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Sara Tommasi

Sara Tommasi chiede perdono a tutti su Facebook

Sara Tommasi è cambiata, non è più quella dei video porno e delle follie in giro per locali, e vuole dimostrarlo a tutti pubblicamente. Così ecco l’ammissione dei propri errori su Facebook. Speriamo sia davvero giunto il momento di voltare pagina per Sara!

sara tommasi lucignoloUn lungo messaggio prima di andare a letto, ecco la nuova Sara Tommasi che ammette i propri sbagli chiedendo scusa alle persone care e a tutti coloro hanno sofferto vedendola in difficoltà. Sara chiede a tutti di comprendere le difficoltà affrontate e di capire che Sara adesso è una donna nuova, evitando i commenti cattivi su Facebook, ma ecco l’appello pubblicato:

Prima di andare a nanna vorrei dirvi :

Ho sbagliato nei confronti della mia famiglia, ho sbagliato nei confronti dei miei amici e in quelli del mio ex-fidanzato, ho sbagliato nei confronti dei miei fans, ma soprattutto ho sbagliato nei miei di confronti. Non mi amavo e non mi rispettavo, parte dovuto alla mia malattia e parte dovuto a uno stile di vita sregolato. Vi posso assicurare che non c’è giorno che passa per il quale non provo vergogna. 
Ricevere tutti questi insulti da alcuni di voi mi rattrista molto. 
Lo so che delle semplici scuse non possono cancellare il mio folle passato, ma sto cercando in tutti i modi di farmi vedere come una persona nuova e riconquistare la fiducia delle persone che mi sostengono.
Chiederei cortesemente a coloro che mi insultano forse perchè non constatano il mio cambiamento o forse perchè non conoscono il perdono di levare il like dalla fanpage; in caso contrario d’ ora in poi provvederò io stessa a bloccarvi.
Grazie. 
Dolce notte a tutti.
Sara.

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Musica & Spettacolo

Elton John, una grave appendicite dietro l’annullamento dei concerti europei

E’ stato svelato il mistero dietro l’annullamento dei concerti europei di Sir Elton John. “Rischiavo di Morire” ha raccontato il baronetto al Sun, entrando nel dettaglio e parlando di una grave appendicite che lo aveva colpito all’improvviso.

elton jhonElton John commenta così l’accaduto: “Ero una bomba ad orologeria, credo che sarei potuto morire in qualsiasi momento”. Inoltre il cantante ha raccontato di aver preso parte ai suoi ultimi concerti in condizioni molto gravi (parla addirittura di agonia) e solo dopo averli portati a termine si è rivolto ai medici che gli hanno diagnosticato il grave problema fisico. “Mi sento così fortunato e grato per il fatto di essere vivo” ha poi continuato sul Sun John, che giovedì scorso era stato costretto ad allontanarsi dal palcoscenico tedesco durante un concerto. I timori iniziali erano quelli relativi ad una eventuale intossicazione alimentare, rivelatasi poi inesistente, a favore, purtroppo, della grave appendicite che, come detto, poteva far esplodere il cantante.

Sir Elton John ha così dovuto sospendere le date tedesche, londinesi e italiane per sottoporsi ad una cura antibiotica, che sta seguendo ancora adesso, per poi sottoporsi ad un intervento chirurgico.

Tramite il suo addetto stampa, John ha rassicurato i fan che tornerà a cantare solo dopo che sarà completamente guarito, oltre a sottolineare che è “incredibilmente deluso per aver dovuto posticipare le date dei tour europei. Sapere che ha fatto sforzi sovrumani e ha continuato ad esibirsi per migliaia di persone nonostante la sua malattia è la conferma della sua dedizione per i fan europei”. Il comunicato si è concluso con l’augurio che forse Elton John riuscirà a rimettersi in sesto per il prossimo settembre.

 

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Bellezza & Salute

Psoriasi: perdere peso potrebbe aiutare nel ridurre il problema

Secondo un nuovo studio, le persone con psoriasi, che perdono peso, potrebbero sperimentare qualche sollievo dai sintomi della malattia cronica della pelle.

