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Inps: online gli incentivi per l’assunzione di donne e over 50

L’Inps, col il messaggio n. 12212 del 29 luglio 2013, informa che a decorrere da oggi, 30 luglio 2013, è disponibile online il modulo 92-2012 per la comunicazione finalizzata alla fruizione delle agevolazioni contributive su assunzioni di over 50 e donne di ogni età. Il modulo si trova nel Cassetto previdenziale aziende ed aziende agricole.

L’incentivo previsto è pari alla riduzione del 50% di contributi previdenziali dovuti all’Inps e assicurativi dovuti all’Inail dai datori di lavoro. Le assunzioni con contratto di lavoro subordinato, di lavoratori ultracinquantenni disoccupati da oltre dodici mesi, e di donne di qualsiasi età, disoccupate da almeno 24 mesi oppure da 6 mesi e residenti in aree svantaggiate.incentivo assunzione donne

Già la scorsa settimana, l’Inps aveva comunicato, con la circolare n. 111 del 24 Luglio, l’area di applicazione degli incentivi all’assunzione spettanti per coloro che assumono le seguenti categorie di lavoratori:

  • uomini o donne con almeno cinquant’anni di età e “disoccupati da oltre dodici mesi”;
  • donne di qualsiasi età, residenti in aree svantaggiate e “prive di un impiego regolarmente retribuito  da almeno sei mesi”;
  • donne di qualsiasi età, con una professione o di un settore economico caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere e “prive di un impiego regolarmente retribuito  da almeno sei mesi”;
  • donne di qualsiasi età,  ovunque residenti e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi”.

La nozione di lavoratore “privo di un impiego regolarmente retribuito” è stata  definita dal decreto del Ministero del lavoro  e delle politiche sociali del 20 marzo 2013 ed è stata ora chiarita – con particolare riferimento all’incentivo previsto dalla legge 92/2012 – dal Ministero stesso, mediante la circolare n. 34 del 25 luglio 2013

In sintesi – in conformità al decreto ed ai chiarimenti ministeriali – deve essere qualificata priva di impiego regolarmente retribuito la donna che, nel periodo considerato (sei o ventiquattro mesi):

  • non ha svolto attività lavorativa in attuazione di un rapporto di lavoro subordinato di durata pari o superiore a sei mesi;
  • né ha svolto attività lavorativa autonoma (compresa la collaborazione coordinata e continuativa  e a progetto) dalla quale derivi un reddito pari o superiore al reddito minimo personale annuale escluso da imposizione fiscale (Euro 8.000 per i redditi da lavoro dipendente o fiscalmente assimilati, Euro 4.800 per i redditi da impresa o derivanti dall’esercizio di professioni).
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Baby-sitting e asili nido: in scadenza il contributo Inps (Bando)

L’INPS, con la Circolare n. 48 del 28/03/2013, concretizza la possibilità, per le lavoratrici, di richiedere un contributo economico utilizzabile per il servizio di baby-sitting oppure, in alternativa, per far fronte alle spese dei servizi per l’infanzia, siano essi pubblici o privati accreditati con la rete pubblica.

Tutto questo è introdotto in via sperimentale per il periodo 2013-2015, in seguito a quanto previsto dall’articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92 recante “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” e che prevede nuovi interventi volti a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro e il sostegno alla genitorialità, attraverso l’introduzione di misure orientate a migliorare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e la condivisione dei compiti di cura dei figli.

Babysitting e asili nido in scadenza il contributo InpsLa domanda va presentata all’INPS in modo esclusivo attraverso il canale WEB sul portale dell’Istituto di previdenza, tramite i servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino possessore del proprio PIN “dispositivo”. I contributi saranno di importo pari a 300,00 Euro mensili, erogati per un periodo massimo di sei mesi e in alternativa alla fruizione del congedo parentale, comportando conseguentemente la rinuncia allo stesso da parte della lavoratrice.

La presentazione delle domande sarà consentita dalle ore 11:00 del giorno 1 luglio 2013 fino al giorno 10 luglio 2013

Sono ammesse alla presentazione della domanda:

  • le madri, anche adottive o affidatarie, lavoratrici che siano ancora negli undici mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio;
  • le lavoratrici beneficiarie del diritto al congedo di maternità obbligatorio per le quali la data presunta del parto sia fissata entro quattro mesi dalla scadenza del bando.

