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Da DNA a donna

Grace Kelly, a 30 anni dalla morte una biografia ne racconta la vita

A trent’anni dalla sua scomparsa, la principessa Grace riesce ancora ad affascinare con la sua bellezza e la sua eleganza, in lei il grande regista ed amatore di belle donne, Alfred Hitchcock, vide un modello da avere a tutti i costi nei suoi film, mentre il Principe Ranieri vide in lei la donna che gli sarebbe piaciuto avere accanto, come sposa e madre dei suoi figli.

Grace Kelly biografia libro 2012 30 anniGrace Kelly continua ad incantare, ed è questo che deve aver pensato Andrea Carlo Cappi, che ha scritto il libro La Principessa di ghiaccio, in cui ricostruisce la vita artistica prima e sentimentale poi della bellissima attrice premio Oscar. Da questo libro sarà tratto un film con Nicole Kidman chiamata ad interpretare la Kelly e Jean Dujardin (The Artist) che potrebbe interpretare Ranieri.

Ma Cappi, nella sua biografia, non parla solo della luce, perché il punto focale del libro sono le curiosità, i piccoli segreti, i dettagli scomodi che si celarono dietro l’incontro che fece sognare milioni di persone. Si racconta che il Principe la vide per la prima volta sulla copertina di Time, che titolava la foto “gli uomini preferiscono le signore”, in contrapposizione con la bella Marilyn e il suo film.

Da quella foto Ranieri decise di incontrarla e, quasi subito, di farne la sua principessa. Lei abbandonò, non senza rimorsi, la carriera d’attrice, e divenne principessa, moglie e amorevole madre fino alla sua tragica e prematura fine. Ora un libro ce ne racconta i segreti, mentre la sua bellezza e il suo stile vivranno in eterno.

 

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Da DNA a donna

Maria Montessori: il pensiero di una donna coraggiosa

Sono davvero poche le donne che, attraverso il loro impegno e il loro genio, hanno fatto si che il loro passaggio nel Mondo abbai lasciato grandi tracce.

maria montessori biografia completaIn Italia soprattutto la cultura, l’arte e la scienza sono sempre state sostantivi maschili e così quando arriva una grande donna a farsi largo, questa merita un particolare riguardo. E’ quello che ha pensato Google che con il suo Doodle di venerdì ha pensato bene di omaggiare la “nostra” Maria Montessori in occasione del suo 142esimo compleanno.

Maria è stata una scienziata, studiosa, filosofa e d educatrice italiana, che ha dato il suo nome ad un metodo di educazione e istruzione che viene oggi adottato in tutto il mondo e che ha scritto moltissime opere sull’educazione dei bambini e degli adolescenti.

La Montessori considerava il bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali, che l’adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive. Questa potenzialità presente nel bambino gli permetteva di essere un soggetto particolarmente creativo e se lasciato in totale autonomia, il bambino poteva esprimere la sua creatività. Dalla libertà che il bambino aveva scaturiva anche il suo senso di disciplina che gli veniva inculcato attraverso regole semplici da seguire e che gli facilitavano i suoi compiti.

Disciplina, creatività e autonomia sono diventati maria montessori storia vitai cardini del pensiero montessoriano che nel 1907 sfociò nella costruzione nel quartiere di San Lorenzo a Roma della prima scuola Montessori al mondo, dove tutto era a misura di bambino e deve questo poteva muoversi in totale armonia con lo spazio. In questi ambiti i bambini potevano muoversi e concentrarsi sulle attività che più desideravano portare avanti, relegando così il compito dell’insegnante a quello di osservatrice e “conduttrice” dell’attività scelta dal soggetto.

Queste scuole, nate all’inizio come luoghi addetti ai bambini con difficoltà di apprendimento, vennero aperte a tutti coloro che lo desiderassero, chiedendo ai genitori solo collaborazione per l’igiene e la salute dei piccoli studenti. La crociata più grande che Maria affrontò nella sua vita fu quella contro l’analfabetismo, considerato come un vero e proprio male sociale, forse per la prima volta. Secondo lei la parola non doveva solo volare nell’aria, ma rimanere sugli oggetti e sulla carta, diventare comunicazione e viaggiare in forma concreta.