Uno studio clinico, con sede in Danimarca, ha scoperto che i pazienti obesi con psoriasi, che hanno perso peso con una dieta a basso contenuto calorico, hanno sperimentato un significativo miglioramento della loro qualità di vita, rispetto ai pazienti obesi, affetti da psoriasi, che non hanno perso peso.

psoriasi_colloIl dottor Peter Jensen, del Copenhagen University Hospital Gentofte, e i colleghi hanno affermato che i pazienti, che avevano perso peso, hanno avvertito meno bruciore e avevano meno probabilità di avere lesioni antiestetiche. I ricercatori dello studio, che è stato pubblicato online il 29 maggio sulla rivista JAMA Dermatology, hanno dichiarato: “I nostri risultati sottolineano l’importanza della perdita di peso, come parte di un approccio terapeutico multimodale, per trattare efficacemente sia la condizione della pelle e sia le condizioni mediche dei pazienti in sovrappeso con psoriasi”.

La psoriasi è una malattia cronica infiammatoria della pelle, che si sviluppa quando il sistema immunitario di una persona non funziona bene e ciò induce le cellule della pelle a crescere troppo in fretta. Le nuove cellule della pelle crescono in giorni, piuttosto che in settimane e si accumulano sulla superficie della pelle, causando lesioni squamose e dolorose.

Nello studio clinico randomizzato, i pazienti che hanno seguito una dieta a basso contenuto calorico e hanno perso quasi 34 chili in 16 settimane, hanno riportato miglioramenti, in entrambi i sintomi della psoriasi e nella loro qualità di vita generale.

Il dottor Larry Green, presidente del comitato di ricerca per la National Psoriasis Foundation, ha dichiarato che ci sono un paio di ragioni sul perché il peso in eccesso può peggiorare la psoriasi di una persona. In primo luogo, la psoriasi è una malattia infiammatoria, e l’obesità è una causa nota di infiammazione.  Un’altra possibilità è che l’obesità può causare risposte del sistema immunitario, che sono molto simili a quelle richieste dalla psoriasi.

Tuttavia, lo studio ha bisogno comunque di avere riscontri su un più vasto numero di pazienti, per determinare l’importanza degli attuali risultati.

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Bellezza & Salute

Sole e Tanoressia: la malattia dei maniaci dell’abbronzatura

Con il primo sole sembra impellente e necessario il bisogno di abbronzarsi ricorrendo anche all’uso sempre più diffuso della lampada piuttosto che alle sconsiderate esposizioni ai raggi del sole nelle ore più calde. Quello che sembra essere un vezzo estetico in realtà si è rivelata una vera e propria malattia.

Uno studio sugli adolescenti pubblicato su Photodermatology, Photoimmunology & Photomedicine, a cura del prof. Giuseppe Monfrecola, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia e della dott.ssa Gabriella Fabbrocini, docente di dermatologia e venereologia presso l’Università di Napoli Federico II, mette in guardia sulla pericolosità dell’esposizione sconsiderata ai raggi del sole, soprattutto per i giovani.

Uno studio condotto su 191 ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha fatto emergere che il 17% non si cura del rischio che può comportare l’esposizione ai raggio solari, mentre il 35% ignora addirittura che tali rischi esistano.

La mania di abbronzarsi, chiamata tanoressia, mania di abbronzarsi chiamata tanoressia sole pelleè sempre più diffusa, e alla luce di questo studio la dottoressa Fabbrocini è sempre più fermamente convinta che l’informazione sia la chiave giusta per scongiurare abusi nell’esposizione e nell’utilizzo del lettino abbronzante.

Rendere il più possibile noti gli aumenti di tumori alla pelle legati ad esposizioni avventate potrebbe essere un deterrente efficace per la responsabilizzazione di ragazzi che vivono una fase delicata della vita e delle formazione.

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Bellezza & Salute

Alzheimer: l’olio di cocco potrebbe curare la malattia?

