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Polverini, ancora dubbi sulle dimissioni: chiede aiuto a Monti

Aggiornamento 19.05 – Sembra che Renata Polverini sia ormai prossima alle dimissioni, dopo la riunione con il segretario del PDL Angelino Alfano di questi minuti, sembrano trapelare voci che vedono la Presidente della Regione Lazio pronta a rassegnare le dimissioni, magari dopo aver approvato i tagli annunciati nel suo intervento di qualche giorno fa. Dello stesso avviso i consiglieri in quota UDC, che avrebbero deciso di restare in aula per votare i tagli e poi dimettersi, facendo decadere l’intero Consiglio Regionale del Lazio che non avrebbe più i numeri per operare. Con la maggioranza della Polverini al di sotto dei 35 consiglieri. Sembra, insomma, che la vicenda sia ormai all’epilogo. Forse la Polverini avrebbe dovuto dimettersi in prima battuta e non adesso, con una ritirata strategica.

E’ proprio un brutto mese questo per il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Renata Polverini; prima un intervento chirurgico per rimuovere un tumore alla tiroide, poi l’inizio di uno scandalo che l’ha trascinata in una tempesta che sembra non avere più fine.

Sono ormai giorni, infatti, che non si parla d’altro che degli sprechi e della illecita gestione dei fondi della Regione Lazio, e in particolar modo degli sperperi effettuati dall’ex capogruppo del PDL in consiglio regionale, tale Francesco Fiorito (il quale si è detto pronto a restituire una parte dei soldi, circa 400mila euro), e Renata Polverini pare essere sempre più in bilico tra il mollare la presa e portare avanti la lotta contro chi ha sperperato i soldi della Regione di cui è Presidente.

Dopo le scuse a tutti i suoi cittadini e l’imposizione alla maggioranza di trovare una soluzione immediata agli sprechi tramite un piano di tagli, sotto minaccia di dimissioni, ecco che arrivano i “grazie di cuore”. Grazie rivolti sia alla maggioranza che all’opposizione, a tutto il consiglio e alla giunta, che con il loro senso di responsabilità hanno approvato all’unanimità (69 su 69), in soli 5 minuti, i tagli.

“Abbiamo fatto uno sforzo immane. Possiamo tornare ai nostri posti. E’ soltanto l’inizio” afferma soddisfatta la Polverini subito dopo l’approvazione, per poi concludere con un “se voi ve la sentite io me la sento”.

Pare, quindi, decisa a non dimettersi il Presidente della Regione, apparendo forte e convinta di se. Non tutto però è come sembra. La Polverini ha infatti confidato a chi le sta vicino di sentirsi assediata e sull’orlo di una crisi di nervi, e che è stato Berlusconi a implorarla più volte di non lasciare.

Il Cavaliere si è infatti impegnato per evitare le sue dimissioni, anche se risulta essere molto sconfortato da tutto l’accaduto; “stavamo tornando a crescere e invece ce la siamo cantata e suonata da soli” ha affermato, nutrendo ancora la speranza che paghino in pochi alla fine (magari soltanto uno, Fiorito) e non l’intero Popolo della Libertà, che Gianni Alemmano (sindaco di Roma) vorrebbe ormai azzerare.

Alla Polverini tutto ciò non è però evidentemente bastato vista la volontà di un incontro con il Presidente del Consiglio Mario Monti, al quale ha raccontato e spiegato quanto accaduto. La conversazione tra i due è durata all’incirca  40 minuti, e all’esplicita domanda da parte della donna “secondo lei devo dimettermi?” il Premier avrebbe risposto dicendole che questa non è una decisione che spetta a lui prendere, in quanto non può essere il Presidente del Consiglio a risolvere problemi di natura politica di un ente regionale.

Nessuna solidarietà, quindi, da parte di Monti che continua a lasciare l’intera decisione nelle mani della Presidente. Decisivi saranno ora i prossimi giorni per il possibile abbandono della carica, oppure, viste le dimissioni di massa dei consiglieri di Italia dei Valori e Partito Democratico, e quelle sempre più probabile dei centristi che avranno domani un ufficio di presidenza per decidere il da farsi,  il Consiglio Regionale del Lazio potrebbe essere sciolto per assenza del numero legale dei consiglieri, a far accadere ciò basterebbero solo altre sette dimissionari, proprio quanti sono più o meno i consiglieri in quota UDC.

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