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Curiosità

Disordinata? Pensi meglio e sei più creativa

Quante volte siete state rimproverate per il vostro? E quante volte avete risposto che “nel mio disordine trovo tutto mentre quanto metti in ordine tu non trovo mai niente”?

580027_10151046904314807_1192930179_nCredo che per i disordinati cronici questa sia una lotta quotidiana, una lotta contro i titani che spazzano via tutto ciò che lasci per casa e di cui difficilmente riesci a riappropiarti. Cari disordinati niente paura, uno studio arriva in soccorso e vi leva l’incombente sensazione di essere dei marziani tra una mandria di super ordinati.

Alcuni ricercatori dell’università tedesca di Groningen hanno dimostrato che i disordinati patologici pensano meglio, in maniera più chiara e lineare e, di conseguenza, sono più produttivi nel lavoro, nello studio e in qualsiasi altra attività decidano di intraprendere. I disordinati sono più creativi e, cosa più importante, riescono ad agire meglio e con più lucidità nel momento in cui si trovano in situazioni di panico o di pressione estrema.

Ma come mai accade ciò? Secondo i ricercatori il fatto di essere disordinati, e dunque circondati dal caos, fa sì che il cervello tenda ad impegnarsi, focalizzarsi e sforzarsi di più su ciò che si deve fare. Questo garantisce dunque maggiore concentrazione e migliore riuscita.

Il team di studiosi afferma “Di fronte alla confusione il cervello tende a semplificare eliminando le ridondanze e concentrandosi soltanto su ciò che conta”.

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Curiosità

Sedere grosso uguale più intelligenza

Le donne hanno sempre avuto il timore del sedere troppo grande; nasconderlo e coprirlo è stato sempre il primo impulso fin quando star internazionali, come Rihanna, Jennifer Lopez,  Kim Kardashian e tante altre, non sono riuscite a rovesciare le carte in tavola trasformando il proprio “sederone” nella parte più sensuale del loro corpo

Con un po’ di ritardo è arrivata la scienza che, grazie ad una ricerca condotta dall’Università di Oxford, ha dimostrato che coloro che hanno un fondoschiena più 00_Jennifer--630x365pronunciato e rotondo sono sicuramente più intelligenti rispetto a chi, invece, ha un lato b meno “ingombrante”. Un sedere più grande, sostengono i ricercatori, richiede un eccesso di Omega 3 che, di conseguenza, accelera lo sviluppo della mente.

Le donne con il lato b più pronunciato hanno anche meno possibilità di soffrire di diabete e di malattie cardiache poichè i loro livelli di glucosio e di colesterolo sono molto più bassi rispetto alle donne che possiedono un sedere meno prosperoso.

Chi ha un lato b esplosivo, dunque, non solo per la scienza è più intelligente ma ha grandi possibilità di vivere più a lungo. Proprio quando si dice è tutta questione di c….!

 

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Curiosità

Fisico modello Kim Kardashian? Lato B pari all’intelligenza secondo uno studio di Oxford

Kim Kardashian fa scuola sia per il look che per la capacità di fare business, ed oggi direttamente da Oxford arriva la giustificazione a tanto successo: donne, fianchi larghi e lato B large sono sinonimo di maggiore intelligenza!

Kim_Kardashian_nudaGià a dirlo uno studio dell’Università di Oxford secondo cui avere un sedere e dei fianchi larghi richiede un eccesso di omega 3, sostanza che aiuta anche a sviluppare la mente e ad aumentare l’attività celebrale. Inoltre, se non bastasse la propensione ad avere una mente più attiva, le donne con i fianchi larghi e un sedere abbondante soffrono meno di diabete e di malattie cardiache, poiché nel campione di donne studiato i livelli di glucosio e colesterolo nel sangue erano enormemente più bassi rispetto a quelli delle altre donne.

Insomma, se Kim Kardashian ha rivalutato le donne burrose e dalle forme abbondanti, adesso a dare ancora più coraggio a chi ha qualche chilo di troppo proprio sul giro vita ci pensano persino gli studiosi!

