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Arte e Cultura

Van Gogh Museum di Amsterdam: mostra fra arte ed ecosostenibilità

Riapre dopo soli sette mesi di chiusura per restauro il Rijksmuseum di Amsterdam, il venticinquesimo museo più visitato al mondo. In occasione di questa riapertura e del 160esimo anniversario della nascita di Vincent Willem van Gogh, è stato inaugurato anche il Van Gogh Museum, una mostra stabile dedicata al più grande pittore olandese che in appena 10 anni di attività ha completamente rivoluzionato il mondo della pittura e la concezione dell’arte per tutti gli anni a venire.

La rassegna, dal titolo Van Gogh at work, si costruisce su due capisaldi: da una parte l’esposizione vera e propria, dall’altra invece il nucleo originale e interessante della mostra, ovvero l’esposizione degli aspetti tecnico-scientifici che ricostruiscono il processo creativo del grande genio di Zundert.

La mostra infatti espone oltre 200, tra opere, museo van gogh amsterdamdisegni e lettere, ma anche i risultati di una ricerca portata avanti dal 2005 da un gruppo multidisciplinare di esperti voluto dall’Agenzia dei Beni culturali dei Paesi Bassi, con tema proprio il work in progress del maestro.

A questa già interessante novità per il Rijksmuseum si associa quella della sua ristrutturazione. L’edificio ha cominciato una operazione di restauro nel 2010, operazione finalmente conclusasi con la realizzazione di un edificio completamente ecosostenibile, con un sistema di termoregolazione naturale e personalizzato per ogni sala.

I finanziamenti per la ristrutturazione, che nel 2014 vedrà anche la nascita di una nuova sala d’ingresso, sono stati già in parte stanziati.

 

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Casa

Biobab: il parquet per la tua casa facile da pulire, naturale e dalla lunga vita!

Avere una casa accogliente non significa solo decorarla con belle tende, piante da interni, quadri ecc. Una componente fondamentale è data certamente dai pavimenti, che in qualche modo devono rispecchiare la nostra personalità ed il nostro stile.

Una delle scelte più di classe e belle da vedersi è sicuramente quella del parquet: pavimentazione calda per eccellenza e capace di stregare chiunque entri in un’abitazione. A questo punto, però, quando si parla di parquet, per noi donne entrano in gioco molte variabili.

Fra queste alcune rivestono un ruolo fondamentale e sono: durevolezza, nessuna di noi vuole avere a che fare con pavimenti che dopo qualche anno si desquamano e cominciano a perdere la loro bellezza; facilità nella pulizia, lo spauracchio che da sempre attanaglia noi donne quando si parla di parquet è l’ombra funesta delle macchie; naturalità, perché avere a che fare con strani prodotti sintetici a volte può comportare non poche paure sulla nostra salute e di quella dei nostri bambini; e infine l’ecosostenibilità, fattore certamente non trascurabile per chi vuole imporre un’inversione di tendenza salvaguardando anche la salute del pianeta.

Proprio per rispondere a tutte queste necessità Maccani pavimenti, azienda italiana ormai punto di riferimento nel settore delle pavimentazioni “calde” (non solo in legno, ma anche per laminato, linoleum e resilienti), ha deciso di lanciare la nuova Divisione Natura. Un’idea che arriva non per caso, ma che è stata maturata in un processo che ha visto crescere l’esperienze tecnica dell’azienda in tutti i suoi anni di attività (dal 1946).

Ma di cosa si occupa la Divisione Natura? Il focus si concentra sull’ecocompatibilità e la sostenibilità dei prodotti offerti, un parterre di soluzione dirette a chi è attento e sensibile alla tutela dell’ecosistema; ma al tempo stesso non vuole trascurare la qualità. Il tutto puntando su pavimentazioni “naturali” al 100% e tenendo sempre in prima linea il benessere delle persone.

Ed è proprio nel mondo dei parquet che Maccani pavimenti trova il suo fiore all’occhiello della Divisione Natura. Stiamo parlando di Biobab: il parquet tutto legno e natura. Infatti Biobab è costituito da una particolare finitura superficiale agro-artigianale ed ecologica, che prende il nome di RESINIUM®. Questa è a base di resine vegetali ed olio essenziale di lavanda (rigorosamente coltivata in Italia). Ma come mai la scelta della lavanda vi chiederete? Certo per il profumo, ma non solo. Dovete sapere che la lavanda è nota anche per le sue proprietà antibatteriche ed antisettiche e le resine vegetali che la compongono hanno una grande durevolezza nel tempo.

