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Quote Rosa: Reding annuncia l’ok della Commissione Europea

La Commissione Europea ha formalmente adottato la proposta di direttiva sulle “quote rosa”, nei consigli d’amministrazione, che impone la presenza di almeno il 40% di donne nei board delle società europee quotate, entro il 2020, ed entro il 2018 per le società a controllo pubblico.

Lo ha annunciato la stessa vicepresidente Viviane Reding, postando un tweet sul suo profilo:

“E’ fatta! La commissione ha adottato la mia proposta di una legge europea perché le donne rappresentino il 40% dei consigli di amministrazione entro il 2020”.

L’affermative action, fortemente sostenuta dalla Reding, è nata dalla costatazione che attualmente, nelle società europee quotate in Borsa (circa 5 mila in tutta Europa), il 91,1% degli executive è di sesso maschile, come lo è anche l’85,5% dei componenti non esecutivi.

Il testo, bocciato dal Collegio dei commissari tre settimane fa, è stato rivisto ed approvato ed impone  che “a parità di qualifiche dei candidati, sia data la priorità al “sesso sottorappresentato” nella scelta dei componenti non esecutivi.”quote rosa

Le società, quindi, saranno obbligate ad avere al loro interno il 40% di presenze femminili, pena una sanzione per la stessa società che può essere: una multa o la dichiarazione della nullità della nomina.

A tale proposito, la direttiva ha lasciato che siano i singoli stati a definire le misure di prevenzione, chiedendo specificatamente che queste siano “effettive, proporzionate e dissuasive”.

La Reding, quindi, ce l’ha fatta, anche se ha dovuto mettere mano al testo e accettare di proporre una versione “light”, con vincoli meno rigidi, rispetto al testo proposto ad ottobre.

Alla fine, la maggioranza del Parlamento Europeo ha espresso anche la volontà dei cittadini europei, che riconoscono la necessità di regolare con una legge il disequilibrio fra uomini e donne ai vertici delle imprese.

Al giorno d’oggi, infatti, solo il 15% dei componenti dei consigli societari è di sesso femminile e in Europa solo la Finlandia può vantare un 25% di presenze femminili nei board delle società; mentre l’Italia, come anche Malta e Cipro, è sotto il 10%.

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