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Sette imprenditrici libiche in Italia in nome dell’uguaglianza

Molto spesso, purtroppo, sentiamo parlare dei paesi del Medio Oriente come una terra di guerriglia e di oppressione. La Libia è uno di questi, teatro della primavera araba e, quindi, della guerriglia e dei continui attentati.

Ma i periodi di crisi sono anche quelli da cui nascono i progressi, e forse saranno proprio le donne dei paesi in cui la figura femminile risulta essere più oppressa che guideranno la rinascita.

Ne sono un esempio le sette imprenditrici libiche, Alaa Murabit, Ezad Youssef Elghebblawi, Dania Zada, Rayan Fuad, Samah Ben Gabber, Nuwara Al-hebshi e Maram Al Gablawi, che si trovano a Roma per un soggiorno formativo organizzato dall’Associazione Pari o Dispare, supportato dal ministero degli Affari Esteri con il sostegno di Eni.

CONVEGNO DONNE LIBICHE IMPRENDITRICI A ROMAL’iniziativa, inoltre, è stata appoggiata da molte figure istituzionali, tra le quali spiccano Emma Bonino, vicepresidente al Senato, Elisabetta Belloni, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo e Marta Dassù sottosegretario agli Esteri.

Troppo spesso i luoghi comuni legati alla condizione della donna nei paesi islamici, ci portano a fare delle generalizzazioni e credere che esse siano tenute lontano dal progresso e dalle attività sociali. In realtà non è così, e lo testimonia la presenza delle sette imprenditrici presenti a Roma.

Queste giovani manager, infatti, hanno conseguito titoli di studio nelle migliori università estere, e si servono delle loro capacità per creare delle prospettive lavorative per le prossime generazioni. Il loro non è un compito facile, soprattutto in un periodo difficile come l’era post Gheddafi, segnato dal sangue e dalla paura.

donne libiche

Alaa Marabit, laureata in medicina a Zawai, crede fermamente che in Libia non ci sia futuro per il fondamentalismo, come accade in Egitto.

“Non bisogna generalizzare: la primavera araba avrà conseguenze diverse. Per 42 anni non si è votato. Ora le cose stanno cambiando. Tante sono le cose che ci vengono impedite e non per motivi religiosi”, sottolinea.

Alaa continua dicendo che è di fondamentale importanza puntare sull’istruzione e sul lavoro, affinché le donne possano essere più libere nelle loro scelte e non sentirsi vincolate dalle pressioni familiari e sociali.

“Credo che l’Italia sia il paese che ci può aiutare di più: le nostre storie si sono intrecciate. Inoltre viviamo tutte sulle sponde del Mediterraneo: è giusto che si apra un dialogo tra noi”, ha affermato  la giovane imprenditrice.

Alaa Marabit e le sue connazionali s’impegnano quotidianamente, dimostrando l’intraprendenza e le capacità che per troppo tempo sono state tenute all’ombra.

 

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