Tutto ciò, unito alla totale assenza in RESINIUM® di prodotti di sintesi e di derivazione petrolifere (dato che è completamente vegetale), fanno si che siano rispettati i principi di pulizia, ecosostenibilità e salute (anche in considerazione delle proprietà astatiche che rendono il prodotto molto igienico e facile da pulire). In più, per noi donne che siamo sempre alle prese con detersivi ed aspirapolvere, sarà un lieto piacere sapere che questo parquet è molto resistente sia alle macchie che al passaggio.

Insomma che vogliamo di più? Beh, qualcosa di più da dire in realtà c’è. Se dovessimo incappare in quelle fastidiosissime macchie ostinate o quei piccoli graffi che tanto ci danno fastidio, Meccani ci fornisce un Kit di Manutenzione in dotazione con il primo acquisto.

Ultima chicca: Biobab (disponibile nelle tre essenze rovere, olmo e larice) si pulisce facilmente usando semplicemente la scopa elettrica e il cattura polvere. Inoltre si può lavare con un sapone ad hoc: Biobab Soap, che consentirà nel tempo di rendere il nostro parquet sempre più resistente e fisiologicamente antibatterico.

Non vi basta? Volete una dimostrazione? Guardate la sezione video di Maccani su YouTube e in particolare il video di seguito in cui è la stessa Sig.ra Sara Maccani a mostrare come rimuovere da Biobab ogni tipo di macchia:

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Mentre se volete maggiori dettagli potete consultare il nuovo sito web di Maccani pavimenti dedicato a Biobab: www.biobab.trentino.it.

 

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Moda

Moda: tra ecosostenibilità e tecnologia

Nel 2011, Era di grande fervore tecnologico, stupisce vedere i nomi delle maison che producono “al naturale”: Gucci, Gap, Levi’s e Love Nature. Tutti con lo stesso obiettivo: ridurre l’inquinamento! Nascono così diverse creazioni come il jeans Levi’s Water<Less™ che richiede pochissima acqua per la tintura e il finissaggio del capo; il bikini ottenuto dalla lavorazione del mais e la t-shirt in cotone riciclato, colorata grazie ad un concentrato di frutta fresca.

Che cosa spinge a produrre in modo ecosostenibile? Immagine, risparmio o semplicemente moda?

Sicuramente la riduzione dei prezzi in fase di lavorazione, il miglioramento delle condizioni di lavoro e l’eliminazione della fase di smaltimento dei rifiuti. E’ proprio quest’ultimo aspetto ad ispirare l’etichetta della moda verde detta durable ovvero durevole poichè il futuro della sostenibilità si baserà su prodotti a lungo termine.

Sarà un modello di riferimento con cui imprese, politica, ma soprattutto ricercatori attivi nel campo della tecnologia dovranno fare i conti se vorranno mettere in commercio i nuovi sistemi di e-textiles e body sensors.

In Italia si chiamano “computer indossabili” e sono la novità nel campo della moda e della medicina. In particolare dalla Georgia nasce un prototipo di chip integrato nei capi d’abbigliamento per conoscere la tolleranza del tessuto. Stessa tecnologia e-fibers, con strisce sottili e circuiti integrati è stata utilizzata da Christoph Zysset e i suoi colleghi per valutare la lavorabilità, la stabilità meccanica e la capacità di stiro del tessuto.

La vera rivoluzione, però  è quella di Richard Devaul che ha messo a punto i memory glasses, occhiali ad impulsi visivi che funzionano come una sorta di reminder senza richiedere l’intervento da parte di chi li indossa al di là del primo input: cercare di ricordare! Il sistema è studiato per tutti gli utenti ma si evidenziano alcune applicazioni per disturbi psichici.

Possiamo affermare che la frontiera dei wearable computer si colloca in una prospettiva di intelligence augmentation che già nel 1962 studiava come estendere le abilità mentali dell’uomo pensando a prototipi meccanici dotati di autonomia “decisionale”. Esempio banale è l’interfaccia vocale di Google sugli smartphone.

Lo studio dei prototipi non mette confini alle loro applicazioni: s’inventa qualcosa non per rispondere a un’esigenza attuale, ma per creare novità che altri poi svilupperanno magari proprio nel settore moda.