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Spring Breakers: la recensione del film con Selena Gomez e Vanessa Hudgens

E’ nelle sale dallo scorso 7 marzo Spring Breakers, un’avventura trasgressiva e sventata alla ricerca dello sballo totale, della violenza e del sesso, in mezzo a droga e alcool, senza pensare alle conseguenze di ciò che può portare il domani.

Il regista Harmony Korine si addentra in un mondo affascinante e provocatorio, ma anche festoso e liberatorio, che coinvolge tutti i giovani collegiali americani e che vedrà protagoniste quattro attrici mai visti in questi (pochi) panni. Passi per la presenza di Rachel Korine nel film: la bella attrice è un appuntamento fisso nei film del marito regista, per cui la sua trasgressiva interpretazione non genera alcun sussulto né provoca reazioni strane da parte di un pubblico che ama lo scandalo ma non sempre vuole essere sorpreso.

Quello che invece inquieta i piccoli fan di tutto il mondo sono le due attricette made in Disney Selena Gomez e Vanessa Hudgens: entrambe arrivate al successo planetario grazie alla Casa di Topolino, hanno rivoluzionato, con questo film, l’immagine di brave ragazze che era stata appiccicata loro addosso da franchise e programmi per bambini.

Se però la Gomez non rischia tutto, rimanendo in un personaggio abbastanza casto, la Hudgens si scatena alla grande, aiutata forse anche dal fatto di avere molte scene “compromettenti” in coppia con James Franco, attore che può anche essere carente per capacità recitative, ma che sicuramente piace tantissimo, sia alle ragazze normali che alle sue colleghe, come tutte e quattro protagoniste hanno avuto a dire poi in seguito.

Chiude il quartetto infatti Ashley Benson, spring breakers recensione film cinemastar della serie tv Pretty Little Liar e a quanto pare anche “amica intima” dello stesso Franco. Il film, che parte come una classica avventura, si trasforma in una tragica farsa, e man mano che le protagoniste si fanno da parte, la violenza sale, una violenza senza scopo, che si può solamente giustificare con il desiderio di evadere e di provare emozioni forti e contrastanti, come il divertimento sfrenato, l’eccitazione, la paura e il potere di togliere la vita a qualcuno.

Ma nel film si racconta anche di amori disturbati e di ragazze che in maniera inconscia si fanno strada in un mondo che non offre loro nulla. Il regista dal canto suo fa di tutto per adeguare il film ai ritmi interni delle protagoniste: ecco che la storia quindi si trasforma in una sfrenata corsa sulla spiaggia, o in un momento lungo, reiterato e noioso, a simulare l’effetto degli acidi che mandano il cervello in loop e congelano l’azione in momenti significativi.

Spring Breakers non è sicuramente un film godibile, anzi proprio l’abbondanza di questi tempi morti ne fa un film molto noioso, che però non è privo di un certo spessore artistico, soprattutto quando la musica e le immagini si fondono in interessanti contrappunti.

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