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Bellezza & Salute

Alimentazione: i cibi che “uccidono” l’intelligenza

Quando si parla di nutrizione, bisogna ricordare che ci sono tanti tipi di alimenti: alcuni sono i vostri più grandi alleati, contro i chili di troppo, mentre altri stimolano la funzione cognitiva e aiutano a migliorare la memoria.

cibo sano stare bene cucina benessereD’altra parte, alcuni alimenti sono noti per avere un effetto devastante sul corretto funzionamento del cervello, e molti nutrizionisti consigliano di consumarli, moderatamente, al fine di limitare il loro impatto negativo. Detto questo, ecco i primi 10 alimenti, che “uccidono” la vostra intelligenza, lentamente, ma inesorabilmente:

1. prodotti dolci: zucchero e prodotti dolci sono un male, non solo per il vostro girovita, ma anche per la funzione del cervello. Un grande e costante consumo di zucchero può causare problemi neurologici, e persino influenzare, negativamente, la capacità di imparare e memorizzare. Per questo motivo, si sconsiglia di evitare lo zucchero, sciroppo di mais e prodotti, con alto contenuto di fruttosio;

2. alcol: è noto per i suoi effetti dannosi al fegato, ma causa anche, ciò che è noto come “annebbiamento del cervello”. Il nome suggerisce una sensazione di confusione mentale, che porta a non pensare con chiarezza e a non ricordare. Fortunatamente, questi sintomi sono reversibili, a condizione che si cessi il consumo di alcol o si limiti l’assunzione di uno o due drink, a settimana;

3. cibi spazzatura: un recente studio, che è stato eseguito presso l’università di Montreal, ha rivelato che il cibo spazzatura può modificare le sostanze chimiche nel cervello determinando, in tal modo, i sintomi associati alla depressione e all’ansia. Inoltre, gli alimenti che sono ricchi di grassi, possono anche innescare alcuni sintomi, che sono simili a quelli di astinenza, quando si smette di consumarli. Questi cibi influenzano la produzione di dopamina, una sostanza chimica importante che dona una sensazione generale di benessere. Inoltre, la dopamina supporta anche la funzione cognitiva, la capacità di apprendimento, l’attenzione, la motivazione e la memoria. Questo è il motivo per cui è importante evitare tutti gli alimenti, che contengono grassi eccessivi;

4. cibi fritti: quasi tutti gli alimenti trasformati contengono sostanze chimiche, coloranti, additivi, aromi artificiali, conservanti e questi possono influenzare il comportamento e il funzionamento cognitivo, dovuto alla sostanza chimica che provoca iperattività, sia nei bambini che negli adulti. I cibi fritti o trasformati distruggono, lentamente, le cellule nervose situate nel cervello. Tuttavia, alcuni oli sono più pericolosi di altri – l’olio di semi di girasole è considerato tra i più tossici;

5. alimenti trasformati o precotti: proprio come i cibi fritti, gli alimenti trasformati o precotti hanno anche un impatto sul sistema nervoso centrale, aumentando il rischio di sviluppare una malattia degenerativa del cervello più avanti (come il morbo di Alzheimer);

6. cibi molto salati: tutti sanno che i cibi salati influenzano la pressione sanguigna e fanno maleal cuore. Tuttavia, come suggerisce la ricerca, gli alimenti che contengono elevate quantità di sale (sodio) possono influenzare la funzione cognitiva e compromettere la capacità di riflettereIl consumo di cibi salati e nicotina ha dimostrato di avere gli stessi effetti delle droghe, creando astinenze;

7. cereali: tutti i tipi di cereali hanno un impatto sul funzionamento del cervello e sulla salute generale, fatta eccezione dei cereali integrali, che sono ricchidi fibre e prevengono l’invecchiamento delle arterie. Se si consumano cereali normali, il corpo rischia di invecchiare più velocemente di quanto si crede e si può anche sperimentare la perdita di memoria. Detto questo, tutto quello che dovete fare è optare per il pane integrale!