Su Mirror News, una famiglia racconta una personale esperienza, legata alla malattia dell’Alzheimer. Quando Rashi Parmar, 38,  si è sposata, suo padre non aveva la minima idea di essere il padre della sposa. A Vrajlal Parmar, 68,  fu diagnosticato nel 2007 l’Alzheimer, ad uno stadio avanzato. Ma miracolosamente, solo due anni dopo il matrimonio, a Vrajlal  è ritornata la memoria.

Rashi crede che il “miracolo” sia dovuto alla dose giornaliera di olio di cocco, che il padre prende per trattare la malattia, perché i dottori dicono che la fase della malattia è troppo avanzata, per assumere medicinali convenzionali.

Rashi ha affermato: “Io persi mio padre 5 anni fa con l’Alzheimer e pensavo che non sarebbe più tornato indietro. Ma per qualche motivo, ora c’è, ed è la cosa più meravigliosa che ho. Mi è mancato il giorno del mio matrimonio, perché ero come un’estranea per lui. Poi tre mesi dopo, lui improvvisamente, cominciò a farmi domande e a riconoscermi”.

Da bambina, Rashi e suo padre, operaio in una fabbrica, erano molto uniti: “lui era l’uomo più gentile e divertente e lo ammiravo sconfinatamente”.

Ma nel 2007, Vrajlal, che vive con la moglie olio di cocco Alzheimer cura malattiaTaramati, 64, ad Harrow, Middlesex, cominciò a comportarsi stranamente. Riusciva a fare a mala pena qualcosa. Disperati per una cura, il fratello di Rashi, Kal, 31, trovò un video su YouTube, postato da un dottoressa della Florida, che stava trattando l’Alzheimer di suo marito, con olio di cocco. La famiglia decise di provare su Vrajlal, che ora ne prende sei cucchiaini al giorno.

Rashi ha affermato: “in un mese, il suo umore cambiò completamente. Diventò più calmo e rilassato. Cominciò a farsi la barba, e a farsi la doccia da solo. Poi un giorno mi diede un abbraccio e disse il mio nome. Fu un momento emozionante”.

La famiglia sta ora promuovendo l’olio di cocco e i suoi benefici, che si crede possa stimolare l’organismo a produrre materia organica, come fonte di energia per le cellule cerebrali.

La società dell’Alzheimer ha affermato: “non abbiamo prove scientifiche sufficienti, per dimostrare i reali benefici dell’olio di cocco”. Ma Kal, che sta girando un film sulla storia del padre, afferma: “siamo certi che questo ha aiutato papà, e so che può aiutare gli altri”.

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Bellezza & Salute

Isolata una proteina che potrebbe rappresentare la svolta contro la lotta all’HIV

La lotta contro l’HIV potrebbe essere arrivata ad un punto decisivo. Alcuni ricercatori statunitensi hanno infatti isolato una proteina in grado di proteggere le cellule dall’avanzare dell’infezione. Questa scoperta potrebbe quindi dare il ‘la’ a una nuova ricerca farmacologica per inibire o rallentare la progressione della malattia.

La proteina in questione è chiamata SAMHD1 e gli studi recenti hanno dimostrato che le cellule immunitarie contenute in questa proteina si sono dimostrate resistenti all’infezione. Un approfondimento ha infatti stabilito che questa proteina ‘affama’ il virus, poiché una volta che quest’ultimo è entrato nella cellula, non riesce a riprodursi e quindi il Dna virale non si costruisce, mettendo il virus in stand by. In questo modo la forma per così dire standard del virus, quella più comune non riesce ad infettare le cellule. Gli studi futuri quindi si concentreranno sui metodi, laddove fossero possibili, che consentono di aumentare il livello di SAMHD1 nelle cellule in cui è assente.

«I virus sono molto bravi a eludere le nostre difese immunitarie. – conclude Landau titolare dello studio -Possono evolvere rapidamente, e hanno sviluppato diverse modalità per aggirare i nostri sistemi di difesa. È una sorta di guerra evolutiva che, purtroppo, di solito viene vinta dai virus. Vogliamo capire come il nemico combatte in modo da batterlo in astuzia».

