Categorie
Moda

Buon compleanno Levi’s: 140 anni e non sentirli!

È il 20 maggio 1873 quando, l’imprenditore di stoffe Levi Strauss e il sarto Jacob Davis, depositano il brevetto numero 139.121, il quale darà vita al famosissimo Levi’s 501. Pantaloni con tasche rivettate in rame e chiusura in bottoni, pensati per far lavorare in comodità i minatori americani; super resistenti e monocolore, i primi jeans erano nella tonalità del marrone, ma presto vennero sostituiti dalla tela blu, personificata da un robusto e fresco cotone.

Nessuno avrebbe mai immaginato il successo che da lì a breve, i blue jeans, avrebbero riscosso. Passarono ben 62 anni, prima che l’indumento, venisse prodotto anche per il target femminile! Eleganti e adatti ad ogni situazione, nel corso della storia, i Levi’s hanno avuto molteplici ammiratori: da Steve Jobs, il quale teneva le più importanti conferenze in blue jeans a Kurt Cobain, indispensabile per completare il suo stile Grunge.

Indumento icona di ogni generazione, amato ed indossato per ogni occasione, dalla vestibilità unica e che mai nessun’altro è riuscito a replicare. Non a caso è l’unico capo d’abbigliamento che in 140 anni di storia non è mai passato di moda!

Per festeggiare il suo compleanno, il brand ha compelanno levi's 140 annipensato di reinventare il celeberrimo modello 501, lanciando sul mercato la nuova collezione, straordinariamente non in tessuto denim. Cinque le nuove nuance: dal bianco sempre chic, al rosso minerale, sabbia e verde, fino all’indiscussa tonalità del blu gesso. Stile e comodità per un capo d’abbigliamento in grado di identificare in chi lo indossa semplicità e sex appeal.

Buon 140° compleanno Levi’s… lunga vita a te!

Categorie
Moda

Moda: tra ecosostenibilità e tecnologia

Nel 2011, Era di grande fervore tecnologico, stupisce vedere i nomi delle maison che producono “al naturale”: Gucci, Gap, Levi’s e Love Nature. Tutti con lo stesso obiettivo: ridurre l’inquinamento! Nascono così diverse creazioni come il jeans Levi’s Water<Less™ che richiede pochissima acqua per la tintura e il finissaggio del capo; il bikini ottenuto dalla lavorazione del mais e la t-shirt in cotone riciclato, colorata grazie ad un concentrato di frutta fresca.

Che cosa spinge a produrre in modo ecosostenibile? Immagine, risparmio o semplicemente moda?

Sicuramente la riduzione dei prezzi in fase di lavorazione, il miglioramento delle condizioni di lavoro e l’eliminazione della fase di smaltimento dei rifiuti. E’ proprio quest’ultimo aspetto ad ispirare l’etichetta della moda verde detta durable ovvero durevole poichè il futuro della sostenibilità si baserà su prodotti a lungo termine.

Sarà un modello di riferimento con cui imprese, politica, ma soprattutto ricercatori attivi nel campo della tecnologia dovranno fare i conti se vorranno mettere in commercio i nuovi sistemi di e-textiles e body sensors.

In Italia si chiamano “computer indossabili” e sono la novità nel campo della moda e della medicina. In particolare dalla Georgia nasce un prototipo di chip integrato nei capi d’abbigliamento per conoscere la tolleranza del tessuto. Stessa tecnologia e-fibers, con strisce sottili e circuiti integrati è stata utilizzata da Christoph Zysset e i suoi colleghi per valutare la lavorabilità, la stabilità meccanica e la capacità di stiro del tessuto.

La vera rivoluzione, però  è quella di Richard Devaul che ha messo a punto i memory glasses, occhiali ad impulsi visivi che funzionano come una sorta di reminder senza richiedere l’intervento da parte di chi li indossa al di là del primo input: cercare di ricordare! Il sistema è studiato per tutti gli utenti ma si evidenziano alcune applicazioni per disturbi psichici.

Possiamo affermare che la frontiera dei wearable computer si colloca in una prospettiva di intelligence augmentation che già nel 1962 studiava come estendere le abilità mentali dell’uomo pensando a prototipi meccanici dotati di autonomia “decisionale”. Esempio banale è l’interfaccia vocale di Google sugli smartphone.

Lo studio dei prototipi non mette confini alle loro applicazioni: s’inventa qualcosa non per rispondere a un’esigenza attuale, ma per creare novità che altri poi svilupperanno magari proprio nel settore moda.