Dedicò la sua vita ai bambini degli altri, lei che aveva avuto un figlio non riconosciuto dal suo professore e collega dell’Università e continuò fino alla morte, in Olanda nel 1953, a portare avanti il suo pensiero per portare al mondo la luce dell’istruzione. Fu anche tra le prime donne a laurearsi in Medicina dopo l’Unità d’Italia e il suo volto è stato stampato fino all’avvento dell’EURO sulle banconote da 1000 lire, arrivando a spodestare Cristoforo Colombo.

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Da DNA a donna

Josefa Idem: un primato di longevità e di impegno sociale

A quasi 48 anni ha esordito a questa edizione delle Olimpiadi di Londra 2012. Per lei è l’ottava Olimpiade e dopo le sue cinque medaglie olimpiche, una per la Germania e le altre per l’Italia, è ancora in acqua per farci sognare. Stiamo parlando di Josefa Idem, la campionessa mondiale e olimpica di K1 (kayak individuale), la più longeva atleta che la nostra nazionale ricordi.

josefa idem olimpiadi londra 2012La grandezza di Josefa però non sta solo nella longevità atletica che anche a 48 anni le permette di gareggiare a livelli altissimi, ma soprattutto nella costanza, nell’impegno e nella dedizione che la Idem mette in tutto ciò che fa. Otto Olimpiadi vogliono dire 32 anni vissuti sempre al meglio, a bordo del suo kayak, ad allenarsi e a sudare, ma anche 32 anni vissuti da donna, madre e personaggio pubblico che mette in gioco la sua immagine per il bene comune.

L’atleta nata e cresciuta in Germania, nel 1990 sposa il suo allenatore Guglielmo Guerrini e diventa cittadina italiana: un grandissimo acquisto per lo sport tricolore che comincia ad assaporare con lei le gioie delle medaglie europee, mondiali e olimpiche con il K1.

Dalle Olimpiadi di Atlanta ’96, Josefa comincia a volare davvero alto con il bronzo nel K1 500 m, e da allora in poi è l’inizio di un periodo di grandissimo successo: dal 1997 al 2002 3 titoli mondiali (e altri 10 piazzamenti sul podio), 5 titoli europei e la medaglia d’oro nel K1 500 m ai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney del 2000.

Dopo un periodo di sospensione dell’attività josefa idem medaglieagonistica per la seconda maternità nel 2003 (la nascita del suo primogenito risale al 1995), Josefa non vuole lasciare definitivamente la canoa, così si allena per bene e alle Olimpiadi di Atene 2004 piazza il grandissimo risultato dell’argento olimpico: erano passati appena 15 mesi dal parto.

Ha 40 anni e non vuole smettere, a 44 anni a Pechino 2008 vince un altro argento olimpico e ora a Londra combatte per una medaglia importante, avendo passato con facilità questa mattina le batterie di qualificazione.

Un medagliere ricco, una famiglia felice eppure la vita di Josefa non è solo questa: dal 2001 al 2007 ha rivestito un ruolo politico nelle liste dell’Ulivo, venendo nominata assessore allo sport per il Comune di Ravenna. Inoltre la Idem è stata testimonial della campagna di sensibilizzazione sulla sclerosi multipla, sulla donazione degli organi e a favore dell’associazione internazionale Emergency.

Una vita abbastanza impegnata per una donna che ama il “combattimento” in acqua e che promette, con la sua bracciata leggera e rapida, di regalarci, se non altre medaglie, ancora tantissime emozioni sportive.

 

 

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Musica & Spettacolo

Serebro: dalle origini al video di Mama Lover, la loro storia

Serebro, che significa argento, è il nome un gruppo musicale formato da tre giovani ragazze russe, le quali stanno avendo molto successo in tutta Europa.

serebro mama loverIl gruppo si è formato nel 2006 dall’unione di Elena Temnikova, ex-concorrente del talent show russo Star Factory, Olga Seryabkina, seconda voce con un passato da ballerina e Marina Lizorkina, già componente del gruppo musicale Formula.

Queste ragazze talentuose e ambiziose sono state prese sotto l’ala protettrice del produttore Max Fadeev e messe sotto contratto dalla casa discografica Monolit Records.

Il gruppo Serebro, rappresentando la Russia con il brano Song#1 , si è classificato terzo all’Eurovision Song Contest 2007, svoltosi a Helsinki nel 2007.

