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Diabete, basta punture arrivano le pillole

Il diabete è una delle tante malattie che colpisce molti individui, è diventata una patologia dilagante e tutti, in un modo o nell’altro, sono costretti a fare largo uso dell’insulina iniettandola con piccole punture

insulina a capsuleIl più delle volte, come consigliato dai medici, è meglio farle sulla pancia così da permettere alla medicina di avere un effetto immediato e diretto. Si tratta di una vera e propria sofferenza ma forse per i diabetici c’è una vera e propria ancora di salvezza, grazie a degli studi israeliani si potrebbe dire addio alle fastidiose iniezioni e ben arrivata alla nuova pillola che, fino ad ora, ha dato i risultati sperati. La capsula, a base di insulina, è frutto della ricerca della Oramed Pharmaceuticals Inc ed ha superato anche la seconda fase della sperimentazione condotta su pazienti con diabete di tipo 2.

La capusla di insulina orale, attualmente battezzata con il nome di Omd-0801, è stata testata su 30 pazienti per una settimana ed i risultati, che saranno presentati alle case farmaceutiche nella prossima settimana, fanno ben sperare.
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Diabete di tipo 2: scoperte cellule due per limitarlo e sconfiggerlo

Il diabete di tipo 2, o diabete dell’adulto, è ormai una patologia diffusissima che colpisce il 5% delle persone in Italia e molti milioni nei Paesi industrializzati. Limitarlo e combatterlo è un obiettivo della ricerca farmaceutica e sembra che grazie ad alcune cellule trasformiste sia possibile limitarlo.

Diabete-3c-san-raffaele-milano-ricercaLa scoperta è arrivata al Policlinico Gemelli di Roma in collaborazione conil Joslin Diabetes Center dell’Università di Harvard (Boston), grazie a diversi studi è stato evidenziato che alcune persone non presentavano diabete di tipo 2, pur avendo tutti i fattori di rischio. Così, andando a fondo le equipe mediche hanno scoperto che alcune cellule del pancreas, in questi pazienti, si trasformano in cellule capaci di generare insulina, ed in questo modo era possibile limitare l’effetto del diabete.

Adesso queste cellule potrebbero essere “replicate” per consentire ai pazienti affetti da diabete di contrastare la malattia, con delle cellule scudo.

 

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Diabete: scoperto ormone che incrementa l’insulina e potrebbe sostituire le iniezioni giornaliere

Milioni di persone, che soffrono di diabete, potrebbero sbarazzarsi delle iniezioni giornaliere di insulina. Gli scienziati hanno scoperto un ormone che può incrementare il numero di cellule, che producono insulina. Ciò potrebbe migliorare il trattamento dei pazienti con diabete, di tipo 2. Questa forma di malattia, spesso associata all’aumento di peso, è diventata la più comune causa di obesità.

I ricercatori dell’università di Harvard credono che l’ormone betatrophin potrebbe persino arrestare il diabete di tipo 2. Hanno dichiarato:

si potrebbe eventualmente affermare, che invece di prendere iniezioni di insulina tre volte al giorno, si potrebbe assumere questo ormone una volta alla settimana o una volta al mese, o nel migliore dei casi, una volta all’anno”.

In pazienti con diabete di tipo 2, le cellule del diabete ormone insulinapancreas non producono abbastanza insulina, un ormone fondamentale per la conversione degli zuccheri in energia. Inizialmente, la malattia viene controllata con una dieta rigorosa ed esercizio, ma molti pazienti hanno dei peggioramenti col tempo e necessitano compresse o iniezioni di insulina.

Il ricercatore e professore Doug Melton ha affermato di essere contento della scoperta: “la nostra idea è relativamente semplice”. Naturalmente, prima di essere in vendita, deve passare almeno un decennio, per testare meglio la sicurezza e l’efficacia dell’ormone.

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Digiunare aiuta il cervello a rimanere giovane!

Il digiuno come elisir di lunga vita? Questa è la notizia che circola online da qualche ora, ovviamente la notizia nuda e cruda desta curiosità e soprattutto incredulità, ma se andiamo a guardare con attenzione, quasi quasi i ricercatori del National Institute on Ageing di Baltimora (Usa) ci convincono. I titolari dello studio statunitense hanno infatti stabilito che un digiuno pilotato può avere effetti benefici in quanto stimola il cervello ad attingere dalle proprie riserve, senza abbassare mai la guardia e mantenendo l’allenamento anche contro il normale e fisiologico invecchiamento che rallenta le capacità cognitive.

Alcune delle principali malattie degenerative che possono essere in parte scansate con questo metodo sono l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Ovviamente non serve (e non basta) digiunare tre o quattro giorni di fila, è necessario monitorare la pratica e chiedere consiglio al medico. In linea di massima si tratta di un taglio di 500 calorie per due giorni su sette, una quantità decisamente ragionevole distribuita nell’arco di una settimana.

L’allungamento della vita potrebbe arrivare a circa il 40% in quanto, come detto, lo stress a cui viene sottoposto il cervello lo stimola a rimanere giovane e allenato. Secondo Mark Mattson, responsabile del Laboratorio di neuroscienze del Nia: “Abbiamo scoperto che un regime di restrizione calorica, in particolare quando viene seguito a intermittenza, per esempio a giorni alterni, attiva meccanismi di risposta allo stress cellulare nei neuroni”. Questo tipo di digiuno assistito porterebbe benefici anche alla produzione di insulina che regola i livelli zuccherini presenti nel sangue, poiché l’assenza di cibo nell’organismo aiuta il corpo a produrne di meno e con più regolarità. Quello che è molto importante però è informarsi e capire quali sono i limiti di questo tipo di rimedio contro l’invecchiamento anche perché con una tale giustificazione si potrebbe scivolare facilmente in patologia ben più gravi come la bulimia e l’anoressia.