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Passione Sinistra: la recensione del film firmato Marco Ponti

Passione Sinistra, ultimo film del figlio d’arte Marco Ponti, è un film tratto liberamente dal romanzo di Chiara Gamberale Una Passione Sinistra, ed è una commedia sull’ideologia, le scelte di vita e la nostra Italia, sempre divisa tra destre e sinistra (che sia politica o di pensiero e posizione sociale).

La ‘passione sinistra’ del titolo è quella che nasce tra Nina e Giulio. Lei è cresciuta a pane e politica. Idealista, integralista e decisamente di sinistra, crede in quello che fa ed è convinta del fatto che si possa lottare per un mondo migliore. Vive con Bernardo, giovane intellettuale e scrittore di imminente – ma non ancora conclamato – successo: uno destinato a fare la giovane promessa per tutta la vita.

Lui invece è l’erede di una famiglia di industriali, che più arrogante e qualunquista non si può. Uno che l’idea del mondo migliore non lo sfiora neppure. Non a caso è fidanzato con Simonetta, una simpatica biondezza che ogni tanto inciampa persino sui congiuntivi. Nina e Giulio sono agli antipodi, se non fosse che spesso il destino ci mette lo zampino e trai due nascerà un’attrazione irrefrenabile, una passione sinistra, appunto, che li porterà ad intrecciare una relazione.

Passione Sinistra di Marco Ponti trova il suo punto di forza nell’originalità, nel pretesto con cui racconta del valore dell’ideologia e di come questa, per quanto forte e radicata, come nel caso di Nina, possa cedere davanti alla passione vera, quella del corpo e del cuore.

Il cast formato da volti italiani notissimi al grande passione sinistra cinema recensione film pontipubblico riesce discretamente ad impersonare i tipi che vengono messi in gioco: ad esempio trai comprimari  Eva Riccobono è una perfetta snob, mentre Geppi Gucciari è bravissima nel ruolo (un po’ di se stessa) della donna volitiva e intelligente, ma anche casinista. Protagonisti del film sono Valentina Lodovini e Alessandro Preziosi che sembrano l’unica scelta di casting possibile per i loro ruoli.

La bellezza verace della Lodovini si sposa alla perfezione con la passione politica di Nina, e allo stesso tempo il fascino un po’ ombroso, più che la bellezza in sè, di Preziosi di addice particolarmente all’uomo d’affari senza scrupoli che dovrebbe essere Giulio.

Peccato però che, come sempre accade, il film si riveli per essere un cumulo di luoghi comuni e di cose già viste, che tolgono freschezza ad un’idea, quella del romanzo, che altrimenti sarebbe stata un ottimo spunto di discorso e riflessione sul valore dell’ideologia e dei valori personali oggi, in un contesto sociale dove l’integrità personale sembra sempre di più perdere valore.

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