Da qui, il successo, soprattutto in Russia e nell’Europa dell’Est, è stato crescente e anche i riconoscimenti sono stati significativi: premiate al World Music Award nel 2007 come artiste che hanno realizzato maggiori vendite in Russia, hanno poi vinto come “Miglior Gruppo” agli MTV Russian Music Awards nel 2008.

I singoli sono stati riuniti nel loro album d’esordio, Opiumroz, uscito nel 2009 in Russia e nel 2010 diffuso su scala internazionale.

Nel frattempo, nel 2009, Marina Lizorkina ha abbandonato il gruppo lasciando il posto a Anastasia Karpova.

Nel 2010 hanno pubblicato altri due singoli, Не Bремя e Давай держаться за руки, seguiti nel 2011 da Мама Люба, diffuso a livello internazionale e anche in Italia nel 2012 con il titolo Mama Lover.

Sebbene ancora poco conosciute dal grande pubblico italiano, le Serebro e i loro agenti si stanno dando da fare con le PR nel nostro Paese.

«Le Serebro arriveranno in Italia, ci siete per intervistarle?», ci chiede l’ufficio stampa delle tre ragazze”. Il soggetto al quale è stata fatta la richieste è il sito PanoramAuto.it. Qui potete leggere l’intervista e altri articoli già pubblicati dal sito sulle Serebro.

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Da DNA a donna

Emma Stone fra cinema, vita privata, cervello e impegno!

Occhi azzurri e grandi, tanto grandi da sembrare innaturali, labbra rosse e sorriso contagioso, ma soprattutto testa brillante, cervello e senso dell’umorismo. Tutto questo insieme ad una bellezza indiscutibile. E’ Emma Stone, l’ultima (in ordine di tempo) fidanzatina di Spider-Man.

Emma Stone cinema biografia La bella Emma è Gwen Stacy nel prossimo film dedicato all’uomo ragno, nel quale recita accanto a Andrew Garfield, nuovo Spiderman appunto e suo compagno nella vita, galeotto fu il set.

Prima di diventare la bionda Gwen, Emma, di natura rosso fuoco, era la scontrosa Wichita che in Benvenuti a Zombieland faceva perdere la testa a Jesse Eisenberg, guarda un po’ il compagno di set di Garfield in The Social Network!

Poi la Stone è diventata Olive, la “donnaccia” della scuola in Easy Girl, altra commedia che deve la sua bellezza e il suo brio alla bravissima protagonista che non le manda certo a dire interpretando una ragazza che per sbaglio viene creduta “facile” e sfrutta la sua posizione scomoda per estirpare dalla sua scuola il bigottismo che regna sovrano.

Il suo anno d’oro però è il 2011 durante il quale escono Amici di Letto, in cui recita la piccolissima parte dell’ex di Justin Timberlake, Crazy Stupid Love in cui è la figlia di Steve Carrell innamorata dello sciupafemmine impenitente Ryan Gosling e infine The Help, un film tutto al femminile, basato su un romanzo omonimo in cui Emma è Skeeter, una ragazza di buona famiglia che nell’America degli anni ’60 si schiera dalla parte delle domestiche di colore.

Il film ha collezionato premi su premi, compresi un Oscar Emma Stone biografiaper Octavia Spencer e molti riconoscimenti per lo splendido cast di donne che raccontano le loro vite. La Stone è praticamente la protagonista del film: solare e spigliata, ma anche tenace, sensibile  e votata al suo lavoro.

La Emma reale non sembra diversa: grandi sorrisi ai fotografi, battute spiritose e scherzi, ma anche cervello e impegno. Una 23enne con la testa sulle spalle che conosce bene il suo posto nello show business ma anche nel mondo e non perde tempo a crogiolarsi nel successo.

Ora la aspettiamo in veste da pin up accanto, di nuovo, a Ryan Gosling nel film Gangster Squad e in una commedia ad episodi della qualenon si sa ancora nulla di certo. Nell’immediato invece la bella Emma gira il mondo insieme al suo Andrew per promuovere The Amazing Spider-Man e oggi i due, insieme al regista e ai produttori del film, hanno fatto tappa a Roma, dove stasera li aspetta il red carpet.

Emma ha sicuramente tanta strada davanti a sé nel mondo del cinema, ha tutte le carte in regola per andare avanti, è bella, brava e, cosa rara, intelligente. Ha sicuramente cominciato con il piede giusto!