Per le lavoratrici iscritte alla gestione separata il periodo di utilizzo del contributo scende ad un massimo di tre mesi. Le lavoratrici part-time potranno accedere al contributo in misura riproporzionata. Le lavoratrici possono accedere al beneficio  anche per più figli (in tale caso si deve presentare una domanda per ogni figlio).

Il contributo per gli asili nido verrà erogato attraverso pagamento diretto alla struttura prescelta dietro esibizione, da parte della struttura, della documentazione attestante la fruizione del servizio, fino a concorrenza dell’importo di 300 euro mensili. Il contributo per il servizio di baby-sitting verrà erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro, ritirati dalle lavoratrici presso la sede provinciale INPS, individuata in base alla residenza dichiarata.

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Inps: congedo obbligatorio e facoltativo per i neo papà

Alla nascita di un figlio, il padre lavoratore dipendente usufruirà di un congedo obbligatorio (di solo 1 giorno) e di un congedo facoltativo, in alternativa al congedo di maternità della madre (di 2 giorni). E’ quello che istituisce l’Inps nella circolare n. 40 del 14/03/2013, avente come oggetto la Legge 92/2012 (riforma del mercato del lavoro), precisamente l’articolo 4, comma 24, lettera a): diritto del padre al congedo obbligatorio e al congedo facoltativo, alternativo al congedo di maternità della madre.

Spettano al padre (anche se adottivo o affidatario), entro e non oltre il quinto mese di vita del figlio, congedo obbligatorio e congedo facoltativo in seguito ad eventi quali parto (anche se prematuro, in questo caso solo per la madre potrebbe slittare il termine di inizio del congedo obbligatorio), adozioni e affidamenti avvenuti a partire dal 1° gennaio 2013. Naturalmente nei casi di parto plurimo, la durata dei congedi non subisce variazioni.

congedo obbligatorio padreIl congedo obbligatorio del padre è aggiuntivo a quello della madre, ha durata un giorno ed è fruibile durante il congedo di maternità della madre lavoratrice o anche successivamente purché entro il limite temporale sopra richiamato. Il congedo facoltativo, invece, è legato al congedo di maternità in quanto i giorni presi dal padre (1 o 2 al massimo) vengono scalati dal congedo della madre che così facendo anticipa il termine dello stesso. Anche in questo caso è fruibile dal padre in contemporanea alla madre.

L’Inps destina al padre lavoratore dipendente, per i giorni di congedo, un’indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione ordinaria a carico dell’Istituto di previdenza, ma anticipata dal datore di lavoro in busta paga, ovviamente previa comunicazione scritta con un anticipo di almeno quindici giorni, destinata all’azienda, in cui si indicano la data presunta del parto e le date in cui si intende fruire del congedo. Sarà compito dei datori di lavoro informare l’Inps delle giornate di congedo tramite il flusso mensile Uniemens.

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Più potere ai Caf. Il Cud 2013 Inps è solo online

E’ tempo di Cud. Come ogni anno, entro il 28 febbraio, le aziende inviano ai propri dipendenti la certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente dell’anno d’imposta appena trascorso (in questo caso il Cud 2013 si riferisce ai redditi percepiti nel 2012). La stessa cosa vale per gli Enti di previdenza verso i propri assistiti.

Fino all’anno scorso, l’Istituto di previdenza per eccellenza, l’Inps, effettuate le ordinarie operazioni di conguaglio, inviava il Cud ai suoi assistiti entro i primi mesi dell’anno. Da quest’anno invece le cose cambiano un po’, sull’onda emotiva della crisi economica, in previsione di una riduzione della spesa pubblica. Subentra la cosiddetta telematizzazione dell’invio di diversi documenti fiscali e previdenziali (tra cui anche il Cud) prevista dalla legge di stabilità 2013: “A decorrere dall’anno 2013, gli enti previdenziali rendono disponibile la certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente, pensione e assimilati (Cud) in modalità telematica. È facoltà del cittadino richiedere la trasmissione del modello Cud in forma cartacea“.

