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Lavoro

INPS presenta la nuova ASpI. Addio agli altri ammortizzatori sociali!

Mancano poco più di due settimane al debutto l’ASpI, assicurazione sociale per l’impiego, erede unica dei sussidi di disoccupazione e mobilità, e l’INPS, ha pensato bene di pubblicare adesso la circolare esplicativa n. 140 del 14/12/2012 avente ad oggetto: Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI), istituita dall’art.2 della legge 28 giugno 2012, n. 92. Aspetti di carattere contributivo.

Delineata dalla riforma Fornero, l’Aspi interesserà tutti i dipendenti privati, compresi apprendisti e soci di cooperativa, che ad oggi sono senza coperture, e quelli pubblici a termine. Ovviamente, l’aver allargato il palcoscenico degli attori interessati rispetto al sistema attuale, ha, d’altro canto, inserito regole molto restrittive per il riconoscimento dello status di disoccupazione.

L’ASpI è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, che siano in stato di disoccupazione e possano far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione. E’ pari al 75% della retribuzione mensile nei casi in cui quest’ultima non superi, nel 2013, l’importo mensile di 1.180 euro. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore a tale importo, l’indennità è pari al 75% del predetto importo, incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e il predetto importo. È comunque stabilito un massimale erogabile, che mensilmente risulta essere pari a 1.119,32 Euro.

Non si applica il prelievo contributivo del 5,84% previsto per gli apprendisti (art. 26 della legge n. 41/1986) ed è riconosciuta la contribuzione figurativa. L’importo del trattamento è ridotto al 60% della retribuzione mensile di riferimento dopo i primi sei mesi di fruizione ed al 45% oltre il dodicesimo mese. L’ApI dura 12 mesi sino a 55 anni di età del lavoratore e 18 mesi oltre i 55 anni.

L’erogazione dell’ASpI è sospesa d’ufficio, fino ad un massimo di 6 mesi, in caso di nuovo rapporto di lavoro subordinato (se la sospensione è  inferiore a sei mesi, l’ASPI riprende a decorrere dal momento della sospensione). Inoltre, la sua erogazione può essere ridotta in caso di svolgimento di lavoro autonomo, dal quale derivi un reddito inferiore al limite stabilito ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione. In caso di sospensione, i periodi di contribuzione relativi al nuovo rapporto di lavoro possono essere fatti valere ai fini di un nuovo trattamento di sostegno (per l’ASpI e la mini-ASpI).

A decorrere dal 1° gennaio 2013, ai lavoratori che non raggiungono il requisiti assicurativi e contributivi richiesti per l’ASpI, qualora possono far valere almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi 12 mesi, può essere liquidata un’indennità denominata mini-ASpI. Il trattamento mini-ASpI viene corrisposto mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel periodo. La mini-ASpI sostituisce l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti ed è condizionata alla presenza e alla permanenza dello stato di disoccupazione.

A decorrere dal 1° gennaio 2013, in tutti i casi di licenziamento di un lavoratore assunto a tempo indeterminato, il datore di lavoro è tenuto a versare all’Inps una somma pari al 50% del trattamento mensile Aspi per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Il contributo è dovuto anche in caso di interruzione del rapporto di apprendistato che non sia dovuta a dimissioni o a recesso del lavoratore. Il contributo non è dovuto fino al 31 dicembre 2016 nei casi in cui venga versato il contributo d’ingresso per la mobilità (essendo quest’ultimo dovuto fino a tale data in base al periodo transitorio).

Limitatamente al periodo 2013-2015, il contributo non è dovuto:

– per i licenziamenti effettuati in conseguenza dei cambi di appalti ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro in attuazione di clausole sociali;

– nel settore delle costruzioni edili per chiusura cantiere.

Dal 1°gennaio 2017, in caso di licenziamento collettivo, il contributo di cui sopra è triplicato nel caso in cui la procedura (la dichiarazione di eccedenza di personale) si concluda senza accordo sindacale.

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Lavoro

La Fornero propone meno tasse sul lavoro e un piano per i giovani

Riduzione delle tasse sul lavoro e un piano ad hoc per i giovani. Sono queste le nuove dichiarazioni del Ministro del Lavoro Elsa Fornero, che ad un’intervista a Radio Anch’io ha spiegato come la tassazione sul lavoro sia “troppo alta” e quanto sia necessario correre ai ripari.

elsa fornero lavoro tasse giovaniPer questo, ha dichiarato, “domani, in Consiglio dei ministri, chiederò di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito. Questa dovrebbe essere, dopo avere fatto la riforma del mercato del lavoro, la prima aspirazione di un ministro del Lavoro“.

Un’assunzione di responsabilità da parte del Ministro, che ha poi annunciato anche un piano mirato ad agevolare i giovani. Non un piano eclatante, spiega la Fornero, ma “un’azione microeconomica, molto minuta e monitorata con programmi mirati, magari differenziati territorialmente“.