La ricerca è stata pubblicata su Nature Immunology dagli scienziati del new York University Langone Medical Center e si annuncia una delle più importante degli ultimi anni per arrivare alla vittoria su una malattia che, nonostante sia passata in secondo piano rispetto ad altre patologie maggiormente di ‘moda’, resta ad oggi uno dei mali più grandi che si abbatte contro l’essere umano.

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Da DNA a donna

Mestruazioni: rivalutare il femminile

Dov’è finito questo senso di potere legato alle mestruazioni? Oggi tante donne e tanti uomini non hanno neppure il coraggio di chiamarle con il loro vero nome. E allora la donna in fase mestruale ha “le sue cose”, “l’armata rossa” o è “in quei giorni”, “indisposta” oppure sussurra con gli occhi bassi “mi sono arrivate”.

mestruazioni

È difficile parlare di mestruazioni. D’altro canto, i messaggi che ci circondano ci invitano a mascherarle, nasconderle, anche per via del sangue: il sangue mestruale è l’unico tipo di sangue non indotto da trauma. Tuttavia, nella cultura moderna si tratta del più nascosto, di quello di cui si parla meno e che non si vede quasi mai se non in privato, tra donne, che si rinchiudono in piccole stanzette per cambiare l’assorbente in tutta fretta e, in qualche caso con disgusto, avvolgono il cotone insanguinato in un pacchetto di carta perché non lo veda nessuno, storcono il naso all’odore mentre gettano via e ripuliscono ogni traccia. Il sangue è ovunque, eppure l’unico nome che non ha mai avuto è proprio sangue mestruale (Grahn, 1993).

La donna che ha le mestruazioni tende o viene indotta a condurre in quel periodo una vita “normale”, a far finta di niente, a mantenere i ritmi di tutti i giorni, pena il sembrare più fragile degli uomini, tradendo tanti anni di lotte per far capire al mondo che le donne sono più del loro utero. In generale, si considera il ciclo come una grandissima rottura di scatole. Soprattutto per via del dolore! Il dolore… Fin da bambine ci dicono che è normale soffrire durante le mestruazioni. Ma è proprio vero? Non è forse che il dolore ci sta dicendo qualcos’altro oltre al fatto che è “naturale” soffrire durante il ciclo?

Per esempio, che stiamo conducendo una vita troppo ragazza mestruazionistressante, che non ci ascoltiamo abbastanza, che non ci prendiamo abbastanza cura di noi stesse? E invece tendiamo a fermarci all’aspetto “patologico” delle mestruazioni interiorizzando un concetto prevalentemente negativo dell’esperienza mestruale.

Cosa c’è dietro questo sentimento di vergogna a parlare di mestruazioni? Com’è possibile che si sia arrivati a disprezzare qualcosa che un tempo veniva considerato sacro? Non è forse proprio la sacralità, il potere che si cela dietro al ciclo a fare tanta paura? Perché le donne non sono più in contatto con questo potere? Disprezzare le mestruazioni significa esprimere disgusto per il corpo femminile e quando sono le donne stesse a svalutarsi come si può sperare nella parità dei sessi?

Ho sempre sofferto molto di sindrome premestruale, vivendo quei cinque giorni con rabbia e scocciatura. Lo yoga, i massaggi, un’alimentazione ad hoc, gli antidolorifici non erano mai abbastanza. Ho voluto allora indagare più a fondo (non con le ecografie, quelle erano già state fatte) e nel mio viaggio di ricerca ho incontrato un libro, Mestruazioni di Alexandra Pope, che consiglio a chi voglia, donne e uomini, scoprire la forza femminile che il ciclo mestruale porta con sé. Il viaggio intrapreso mi ha aiutata non solo a pensare in modo diverso alle mestruazioni, accogliendole, ma anche a svelare ed apprezzare le mie potenzialità, conoscere me stessa.

Riprendere contatto con noi stesse, a partire anche o proprio dal nostro corpo, non è forse la prima via per raggiungere una piena consapevolezza del femminile? Per recuperare il potere?