8. proteine trasformate: le proteine sono i “mattoni” dei muscoli e sono molto importanti, per il corretto funzionamento dell’organismo. La carne è la più ricca fonte di proteine di alta qualità, ma bisogna evitare il consumo di proteine eccessivamente elaborate, come hot dog, salumi, salsicce e simili;

9. dolcificanti artificiali: solitamente, quando le persone cercano di perdere peso, sostituiscono lo zucchero con dolcificanti artificiali. È vero che i dolcificanti artificiali contengono meno calorie, ma, effettivamente, fanno più male che bene! Se consumati, per un lungo periodo di tempo, i dolcificanti artificiali possono causare danni al cervello e interferiresulle capacità cognitive;

10. nicotina:non provoca solo l’invecchiamento precoce, l’alito cattivo e un aumentato rischio di cancro ai polmoni, ma influisce anche sulla produzione e funzione dei neurotrasmettitori, serrando i capillari, che sono vasi sanguigni molto piccoli, che giocano un ruolo fondamentale, quando si tratta della funzione del cervello.

 

 

 

 

 

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Bellezza & Salute

Cannabis in adolescenza: gravi danni a memoria, intelligenza ed attenzione

Arriva da una ricerca condotta dalla Duke University e pubblicata sulla rivista Pnas, la notizia che vedrebbe nell’uso dipendente da marijuana (o comunque continuato nel tempo) prima dei 18 anni, la conseguenza di gravi problemi e danni durevoli per memoria, intelligenza ed attenzione.

cannabis adolescenza danni memoriaLa ricerca è stata condotta raccogliendo informazioni su oltre 1000 soggetti ed ha messo a paragone il loro quoziente intellettivo a 13 e 38 anni. Il risultato? Coloro che hanno cominciato ad usare la cannabis nell’età adolescenziale e la consumano poi per anni, hanno manifestato una riduzione di ben 8 punti nel QI (confronto del QI a 13 anni e a 38 anni).

In realtà, in base a quanto pensano gli scienziati che hanno condotto lo studio, il focus sarebbe da puntare sull’età in cui si inizia a fare uso di cannabis, strettamente collegata con l’importante fase di sviluppo in cui si trova il cervello. Perché? Perché proprio prima dei 18 anni il cervello si trova in uno stato di modellazione ed organizzazione volto non solo alla maturazione, ma anche al raggiungere il miglior grado possibile di ottimizzazione ed efficienza.

Smettere di far uso di cannabis non riusciva a rimediare marijuana danni 18 anniai danni causati – ha dichiarato Madeline Meier, conduttrice dello studio, ed ha anche spiegato che – la marijuana, per gli adolescenti, non è innocua“. Nel gruppo di 1037 soggetti di Dunedin, Nuova Zelanda, nati nel 1972-1973 (e studiati dalla nascita fino ai 38 anni) circa il 5 per cento era considerato marijuana dipendente, o comunque faceva uso di cannabis per più di una volta alla settimana, questo prima dei 18 anni.

Successivamente, lo studio si ricongiungeva quando le persone raggiungevano l’età di 38 anni. I dati mostravano come i soggetti che avevano fatto un abituale o continuo uso di marijuana nell’adolescenza ottenevano non soltanto una riduzione di 8 punti del Quoziente Intellettivo, ma mostravano anche risultati peggiori nei test su velocità di ragionamento, memoria ed elaborazione.

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Lavoro

Mondo del lavoro: mostrati e ti dirò chi sei. Catalogazione semi-seria dei profili

Ho letto questa mattina un articolo sul sito del Corriere dal titolo Sei bella? Un’altra donna non ti assumerà. Questo sembra accadere per il fatto che alla Selezione del Personale ci siano soprattutto donne, le quali tenderebbero a scartare le candidate troppo carine o addirittura belle per una questione di gelosia femminile; in poche parole eliminano le potenziali rivali.

profili professionaliOra… entrare nel mondo del lavoro è un’impresa improba, non solo per la scarsità della domanda, o per lo spread che tiene l’Italia attaccata alla canna del gas; non solo per la scarsa formazione, non solo per poca competitività delle aziende, non solo per mille motivi oggettivi, ma anche e soprattutto per come è fatto il nostro corpo, cioè, per il nostro aspetto esteriore.

Prendo spunto proprio da questo argomento per fare una catalogazione semi-seria dei profili utili nel mondo del lavoro. Vi prego di prendere le cose che scriverò come una sorta di gioco e spero che nessuna di voi possa sentirsi offesa o ferita. In fondo, anche una certa dose di ironia e di auto-ironia non guasta, per renderci conto delle cose che non funzionano e che andrebbero cambiate.

