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Ci Vuole un Gran Fisico: la recensione del film di Angela Finocchiaro

Angela Finocchiaro rappresenta da sempre quelle attrici molto brave, divertenti e brillanti, che hanno sempre fatto del loro talento, e non del loro corpo, la loro arma vincente.

Adesso a 50 anni la Finocchiaro si guarda e ci ripensa, considerando che nonostante tutto Ci Vuole un Gran Fisico. E’ questo infatti il titolo dell’ultimo film che vede protagonista l’attrice lombarda, in cui interpreta una donna che alle prese con le incombenze quotidiane (figlia, ex marito cialtrone, madre anziana, lavoro) ha perso di vista il tempo per se stessa, ed ora che è alle soglie della menopausa, e lavorando un in centro commerciale al reparto cosmetici, è doppiamente vincolata a mantenere un bell’aspetto giovane.

La situazione precipita quando una sua collega viene licenziata, e così Eva diventa preda della paura di perdere tutto. Ad aiutarla arriva un insolito e dispettoso angelo custode che potrà condurla sulla giusta strada solo a patto che sia lei a camminarci.

Ne è passato di tempo da quando Angelo ci vuole un gran fisico angela finocchiaroFinocchiaro girava nuda per casa in Volere Volaredi Maurizio Nichetti, e ora l’attrice, dopo una lunga carriera costruita tra cinema e teatro, riesce a scherzare sulle rughe e sull’età che avanza con grande classe, con l’eleganza e la comicità che la caratterizzano, realizzando un film godibile e intelligente, merito di una protagonista one-girl-show come solo la Finocchiaro si può permettere di essere.

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Ma come fa a far tutto?

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Ma come fa a far tutto? è il titolo della nuova creazione del regista Douglas McGrath, uscito nelle sale italiane venerdì scorso. Tratto dall’omonimo romanzo di Allison Pearson, il film ci racconta di Kate Reddy (interpretata da Sarah Jessica Parker), una moglie, madre e donna in carriera che tiene in equilibrio tutti i ruoli della sua vita.

Sposata con Richard, un uomo paziente e disponibile, e madre di due figli, Emily e Ben, Kate è anche un’esperta di finanza che ama il suo lavoro. Di fronte alla possibilità di un avanzamento di carriera, che la porterà a viaggiare tra Boston e New York, complicandole non poco la vita, Kate dimostrerà di sapere conciliare ogni lato della sua esistenza come un’abile giocoliera. Talmente brava che colleghi e amici non possono non chiedersi: “Ma come fa a far tutto?”.

Ma cme fa a far tuttoUn film sulle difficoltà che vivono le donne quando tentano di conciliare vita lavorativa e professionale, sulla bravura di queste donne a non tralasciare nulla, a far contenti tutti, a stare con un piede di qua e uno di là. Un film apprezzato da molte donne allora? Donne che si rispecchieranno nel personaggio di Kate Reddy?

Da donna, quasi madre, mi metto nei panni della protagonista e, nonostante un po’ d’invidia per il ruolo professionale di Kate, la sua casa bellissima, la possibilità di una tata, realizzo che non vorrei mai essere la Kate Reddy multitasking del giorno. Perché dovrei far tutto? Ma soprattutto perché dovrei farlo super bene? Per sperare in un ricovero coatto? Per sentirmi dire “brava”? Perché le donne, e non gli uomini, devono dimostrare di essere sempre brave, perfette? Perché non fare un film che invece di concentrasi sul diktat della bravura femminile la mette in discussione? D’altra parte, che cosa significa essere brave? Mi piacciono a proposito le parole di Eve Ensler (Il corpo giusto, 2004): Forse essere brave […] ha a che fare con il vivere nella confusione nel momento presente / nel gelato / nella fragilità / nei fallimenti / nelle incrinature.

Il film inoltre mi sembra piuttosto irreale per certi sarah jessica parkeraspetti. Come fa Kate a sorridere sempre? Nessuna vera crisi nervosa. Certo! Nella finzione tutto si incastra, tutto risulta di facile e felice gestione, tutto si risolve per non deludere l’happy end. Anche Kate arriverà ad un momento di crisi e dovrà scegliere, non tra lavoro o famiglia, ma semplicemente di aggiustare il tiro, imponendo al capo le sue esigenze di madre e moglie.

Che fantastica illusione! Magari i ritmi di lavoro, quello “tipicamente maschile”, fossero anche a misura di donna! Un film come questo sarebbe decisamente fuori luogo. E invece tempi e modi delle attività retribuite sono ancora pensati solo per gli uomini, che nel contempo non si sono ancora abituati all’idea di condividere le responsabilità di cura al pari delle donne. Richard collabora con Kate alla gestione famigliare, ma lo fa da una posizione defilata, quasi non fosse qualcosa che lo riguarda in prima persona e la vita frenetica di Kate non trova un parallelo in quella del marito.

Questione datata e non ancora risolta. Già negli anni ’80, il programma italiano La Tv delle ragazze mandava in onda uno spot in cui Angela Finocchiaro impersonava il ruolo della donna perfetta. Al giornalista che le chiedeva: “Signora, per essere moglie, madre, amante manager come fa?” Lei rispondeva: “Beh, io sniffo”. Nel suo essere esplicitamente ironico, un messaggio decisamente più realistico.

 

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