Il 26 febbraio scorso, l’Inps ha pubblicato la circolare n.32, in cui dichiarava il rilascio dei certificati Cud attraverso il canale telematico. Rimane sempre facoltà del cittadino richiedere la trasmissione del Cud in forma cartacea, lo conferma anche la legge di stabilità, ma un cambiamento del genere ce lo aspettavamo da tempo.cassetto previdenziale

Sono anni, ormai, che l’Inps pubblicizza il famoso Pin Online, per accedere ai servizi per il cittadino, direttamente dal portale www.inps.it. Per avere una situazione chiara ed aggiornata in tempo reale ed inviare moduli o semplici richieste, basta soltanto inserire il proprio codice fiscale ed Pin di 8 cifre (fino al mese scorso erano 16) rilasciato dall’ente per entrare nel proprio cassetto previdenziale.

In assenza del Pin, è anche possibile richiedere il Cud tramite casella di posta elettronica certificata PEC, sulla quale verrà recapitata la certificazione in maniera del tutto gratuita. Il Decreto Legge n. 185/2008 stabilisce che tutti i cittadini possono ottenere l’attribuzione di una casella di posta certificata CEC-PAC dal gestore PostaCertificat@, gratuitamente.

E’ vero, non tutti hanno un computer, soprattutto i più anziani, e non tutti, pur avendone uno a casa, sanno utilizzarlo. Ma anche questo è segno che i tempi stanno cambiando, e l’evoluzione ci sta tutta.

Esiste, infine, l’opzione di ritiro della copia cartacea del Modello Cud presso i Caf e gli uffici postali. I Caf richiederanno il documento di identità e una delega scritta in cui gli si affida l’incarico di acquisire per proprio conto, il Cud presso l’Inps. L’operazione dovrebbe essere gratuita, ma poi è a discrezione dei Centri autorizzati. Presso gli uffici postali, invece, questa operazione è a pagamento. Ci si reca in uno degli uffici sul territorio, al cui interno sia presente uno “Sportello Amico” e si ottiene il proprio modello dietro il corrispettivo di Euro 3,27 (€ 2,70 più Iva).

Naturalmente, resta inteso che ognuno può ritirare il proprio modello Cud presso le sedi Inps, recandosi personalmente negli uffici, negli orari di sportello o dietro appuntamento. Inoltre, se possessori del Pin online ma non di un computer domestico, in alcune sedi Inps sono state istituite delle postazioni informatiche messe a disposizione proprio alle persone che devono interagire con gli archivi previdenziali ma non hanno lo strumento per farlo.

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INPS presenta la nuova ASpI. Addio agli altri ammortizzatori sociali!

Mancano poco più di due settimane al debutto l’ASpI, assicurazione sociale per l’impiego, erede unica dei sussidi di disoccupazione e mobilità, e l’INPS, ha pensato bene di pubblicare adesso la circolare esplicativa n. 140 del 14/12/2012 avente ad oggetto: Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI), istituita dall’art.2 della legge 28 giugno 2012, n. 92. Aspetti di carattere contributivo.

Delineata dalla riforma Fornero, l’Aspi interesserà tutti i dipendenti privati, compresi apprendisti e soci di cooperativa, che ad oggi sono senza coperture, e quelli pubblici a termine. Ovviamente, l’aver allargato il palcoscenico degli attori interessati rispetto al sistema attuale, ha, d’altro canto, inserito regole molto restrittive per il riconoscimento dello status di disoccupazione.

L’ASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, che siano in stato di disoccupazione e possano far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. E’ pari al 75% della retribuzione mensile nei casi in cui quest’ultima non superi, nel 2013, l’importo mensile di 1.180 euro. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo, l’indennità è pari al 75% del predetto importo, incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo. È comunque stabilito un massimale erogabile, che mensilmente risulta essere pari a 1.119,32 Euro.

Non si applica il prelievo contributivo del 5,84% previsto per gli apprendisti (art. 26 della legge n. 41/1986) ed è riconosciuta la contribuzione figurativa. L’importo del trattamento è ridotto al 60% della retribuzione mensile di riferimento dopo i primi sei mesi di fruizione ed al 45% oltre il dodicesimo mese. L’ApI dura 12 mesi sino a 55 anni di età del lavoratore e 18 mesi oltre i 55 anni.