Una presa di posizione che già sta trovando molti riscontri positivi sul Web, anche se molte sono le voci fuori dal coro che si dicono scettiche e che pensano all’ennesimo giro di parole inutile. Dal canto suo la Fornero ha cercato di affrontare la situazione di petto, aggiungendo che: “Il problema è che il nostro paese per troppo tempo non ha fatto i conti con il dislivello fra domanda complessiva e risorse. Abbiamo scaricato l’eccesso di domanda sulle generazioni più deboli, lo abbiamo fatto in passato con l’inflazione più alta, più di recente con la moneta unica, e dopo ricorrendo al debito”.

Il Ministro ha poi spiegato che un debito che cresce prima o poi diventa insostenibile:“Noi siamo arrivati al momento della insostenibilità del debito, e abbiamo dovuto ricorrere a misure piuttosto severe”. Misure, ha continuato, che però hanno riportato la fiducia e sostenibilità al debito.

Concludendo, infine, Elsa Fornero ha rimarcato come ciò non significhi che oggi il debito sia assente, ma i passi fatti fino ad ora consentono di guardare al problema con maggiore fiducia rispetto a 6-8 mesi fa.

Cosa ne uscirà dalla proposta di abbassare le tasse? Verrà fatta realmente? E questo pieno ad hoc per i giovani? Staremo a vedere… e voi? Che ne pensate?

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Lavoro

La nuova retorica sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

La nostra Ministra Fornero, facente parte del ristretto gruppo delle donne occidentali giunte al potere, (delle quali vi parlerò in un altro articolo), insieme ad altri membri del Governo, continua a ripetere che l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori non deve diventare una battaglia ideologica.

Che è come dire, tu albero smetti di rivendicare di essere un albero. Tradotto, voglio dire che l’art.18, e l’intero Statuto dei Lavoratori, è nato proprio come battaglia ideologica. Ebbene sì. Cerchiamo di non farci deviare dai moti “contro-riformatori” della post-modernità, divulgati con una nuova retorica. In sostanza, il mondo possibile, che la classe politica italiana ed europea vuol far passare, non è l’unico mondo possibile e soprattutto non è necessario. Molte altre soluzioni di tipo economico vengono proposte da illustri economisti, ma queste vengono sistematicamente ignorate dai governanti.

Ma torniamo allo Statuto dei Lavoratori. Vi invito a leggere la pagina di wikipedia nella quale si fa un breve cenno alle premesse storiche, economiche e sociali, nonché agli autunni caldi e al percorso politico per arrivare alla formulazione e al riconoscimento dello Statuto.

Per comprendere un determinato fenomeno occorre sempre andare alle origini, così da avere il quadro completo della situazione e capire anche le implicazioni di determinate prese di posizione. Purtroppo, troppo spesso dimentichiamo le cose, il tempo e gli eventi ci travolgono e molte lotte, esperienze e vite passano come acqua che scorre, ma noi dobbiamo fermare il flusso delle cose che ci travolgono e osservare quell’acqua, perché è l’acqua che disseta molti di noi.

Per capire in quali condizioni versavano i lavoratori nel dopoguerra (per non parlare di prima della guerra) basta ascoltare le storie delle nostre nonne. I padroni facevano il bello e il cattivo tempo e i poveri sottostavano a qualsiasi trattamento, purché potessero portare a casa la pagnotta per i propri figli. I nostri genitori hanno fatto lotte durissime affinché venissero riconosciuti alcuni diritti fondamentali, quali orari di lavoro, condizioni di lavoro, età minima di accesso al lavoro, un minimo di ferie, la maternità, ecc. Ore di scioperi ad oltranza, con buste paghe dimezzate alla fine del mese, con la conseguenza che tutta la famiglia, moglie e figli di quei lavoratori che hanno lottato, ha pagato di persona per avere qualcosa di più dai padroni.

Da una parte c’era la povera gente, quella che lavorava e faticava per quattro soldi, dall’altra i padroni/borghesi che davano lavoro, senza badare troppo alle condizioni dei lavoratori, e nel frattempo si arricchivano. Certo, nulla di nuovo sotto il sole, il mondo è sempre stato diviso tra pochi potenti e la massa del popolo poveraccio, e forse sarà sempre così, ma è proprio per questo che la battaglia sull’articolo 18 è una battaglia ideologica, altro che se lo è!

E i potenti di oggi, i post-moderni, vengono a dirci: non facciamo dell’art. 18 una battaglia ideologica… come se la separazione tra padroni e lavoratori, tra potenti e popolo, tra ricchi e poveri, si fosse dissolta e ora vivessimo in un mondo senza contrapposizioni.

Si vuole fare passare l’idea che le ideologie siano morte, che con la fine della Guerra Fredda, con il crollo del muro di Berlino, non possiamo più parlare di ideologie e soprattutto di ideologie di Sinistra… quelle che fanno tanta paura ai capitalisti/padroni. Infatti, sono proprio questi ultimi, (ben rappresentati nell’attuale Governo “tecnico”, ma anche prima di questo) che vogliono spazzare via l’aspetto ideologico, perché sono i primi a sapere molto bene che di ideologia si tratta.

I padroni post-moderni con una nuova retorica vogliono farci credere che determinare soluzioni nell’ambito del lavoro (e in altri ambiti) siano le uniche necessarie in un mondo globalizzato. Ma il mondo globalizzato gestito da un capitalismo finanziario proprio non funziona. E questo mal funzionamento è sotto gli occhi di tutti.