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Nuove geometrie amorose made in Usa: il caso Petraeus, dal triangolo al pentagono

Pover’uomo, dopo tutti quegli anni gli serviva una vacanza!” Gentile e compassionevole questo commento riferito alle grazie della moglie e intercettato da un autista di autobus in vena di chiacchiera a proposito della vicenda Petraeus, ennesimo “scandalo sessuale” a sfondo fantapolitico, costato la carriera all’eroe nazionale americano David Petraeus, nientemeno che il vertice supremo della CIA.

Ma guardatevi in faccia voi!” mi vien da dire, prima di paragonare pubblicamente ad un sanitario la moglie cornificata (e alludo, ma senza dirne il nome, alla dichiarazione di un triste connazionale che ci ricorda che noi italiani siamo abituati a donne di ben altro tenore in caso di politica e corna).

Certo, proprio una bellezza non sarà la signora, con quella sua pettinatura un po’ “cofana” all’Anna Wintour di Vogue USA che ben si sposa alla sua aria da Nonna Papera. Ma concentrarsi su questo è un po’ come fare il gatto che si incanta a fissare il dito che gli indica la ciotola della pappa e poi muore di fame (per approfondire, segnalo la lettera aperta di Vanity Fair USA indirizzata a Holly Petraeus).

A una prima occhiata la faccenda appare classica, già vista, anche se condita con tocchi pruriginosi di suggestione televisiva alla NCYS. Le Regole Base vengono rispettate in pieno: lui, lei, l’altra. Con qualche optional in più (in tempi di crisi “è sempre meglio far invidia che far pietà”, si dice a casa mia), come l’inserimento di una terza donna. E a seguire a ruota ecco FBI, Iraq, Libia, complotti internazionali, un tripudio di istituzioni USA e per restare in tendenza pure Anonymous e Wikipedia. Ci credo che Obama non ha fatto in tempo a sedersi sulla sua poltroncina presidenziale che già la sta sentendo tremare.

Una faccenda di lenzuola, dunque, e di Usa caso Petraeus politica scandaloscrivanie aggiungo tornando col pensiero all’aitante presidente Clinton e ad una delle stagiste più famose del mondo. Ma signore mie, non è mai solo questo. Le lenzuola sono solo il topping sul semifreddo dell’intrigo. Qualcuno pensi a James Bond. Anche qui, come in una pellicola dell’agente segreto, sono in gioco i destini del mondo, solo che tra Sean Connery e David Petraeus  più che un abisso c’è tutto l’immaginario erotico femminile.

Segue, in ordine di apparizione e in vaga sintesi, il resumè dei personaggi e degli ingredienti della vicenda. Se ad un generale pluristellato come uno chef da prima serata (David Petraeus), sessantenne eroe nazionale, padre di famiglia, direttore della CIA e reduce da un affare increscioso a Bengasi, come un assalto all’ambasciata USA costato la vita all’ambasciatore, si somma una militaressa (Paula Broadwell) belloccia, quarantenne, laureata a West Point, desiderosa di indagare i recessi privati di questo Maschio Alfa fino a volerne scrivere una biografia (oggi libro di successo “All in: the education of general David Petraeus”), si può stare sicuri che il risultato sarà una torbida liason.

E se un giorno la passionale amante dovesse pensare di avere una rivale (non la moglie, quella non conta) – vale a dire la socialite di origini libanesi Jill Kelley, novella Kardashian di Tampa – e decidesse di inviarle minacce anonime, incurante del fatto che questa signorina vanti un’amicizia personale con la consorte del generale?

E se poi questa stessa signorina minacciata coltivasse rapporti privilegiati e confidenziali anche con un agente FBI, di cui conserva alcuni scatti in atletiche pose desabillè, e gli chiedesse aiuto? E se quindi il Federal Bureau (dopo aver sospeso dalle indagini l’esibizionista agente delatore) si prendesse a cuore la cosa e ne scoprisse oltre alle questioni intime pure alcuni risvolti da spy-story (fughe di notizie, segreti di stato trapelati, scoop sull’orlo della prima pagina, addirittura un potenziale coinvolgimento di Anonymous)? E se qualcuno si dimenticasse di raccontare la storia a chi di dovere  fino a dopo la rielezione di Obama?

Usa-caso-Petraeus-politicaInsomma, naturale che in tutto questo feuillleton il prode generale, che in fondo voleva solo correre un po’ la cavallina, non poteva uscirne indenne, malgrado sia sopravvissuto a fucilate e guerre. E non ci fa una gran figura: farsi infinocchiare così per un pugno di mail indiscrete? No, dico, stiamo parlando del capo della CIA, mica pizza e fichi. Non è bastato ai due piccioncini aprire una casella di posta anonima e in comune per scambiarsi messaggi senza inviarli, ma salvandoli nelle bozze (mi raccomando, da tenere a mente). Per farlo ovviamente hanno dovuto usare proprio il sistema informatico dell’Intelligence statunitense.

Per chi volesse approfondire fin nelle pieghe più misteriose, rimando ad un link di Repubblica online che riassume personaggi, ruoli e relazioni vere o presunte.