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Cinema

Jennifer Lawrence: la perfetta protagonista di Hunger Games

E’ alta e biondissima, occhi chiari, curve al posto giusto, sorriso sempre a fior di labbra: è Jennifer Lawrence. Si è affermata agli occhi dei critici già nel 2008, a soli 18 anni, quando per The Burning Plane ha vinto il premio Mastroianni al Festival di Venezia.

Jennifer lawrenceNel 2011 la consacrazione hollywoodiana è avvenuta con la nomination agli Oscar come migliore attrice protagonista per il suo intenso ruolo in Un Gelido Inverno, non ha vinto ma ha portato a casa fama e successo. Aveva anche partecipato lo scorso anno a X-Men L’Inizio nel panni di Mistica, il mutante muta-forma tutto blu dai capelli rossi e gli occhi gialli. Adesso è decisamente il momento della consacrazione per il grande pubblico, adesso è il momento di Hunger Games in cui lei interpreta Katniss, una straordinaria combinazione di forza e dolcezza che sta rastrellando dollari su dollari, con un film che è balzato al terzo posto della classifica mondiale per il maggiore numero di incassi nel primo week end di programmazione (ai primi due posti ci sono Avatar e Il Cavaliere Oscuro).

Nel film, tratto dal primo romanzo della trilogia The Hunger Games di Suzanne Collins, Katniss è una coraggiosa ragazza appartenente al 12esimo distretto di Panem. Come ogni anno ogni distretto deve pagare un tributo di un giovane e una ragazza che andranno poi a sfidarsi a Capitol City, in un reality all’ultimo sangue in cui soltanto un giocatore vincerà. La bella Jennifer interpreta questa giovane donna volitiva, tenace e incredibilmente forte che si sacrificherà per la sorella quando sarà estratta a sorte per partecipare al gioco. La Lawrence concentra in sé tutte le caratteristiche che fanno di Katniss il ruolo adatto a lei. In Un Gelido Inverno è una ragazza determinata a salvare la propria casa e la propria famiglia, mentre nel ruolo di Mistica in X-Men L’Inizio sarebbe dovuta essere molto sensuale e infida.

Confrontando questi due ruoli è facile constatare come, jennifer lawrence hotnonostante la sua bellezza, Jennifer sia più adatta a ruoli combattivi anziché a ruoli da femme fatal; e sembra quindi normale che dal fan più accanito della saga letteraria di Hunger Games, al critico più feroce, tutti inneggiano alla grande performance della giovanissima (21 anni) attrice americana. Ad ogni modo la sua giovinezza le dà margine di miglioramento in ogni tipo di ruolo e noi crediamo che con le sue doti non sia difficile arrivare molto in alto. Al momento sta lavorando accanto a Robert De Niro e Bradley Cooper in L’orlo argenteo delle nuvole di David O. Russel (il regista nominato all’Oscar per The Fighter) e ha appena completato le riprese dell’horror thriller House at the End of the Street in uscita a fine 2012… ma sappiamo che sentiremo ancora parlare di lei, della sua bellezza e soprattutto del suo innato e grandissimo talento.

 

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Interviste

Manuela Iatì: dalla Calabria a Sky con determinazione!

Nella ricerca di donne che dimostrano di avere “una bella testa sulle spalle”, ci siamo imbattute quasi per caso in questa rossa calabrese, una giornalista che dalla Calabria cura i servizi per i TG di Sky. Il suo nome è Manuela Iatì e oltre a fare l’inviata scrive anche dei bei libri, ultimo di questi (scritto assieme ad altre autrici) “Non è un paese per donne”: titolo più che eloquente! Insomma, una donna molto grintosa, come testimoniano le sue parole…

Manuela Iatì, chi è e come nasce la sua passione per il giornalismo?
Per caso. E gradualmente. Come dico sempre, è il giornalismo che ha scelto me. Come un “corteggiatore cortesemente tampinante”, per usare un espressione di Guia Soncini, mi ha pazientemente inseguita, stuzzicata, incuriosita e alla fine rapita, quasi senza che lo volessi, facendosi scoprire nel tempo e amare a sua volta follemente. Tanto che ora non potrei più farne a meno.. Fisicamente il posto in cui mi ha incontrata è “Reggio Tv“, una tv locale della mia città, dove mi sono ritrovata per caso. È stata la prima palestra in cui ho imparato a far tutto, davanti alle telecamere e dietro le quinte.

