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Il piacere erotico di una “sana” sculacciata

Oggi vorrei parlarvi di un tema un po’ scottante… o meglio, un po’ eccitante. Perché sì, care amiche, a molte donne piace essere sculacciate. A scanso di equivoci voglio chiarire che non parlo di pratiche sado-maso, quelle dove il piacere è associato al dolore… lasciamo perdere quel genere.

Qui, voglio parlare di un desiderio che sembra appartenere a tantissime donne, anche se sarà molto difficile che lo confessino. Purtroppo, non siamo ancora abbastanza libere nel parlare delle nostre fantasie o pratiche sessuali, soprattutto se queste escono dalla classica posizione del missionario e cercano di toccare nuove vette dell’erotismo.

Le statistiche ci dicono che alle donne piace molto più essere sculacciate che sculacciare; eccita di più il ruolo passivo di quello attivo. Sarà forse la conferma del fatto che la donna ama maggiormente assumere un ruolo sottomesso e che, quindi, lo stereotipo della donna sottomessa deriva dalla realtà stessa e non è semplicemente un prodotto culturale? Oppure, questo piacere della passività e della punizione è esso stesso prodotto culturale che abbiamo introiettato facendolo diventare qualcosa di nostro, mentre è solo espressione di una società maschilista, nella quale la donna è sempre stata considerata una peccatrice da punire? Beh, lasciamo stare tutte queste domande cultural-esistenziali e torniamo alle nostre “sane” sculacciate.

Provate a immaginare… se durante il coito lui vi prende da dietro e prima di penetrarvi vi dà qualche bella sculacciata tanto da farvi diventare il sederino bello rosso con un bruciore diffuso… Ecco che così facendo l’eccitazione sale a mille e il vostro sesso si apre come una rosa. Succede.

Oppure, se lui è in grado di sostenere dei preliminari più lunghi, potrebbe anche mettervi a pancia in giù sulle ginocchia e via con una bella sculacciata, come a volte fanno (o facevano) i genitori con i figli monelli.

È il desiderio di essere punite ad eccitare, può sembrare una contraddizione a livello razionale, ma sappiamo che gli impulsi sessuali hanno ben poco di razionale. Non dovete farvene una colpa se sentite questo desiderio di essere sculacciate, vorrei rassicurarvi su questo. Certo, a mio parere, non si dovrebbe mai trascendere la misura, nel senso di arrivare a pratiche forti dove il dolore diventa la fonte del piacere. Sinceramente, io non amo queste pratiche, ma so che ci sono persone a cui piace e nemmeno questi dovrebbe sentirsi in colpa, basta però che la pratica sia accettata e voluta da entrambi. La violenza e la costrizione sono da bandire, soprattutto nel sesso che è un’attività che deve dare piacere ad entrambi.

Ma torniamo al nostro desiderio di metterci piegate con il sederino scoperto e aspettare che lui o lei  ci colpisca. In questo momento state leggendo questo post e non penso siate nella posizione suddetta (quindi avete ancora una certa lucidità :)). Ecco, allora, provate ad ascoltare non solo quello che si muove nel vostro basso ventre, ma anche quello che sentite nell’intimo e provate a porre attenzione alle immagini che si affacciano alla vostra mente.

Avete dei ricordi, delle immagini di certe cose che vi sono capitate o che vi è capitato di vedere; e quali movimenti interiori vi suscitano queste immagini e questi ricordi? Cercate di capire cosa vi succede e per quale motivo vi eccita così tanto essere sculacciate. Questo è importante per conoscere un po’ di più voi stesse. Perché c’è sempre un motivo per cui una cosa ci piace.

Ora, non voglio fare esempi perché sono cose molto delicate e personali e non è che ci mettiamo a parlare di queste nella pubblica piazza del web, ma ognuna di voi, nel segreto della propria stanza o del proprio ufficio, darà le risposte.

Conoscersi meglio fa vivere meglio. Il desiderio di una “sana” sculacciata potrebbe essere un’occasione per conoscere più a fondo i nostri impulsi e i nostri bisogni e magari renderci conto che a volte o spesso non vengono soddisfatti e rimangono solo a livello di fantasie, perché magari non abbiamo il coraggio di esprimerli al nostro/a partner per paura di essere giudicate. E così rimangono lì, non espressi e mai soddisfati.