Anche se in fondo basta avviare un motore di ricerca e si srotoleranno immediatamente tutte le tappe fondamentali della storia, che malgrado la pubblicità recente, pare essere cominciata anni fa. Basti solo ricordare che, nel gennaio scorso, persino Wikipedia riportava alla voce Paula Broadwell (l’amante biografa) la menzione del generale come sua ennesima vittima amorosa illustre. E ben prima che se ne facesse voce in giro intendo.  Proprio un segreto da intelligence e servizi segreti, appunto.

E insieme al generale Petraeus arriva pure un secondo generale, l’attuale capo delle truppe statunitensi in Afghanistan, appena nominato Comandante supremo delle forze Nato in Europa, John Allen. Grande grosso e molto premuroso, come risulta dal carteggio di circa 20.000 / 30.000 e-mail che avrebbe scambiato, tra il 2010 e il 2012, con Jill Kelley, l’amica della famiglia Petraeus che ha incendiato lo scandalo denunciando per stalking Paula Broadwell.

Ma sorvolando dunque su queste – ahimè – banali storie di mariti bugiardelli e viscidini, collezionisti di belle donne più giovani della moglie, che farebbe strano scovare in mezzo a militari cultori dell’onore e della lealtà nonché difensori dei valori primari nel mondo, se non fosse che tutto il mondo è paese e che “l’omo è omo”, può essere utile un prontuario dei polpettoni sessual-politici che hanno scandito le tappe della storia recente.

Ad esempio il NY Times ricorda tra gli altri, nella sua  galleria di recenti orrori, il generale americano Jeffrey Sinclair, ex vicecomandante in Afghanistan, su cui pesano le accuse di adulterio, cattiva condotta sessuale e sodomia forzata mossegli da ben cinque donne diverse. E lo scandalo che ha travolto il centro di addestramento dell’Air Force a Lackland in Texas, dove sei istruttori, naturalmente maschi, son stati accusati di violenza sessuale ai danni delle reclute donne, dopo che una di loro ha mosso denuncia.

Ma la storia degli USA (meglio non considerare la nostra) è fitta di uomini politici implicati in affari sentimentalmente loschi. Quasi tutti si sono dimessi. Loro. Altri no. Ed esiste una piccola Bibbia per godersene le gesta, attraverso due secoli: “Fall from Grace” di Shelly Ross.

Per cominciare citiamo Dwight Eisenhower ad esempio: Ike avrebbe avuto una relazione con la sua autista/segretaria quando era capo delle forze alleate in Europa durante la II Guerra Mondiale. Oppure è solo un pettegolezzo diffuso dal presidente Truman?

E andando ancora indietro, troviamo Thomas Jefferson, che prima di essere nominato terzo presidente degli Stati Uniti ebbe un figlio da una delle sue schiave. Altri tempi direte voi.

Va bene, parliamo dei Kennedy, ed è come Edward Kennedysparare sulla Croce Rossa: tutti conoscono le avventure galanti di JFK (Marylin o non Marylin), ma fu il fratello minore Edward Kennedy a rimanere coinvolto in una vicenda molto più spinosa il 18 luglio 1969. Dopo una festa sull’isola di Chappaquiduick (Martha’s Vineyard) Ted guidando la sua Oldsmobile Delta 88 uscì di strada e finì in mare. L’uomo però non era solo, ma con una giovane donna, Mary Jo Kopechne, che annegò. Kennedy fu accusato di omissione di soccorso e condannato a due mesi di carcere, poi sospesi .

C’è poi la proverbiale relazione del presidente Clinton con la stagista Monica Lewinsky. La storia diventò famosa soprattutto per gli incontri erotici nella stanza ovale della Casa Bianca, poi definita stanza orale, e il perché sembra abbastanza ovvio. Lo scandalo politico scoppiò con violenza per il rifiuto di Clinton di ammettere la verità e la conseguente procedura di impeachment avviata dagli avversari, con le accuse di falsa dichiarazione giurata e intralcio alla giustizia. Il Senato ha giudicato Clinton non colpevole per i principali capi d’accusa, evitandone le dimissioni.

E i candidati alla Presidenza “bruciati” dalle loro sexual addiction? Tanti pare, ma il classico è Gary Hart, che negli Ottanta perse la nomination dei Democratici per la sua relazione con Donna Rice.

Anche i repubblicani non sono indenni da scandali sessuali: io non sapevo nulla, ad esempio, della disavventura di Arnold Conan Schwarzenegger, marito di una discendente dei Kennedy. L’ex Governatore della California si separò nel 2011 da Maria Shriver, dopo averle confessato di aver avuto un figlio da una collaboratrice domestica. Che ci sia anche Conan Terminator nella lista, però, fa veramente male.

Viviamo in tempi bui e privi di certezze…

 

La Signorina Silvani

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1 Comment

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    Anna Greco
    20 novembre 2012 Reply

    la prego Signora Silvani, faccia un sunto anche della vicenda della presunta nipote, minorenne, del presunto capo di stato che finisce in questura e viene salvata da una splendida igienista dentale consigliera regionale e si finisce tutti a "bugnare" allegramente a casa di qualcuno di importante e che, no, non si è dimesso... che come le racconta lei nessuno!

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