Donna e giornalista… in Calabria, come si vive?
Di getto non posso che dire “male!”. Le opportunità che la Calabria offre, professionali e personali, sono davvero misere. Anche se non è una questione di genere, è così per chiunque, uomo, donna, anziano, bambino che sia… Certo, adesso, nella mia posizione di corrispondente di una testata satellitare qual è Skytg24, le cose per me sono decisamente diverse e positive. Ma per arrivare dove sono ho dovuto faticare parecchio.. Vivere da giornalista in Calabria è tutt’altro che una passeggiata. I posti di lavoro sono pochissimi e malpagati. Solo un infinito spirito di sacrificio e un’infinita passione possono sostenerti.

Quanto contano coraggio, passione e tecnica in ciò che fai?
Moltissimo. Il coraggio di prendere iniziative, di “buttarti” nella mischia e non tirarti indietro. La passione di cui dicevo prima, che non ti fa mai mollare, anche davanti agli ostacoli più insormontabili. La tecnica per rendere fruibile agli altri il tuo “prodotto”. E che è l’unica dei tre elementi che si può imparare se non ce l’hai…

Qual è l’aspetto più pervasivo della tua terra? E quale la ricchezza inutilizzata?
Beh, la risposta alla prima domanda è banale: la ‘ndrangheta, da intendersi, però, come problema culturale, come mentalità mafiosa, che pervade la Calabria e che è purtroppo ben più diffusa rispetto all’affiliazione vera e propria ai clan. Ma anche il senso di rassegnazione e l’assuefazione dei calabresi a tutto quello che non funziona, che non va… Ricchezza inutilizzata? Tutte: quelle naturali, che garantirebbero una rinascita economica attraverso il turismo e l’agricoltura, e anche i “cervelli”, che purtroppo sono in continua fuga. I calabresi arrivano a ricoprire i posti più prestigiosi in ogni settore, in Italia e all’estero, sono tra i più intelligenti e preparati, ma appunto devono di solito scappare dalla loro terra per poterlo dimostrare..

Un consiglio per chi volesse avvicinarsi al mondo del giornalismo d’inchiesta? Serve un buon maestro o bastano tanta passione e impegno?
Passione, impegno, spirito di sacrificio, forza di volontà, umiltà, determinazione, senso di responsabilità, ottimismo, studio, pazienza e onestà intellettuale. Basta solo questo…

Nel tuo ultimo libro “Non è un Paese per donne” scrivi assieme ad altre 13 co-autrici raccontando il nostro Paese. Perché l’Italia non valorizza il talento femminile?
Perchè è un Paese miope. Ma anche per una cultura maschilista millenaria che non può svanire in pochi decenni di emancipazione. Certo, a mio parere il ruolo della donna nella famiglia resta preminente e fondamentale, per la sopravvivenza stessa della specie e per la qualità della società. Non va snaturato. Ma neanche reso un handicap, un impedimento alla realizzazione personale. Va semplicemente valorizzato e ampliato, garantendo alla donna la possibilità di conciliare casa e lavoro, se lo vuole.

C’è forse bisogno di un coraggioso ritorno al femminismo, quanto meno come atto di promozione del genio della donna?
No, quale femminismo! L’era del femminismo è passata. Ha dato il suo innegabile contributo, ma ora sarebbe anacronistico. E per fortuna, dico io, perchè significherebbe che siamo ancora all’anno zero, alla contrapposizione dei generi. Che a me non piace. Serve invece una complementarietà, serve far capire che migliorare le condizioni della donna soprattutto sul lavoro significa sollevare le sorti dell’intero Paese, quindi dello stesso uomo. Quanto, poi, alla promozione del genio della donna, le migliori “promoter” di noi stesse siamo proprio noi stesse, sul campo..

Qual è lo stimolo che ti porta ogni mattina a svegliarti e a dare il 100% in ciò che fai?
L’appagamento quando penso di aver fatto il mio dovere e di averlo fatto al meglio delle mie possibilità, e il senso di responsabilità verso il pubblico che si affida a me come ai miei colleghi per essere informato e che, già solo per questo, ha il diritto di essere rispettato, di non essere tradito. Noi giornalisti abbiamo il dovere di essere corretti, onesti, imparziali, di spogliarci dalle nostre convinzioni, opinioni, ideologie per offrire solo informazione sui fatti. Altrimenti faremmo bene a scegliere un altro mestiere..