L’erogazione dell’ASpI è sospesa d’ufficio, fino ad un massimo di 6 mesi, in caso di nuovo rapporto di lavoro subordinato (se la sospensione è  inferiore a sei mesi, l’ASPI riprende a decorrere dal momento della sospensione). Inoltre, la sua erogazione può essere ridotta in caso di svolgimento di lavoro autonomo, dal quale derivi un reddito inferiore al limite stabilito ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione. In caso di sospensione, i periodi di contribuzione relativi al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento di sostegno (per l’ASpI e la mini-ASpI).

A decorrere dal 1° gennaio 2013, ai lavoratori che non raggiungono il requisiti assicurativi e contributivi richiesti per l’ASpI, qualora possono far valere almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi 12 mesi, può essere liquidata un’indennità denominata mini-ASpI. Il trattamento mini-ASpI viene corrisposto mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo. La mini-ASpI sostituisce l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti ed è condizionata alla presenza e alla permanenza dello stato di disoccupazione.

A decorrere dal 1° gennaio 2013, in tutti i casi di licenziamento di un lavoratore assunto a tempo indeterminato, il datore di lavoro è tenuto a versare all’Inps una somma pari al 50% del trattamento mensile Aspi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Il contributo è dovuto anche in caso di interruzione del rapporto di apprendistato che non sia dovuta a dimissioni o a recesso del lavoratore. Il contributo non è dovuto fino al 31 dicembre 2016 nei casi in cui venga versato il contributo d’ingresso per la mobilità (essendo quest’ultimo dovuto fino a tale data in base al periodo transitorio).

Limitatamente al periodo 2013-2015, il contributo non è dovuto:

– per i licenziamenti effettuati in conseguenza dei cambi di appalti ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro in attuazione di clausole sociali;

– nel settore delle costruzioni edili per chiusura cantiere.

Dal 1°gennaio 2017, in caso di licenziamento collettivo, il contributo di cui sopra è triplicato nel caso in cui la procedura (la dichiarazione di eccedenza di personale) si concluda senza accordo sindacale.

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Disoccupazione femminile in Italia, quali sono le cause?

Dalle manifestazioni in piazza delle suffragette ne è passato di tempo e molti passi sono stati fatti per ridurre il divario tra uomo e donna. Siamo nel 2012 e molte cose somigliano al 1948. Le donne manifestavano e ancora lo fanno, portavano i bambini a lavoro con loro e tutt’ora è così. Proprio su questo punto fondamentale si dibatte in politica: manca un Welfare che concili lavoro e famiglia. I datori di lavoro preferiscono le donne single a quelle sposate, valorizzano poco il loro lavoro e spesso le licenziano se in gravidanza.

Eppure le donne, secondo i dati Istat, hanno un grado d’istruzione più alto degli uomini e, questo, dovrebbe preferirle agli uomini al momento della selezione. Invece, la scolarizzazione non basta a ridurre il gap retributivo del 20% inferiore a quello dei colleghi uomini.

A livello contributivo, per l’Inps, le donne sono meno costose, ma nonostante questo la disoccupazione sotto i 30 anni è molto forte. La colpa della mancanza di lavoro, non è dovuta solamente alla crisi che stiamo attraversando ma contribuiscono diversi fattori:

  • Difficile conciliazione lavoro-famiglia;
  • Nascita del primogenito con abbandono del posto di lavoro;
  • Scoraggiamento per la continua ricerca del posto fisso, ormai inesistente.

Analizzando passo passo le varie cause, ci accorgiamo che la donna pur di lavorare accetta contratti a progetto o di collaborazione che non tutelano la gravidanza. Questi contratti sono la prima causa di abbandono del posto di lavoro per il periodo di gestazione e la successiva assistenza del figlio.

Altre volte non si tratta della scadenza dei contratti ma di una scelta ragionata da parte della donna stessa. S’inizia a riflettere su pro e contro, su spese ed entrate e ci si rende conto che lavorare per pagare una baby sitter o un nido non ha senso, meglio dedicarsi personalmente.

Il tasso di disoccupazione è infine causato dalla mancata ricerca di annunci lavorativi, spesso fasulli e inconcludenti.

Una soluzione per riformare il sistema sarebbe quella di ridistribuire il lavoro tra uomo e donna a pari merito e diritti, sviluppare una rete di servizi funzionante contribuendo a rendere la conciliazione lavoro-famiglia più serena.