere ad una baby sitter, in questo caso, è poco utile poichè potrebbe solo star attenta ai piccoli ma non riuscirebbe a coinvolgerli in giochi di squadra e balli.

7. Non scegliete spettacoli di magia, mascotte e burattini tutti insieme. Un solo intervento è gradito, altrimenti diventerebbe pesante star seduti tanto tempo.

8. Lo scarto dei regali è uno dei momenti più belli per il festeggiato, ma meno per gli amici che vorrebbero ricevere le stesse cose in dono. Se lo ritenete opportuno non fate questo “teatrino”, a meno che l’animatrice non sia così brava da tenerli tutti seduti senza pianti e lamentele. E’ assolutamente da evitare, invece, lo scarto dei regali ogni volta che arriva un invitato: distrarrebbe tutti dai giochi e porterebbe il festeggiato ad esser più interessato allo scarto piuttosto che agli amici.

9. Al momento torta non assillate i vostri figli con le foto di gruppo, una foto basta per ricordare il momento, altre gliele scatterete in pose naturali mentre giocano e si divertono.

10. Il ricordino finale ad ogni invitato, non occorre se già l’animatrice regala dei palloncini a fine serata, ricevere molte cose indurrebbe il bambino a sminuire il valore di una o dell’altra cosa.

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Bellezza & Salute

Due mamme e un padre: secondo gli scienziati sarebbe la soluzione contro le malattie genetiche

E se per evitare le malattie genetiche ci volessero non due ma tre genitori? La notizia, abbastanza interessante e destinata a creare scompiglio, è stata diffusa dal sito italiasalute.it, che parla di una ricerca portata avanti dai ricercatori della Wellcome Trust e dalla Newcastle University, che hanno concentrato i loro studi sulle patologie mitocondriali.

due mamme malattie geneticheCome ben sappiamo il DNA di ogni essere vivente è il risultato del mescolarsi dei DNA di padre e madre in parti uguali, fatta eccezione per uno 0,2 % in più che spetta alla madre. Agendo su questa minuscola percentuale i ricercatori hanno elaborato una teoria che potrebbe permettere di cancellare dal dizionario tutta una gamma di serie patologia genetiche che interessano gli organi principali del corpo, come cuore e cervello. Secondo il team inglese, guidato da Doug Turnbull, la presenza di una seconda mamma a livello genetico apporterebbe quella modifica necessaria nel processo di differenziazione cellulare.

I ricercatori hanno messo a punto due procedimenti praticabili: il transfer pronucleare, che consiste nell’utilizzare due ovociti, uno della madre e l’altro della donatrice, entrambi fecondati, inserendo nell’ovocita della donatrice il DNA della madre cosicché il nascituro avrà i geni della madre, senza il rischio di malattie genetiche. Il secondo metodo (transfer della metafase del fuso mitotico) si avvale invece di ovociti non fecondati. Entrambe queste tecniche non sono state ancora ovviamente provate su esseri umani, seppure in teoria praticabili.

Questa nuova scoperta quindi è in attesa delle necessaria mamma figlio malattie genetichelegislazione per poter muovere i primi passi nella pratica e porta con se una serie di questioni legate alla bioetica e alla legittimità che ha l’uomo di entrare così affondo nel mistero della vita. Inoltre, una notizia del genere su suolo italiano incontra anche il pesante occhio vigile della Chiesa, che come è giusto che faccia nei suoi interessi, protegge la vita così come Dio ha voluto che fosse.

Sarà interessante ad ogni modo seguire le vicende legate alla faccenda; anche perché, se per assurdo il procedimento di procreazione assistita dovesse essere approvato e legiferato, potrebbe creare scompensi all’interno di una famiglia in cui, almeno a livello biologico, ci sono due madri. La questione quindi incorre in critiche anche da un punto di vista sociale, laddove si vedrebbe alterato anche il modello della famiglia tradizionale.

La tentazione della vita eterna e priva di malattie è forse l’ossessione più grande dell’uomo, staremo a vedere fino a dove questa ossessione lo spingerà.

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Bellezza & Salute

Pannolini lavabili sì, pannolini lavabili no: cosa sono, come usarli e perchè

Ultimamente si sente molto parlare di pannolini lavabili, alternativa a quelli usa e getta (disposable diaper, DD) per tutelare l’ambiente e garantire il benessere dei più piccoli. Ma moltissime mamme non li conoscono, non sanno come funzionano o rinunciano a priori a questa possibilità per svariate perplessità.

pannolini lavabiliCosa sono? Sono pannolini prodotti per essere riutilizzati all’infinito. Sono formati da una parte interna assorbente e da una esterna impermeabile ma traspirante. Esiste poi un velo usa e getta che può essere inserito a contatto con la pelle e serve per trattenere la parte solida. In commercio ne esistono di tre tipi: Due pezzi (parte interna assorbente più quella esterna); Pocket (pannolini con tasca) e Tutto in uno.

Che fare quando arriva il momento del cambio? I residui solidi si tolgono con il velo e i pannolini si chiudono in un secchio. Per evitare odori sgradevoli, sul fondo del secchio si può mettere del bicarbonato di sodio. E per lavarli? Si possono unire agli indumenti bianchi in lavatrice, programmata a una temperatura che arriva ai 60° massimo altrimenti i tessuti perdono capacità di assorbimento. L’importante è non usare troppo detersivo per evitare reazioni allergiche al bimbo ed evitare l’ammorbidente che contiene sostanze cancerogene.

Quali sono le perplessità delle mamme riguardo pannoliniai pannolini lavabili? Ad esempio, il pensiero di doversi dedicare anche al lavaggio dei pannolini una volta nato il bebè le terrorizza. Sarebbe un impegno in più di cui fanno volentieri a meno. Fermo restando che chi sceglie i pannolini lavabili in caso di emergenza può sempre ricorrere a quelli usa e getta, usare i lavabili comporta un lavoro di 60 minuti in più alla settimana. Un altro dubbio riguarda la loro dimensione: è vero che possono essere un bel impaccio per i piccolini che cominciano a muoversi per il mondo, ma proprio il loro essere un po’ più ingombranti diventa un vantaggio per un corretto sviluppo delle anche. C’è poi chi non crede che possano assorbire quanto i DD, ma cambiandoli ogni 2/3 ore sono funzionali come gli usa e getta. Tra l’altro, più vengono lavati e più aumenta il loro potere assorbente.

Perché usarli? Perché le fibre naturali di cui sono composte le parti interne evitano il surriscaldamento dei genitali e riducono il rischio di irritazioni. Perché il bambino abbandona il pannolino prima in quanto si accorge con maggiore facilità di essere bagnato e questo lo porta a controllarsi e ad utilizzare il vasino.

Perché sono economici: in tre anni una famiglia può spendere 200-800 euro (dipende dai modelli) in pannolini lavabili (ricordo utilizzabili all’infinito quindi anche con un secondo bambino) contro i 1500-2000 euro per gli usa e getta. A quest’ultima somma vanno aggiunti circa 200 euro a tonnellata per le spese di smaltimento. Perché ci aiutano a salvaguardare l’ambiente: per ogni bambino buttiamo circa 5 tonnellate di pannolini usa e getta, che moltiplicate per tutti i bimbi costituiscono il 20% dei rifiuti solidi. Questi pannolini impiegano circa 500 anni per essere riassorbiti dall’ecosistema. Pensiamoci!