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Perché ci preoccupiamo troppo? Affrontiamo i problemi gradualmente

Ogni individuo è diverso da un altro, ciascuno ha le proprie convinzioni e le proprie aspettative, ed è per questo che ogni persona reagisce in maniera differente ad una stessa situazione.

Un avvenimento può provocare ansia ad una persona e niente ad un’altra; chi si preoccupa troppo tende ad avere una visione negativa delle cose e di conseguenza si aspetta il peggio. Capita dunque di domandarsi:  perché alcune persone hanno questa modalità di reazione agli avvenimenti?

Una delle possibili risposte è che può trattarsi di un’attitudine acquisita fin dall’infanzia.

Il nostro pensiero ed il nostro comportamento sono fortemente influenzati dal pensiero e dal comportamento dei nostri genitori; se siamo stati educati in una famiglia dove è normale aspettarsi il peggio, allora è molto facile crescere “aspettandosi il peggio”.

Quello dei genitori è ovviamente solo uno dei probabili fattori che modellano le nostre attitudini, altre potrebbero essere le esperienze di vita spiacevoli; ma come mai queste persone continuano a preoccuparsi senza riuscire a smettere?donna preoccupata

In una circostanza che temiamo che possa rivelarsi pericolosa, i nostri pensieri e le nostre immagini mentali ricordano che c’è un problema che deve essere risolto; se non lo affrontiamo l’ansia non ci darà tregua, ma se lo facciamo si placherà.

Le situazioni che provocano ansia sono problematiche, e così come per i problemi della matematica, per i quali c’è sempre una soluzione, stessa cosa vale per i problemi della vita di tutti i giorni. Il modo più adeguato per affrontare tali problemi, che più garantisce la riuscita, è di agire gradino per gradino. Ma cosa vuol dire?

Per prima cosa è necessario definire il problema: questo significa chiarire che cosa ci sta preoccupando nello specifico; dire “sto male” sarebbe una risposta troppo generica e questo impedisce di dirigere l’attenzione su cosa c’è che realmente  non funziona.

Una volta chiarita la situazione problematica, il secondo gradino è escogitare quanti più modi possibili per affrontare il problema, generare alternative, per poi passare al terzo gradino, che consiste nel valutare e scegliere la migliore strategia;  il quarto e ultimo gradino consiste infine nel mettere in atto quanto si è deciso e verificare se ciò che si è fatto ha funzionato!

 

 

 

 

 

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