Che rapporto hai con i social media? Possono essere fonti attendibili per le notizie o solo uno spazio per un racconto “condiviso”?
Entrambe le cose. Sono importanti strumenti di condivisione, di emozioni e fatti, e sono anche fonti. Sull'”attendibili” però ci starei attenta. Sono spunti utili per apprendere possibili notizie, che però vanno sempre verificate e vagliate alla luce di molti altri elementi. L’attendibilità è una cosa molto delicata..

La tua miglior “idea”…
Seguire sempre e comunque il mio cuore, il mio istinto. E dire sempre la verità.

E parlando di Manuela Iatì donna, a cosa non rinunceresti nella tua vita e nel tuo essere donna?
All’amore. E all’innamoramento. In senso lato. Per il mio uomo, per la famiglia, per gli amici, per quello che faccio, per la scrittura, per me stessa. Per la vita.

Infine, qual è la prima arma che usi per conquistare un uomo?
Manuela. Così come la vedi… sorridente, autoironica, indipendente, ma anche fragile e complicata. Come, credo, la maggior parte delle donne di oggi. Che, più che conquistare un uomo, credo abbiano il problema di come (e a costo di cosa) tenerselo…

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Arte e Cultura

Addio a Wislawa Szymborska, la poetessa dello stupore

Il poeta “è scettico e diffidente… nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta, quasi se ne vergognasse un po’”. Secondo la poetessa polacca Wislawa Szymborska è questa la definizione più calzante di quello che non può essere definito neanche un mestiere, ma una inclinazione dell’animo, un’esigenza che, come lei stessa ha testimoniato, non abbandona il designato neanche se questo lavora come dipendente alle ferrovie.

wislawa szymborskaE’ una storia ordinaria quella di Wislawa, morta lo scorso mercoledì a 88 anni, a Cracovia, lì dove era vissuta, si era formata, e aveva ricercato l’ombra dai riflettori, anche dopo aver ricevuto il prestigioso Premio Nobel per la poesia nel 1996, il cui premio il denaro ha devoluto interamente in beneficenza. Era nata nel 1923 a Kornik, era riuscita a continuare gli studi clandestinamente nella Cracovia occupata durante la guerra e nonostante, come detto, lavorasse per le ferrovie, è riuscita a scrivere le sue poesie, così naturalmente come se fosse nata solamente per quello. E’ stata vista qualche volta alla Fiera del libro di Torino e di lei ne parla con affetto il regista turco-italiano Ferzan Ozpetek, che ha incontrato la sua poesia proprio il giorno del suo debutto al cinema con Il Bagno Turco.

Raggiunse la notorietà qui in Italia solo dopo la pubblicazione della raccolta Vista con granello di sabbia per Adelphi. La sua non è la storia di una eroina che combatte a viso aperto contro la guerra e l’orrore, è più la semplice esistenza di una donna, incredibilmente forte dietro l’apparenza diafana, che ha vissuto per la poesia, raccontando principalmente con dolcezza e ironia la finitezza dell’uomo.

Questo concetto, apparentemente pessimista, wislawa szymborska foto d'epocaper lei era assolutamente un dato di fatto poiché tutto ciò che l’uomo poteva possedere era lo stupore, l’incredibile, incommensurabile stupore di fronte ad un mondo che era senza limiti, pieno di scoperte da fare e misteri da svelare.

Eppure per lei l’uomo rimaneva finito, senza nessun futuro e senza nemmeno passato, un essere presente e contingente. Era schiva, delicata, poco nota qui in Italia soprattutto perché non se ne andava molto in giro. La sua poesia, in apparenza semplicissima, deborda in realtà del suo antiplatonismo, ovvero del suo costante e deciso rifiuto dell’esistenza di un mondo, quello delle idee proclamato da Platone, che fosse sempre immutabile e di riferimento per l’uomo. Ricordava per lo più quei sapienti stoici, che con serenità vivono la propria esistenza senza crearsi aspettative o sogni, viveva con gioia l’hic et nunc secondo una sua massima che possiamo considerare emblematica: “Tutto è mio, niente mi appartiene”.