Allora… la questione è:

se sei brutta ma intelligente e con un buonissimo curriculum forse hai qualche speranza di essere assunta per un lavoro impiegatizio in un ufficio chiuso, non a contatto con il pubblico.

Se sei brutta e con una espressione ebete al massimo vai bene per fare le pulizie in una cooperativa. Se sei brutta ma vesti di marca appari stonata e nessuno ti capisce e quindi nessuno ti prende.

Se sei mediamente carina, sei nella media e potresti anche interessare, ma occorre vedere la combinazione con altri elementi. Per esempio, se sei mediamente carina e mediamente intelligente, forse sei la candidata perfetta per un lavoro di segreteria.

Se sei mediamente carina, ma poco intelligente, un po’ ochetta per intenderci, allora vai bene per fare la commessa.

Se sei mediamente carina e con un buonissimo curriculum vitae allora potresti aspirare a una carriera brillante in qualche multinazionale, ovviamente se conosci almeno due lingue straniere; e per conoscere bene si intende che tu le sappia parlare e scrivere in modo fluente.

Se sei bella ma poco perspicace vai bene per fare televisione.

Se sei bella e mediamente intelligente (ma anche solo mediamente carina) vai bene per le pubbliche relazioni, organizzazioni eventi e cose del genere.

Se sei bella e intelligente non hai speranza, dovrai scegliere se puntare sulla bellezza o sull’intelligenza.

Questa che ho fatto è una serie di combinazioni tenendo conto di “corpo e cervello”… e se provassimo a inserire la variabile età, cosa ne verrebbe fuori? Uhm… certo che qui le combinazioni si moltiplicano in modo esponenziale.

Infatti…

Se sei brutta, intelligente e giovane è diverso da essere brutta, intelligente e “stagionata”.

Così come è diverso essere brutta stupida giovane o brutta stupida vecchia.

E ancora: se sei carina, intelligente e giovane o carina, intelligente e cinquantenne… beh forse in questo caso le “vecchie” batterebbero le “giovani”… ma è l’unico caso, credo, nelle possibili combinazioni. Perché, comunque, al di là delle combinazioni bellezza intelligenza, la giovinezza ha sempre la meglio sulla “maturità”, diciamo così.

Ovviamente ho solo considerato l’insieme “donne”, perché se inserissimo anche la variabile genere, le combinazioni diventerebbero incalcolabili a mano.

Provate solo a pensare… tra una donna giovane (diciamo 30 anni), mediamente carina, mediamente intelligente e un uomo adulto (diciamo 40 anni), brutto ma intelligente… chi prenderà il selezionatore o, presumibilmente la selezionatrice? E se anche l’uomo fosse bello? O se entrambi fossero brutti? O se entrambi fossero belli ma stupidi? E se invece fosse l’uomo ad essere giovane e la donna “matura”, con una intelligenza di pari livello, chi verrebbe preso?… Capite che non se ne esce.

Ma voi direte “dipende dal tipo di lavoro. Ambè certo… ogni persona ha il suo posto e ogni posto ha la sua persona.

Certo, ci sono caratteristiche standard e tutto deve poter essere racchiuso in una tabella Excel o in un grafico. Poi, ormai, gli studi sociali, inclusi quelli di psicologia sociale, sono arrivati a livelli molto alti… ognuno di noi può essere perfettamente “inquadrato” in base al profilo: età, sesso, provenienza, livello di studi, ateneo di provenienza, conoscenza delle lingue straniere, presenza sui social network,  aspetto fisico, orientamento sessuale, orientamento politico, orientamento religioso, ecc.

Certo, è vero il principio per cui “facciamo ciò che siamo e siamo ciò che facciamo”, verissimo, non metto in dubbio che ci sia una relazione stretta tra l’essere e l’agire… ed è vero anche il principio per cui “volere è potere e se non puoi è perché non vuoi”.

Ma come mai in questo schema sento qualcosa che non funziona? Come mai ho la netta sensazione che si sia persa di vista la persona nella sua integrità e complessità?

Forse perché è proprio così… perché occorre tempo per conoscere una persona, molto più tempo di quanto riservi un colloquio o un foglio o due di c.v…. ma, purtroppo, la persona non interessa molto se non nella misura della sua utilità e del suo profilo.

In definitiva, ciò che interessa è il profilo. Servono profili… possibilmente ad alto profilo morale.