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Newsha Tavakolian: la fotografia per sfuggire alla censura

Il festival della fotografia di Roma, in questi giorni, ha dato la possibilità a tanti di riscoprire la potenza comunicativa della realtà immortalata. La tecnologia e i social network, ormai, sono il trampolino di lancio per chi si avvicina alla fotografia come arte, ma la vera vocazione della fotografia, dalla pellicola alle memory card, è sempre stata la denuncia, il reportage.

Tra le tante esposizioni presenti al festival romano, quest’anno è presente anche quella di Newsha Tavalkolian, una giovane fotografa iraniana. La sua collezione è nominata Listen e, anche se non conta molti pezzi, è tra le più significative, perché raccoglie un insieme di foto e video installazioni realizzate per denunciare le “identità represse o negate”, e rappresenta  l’ultimo grido per la libertà di espressione delle donne iraniane.

Le foto non hanno bisogno di una composizione elaborata, basta una donna che indossa lo chador (indumento tradizionale iraniano) in mezzo ad una strada di periferia di Teheran e con in testa un cubo di vetro.

La fotografa iraniana, Newsha Tavakolian, si è servita di elementi semplicissimi per esprimere una situazione molto complessa, ovvero quella delle donne iraniane alle quali non è permesso perseguire la carriera di cantanti se non come coriste o in funzione di spalla di un cantante di sesso maschile.

La ragazza, classe 1981, si è avvicinata alla fotografia all’età di 16 anni e oggi è reporter per il Times. In una delle ultime interviste spiega cosa significa per lei esprimersi tramite la macchina fotografica:

«La fotografia è il mio nuovo modo di vedere la vita, sia come è nella realtà che come potrebbe essere nelle diverse situazioni. Quindi non sto solo documentando con distacco una serie di eventi, sto cercando di trovare una collocazione nel mio mondo della fotografia. Ho deciso di presentare un’immagine creativa della realtà, perché sono stata costretta a passare dal fotogiornalismo alla fotografia concettuale, a causa della forte pressione in Iran. È come quando si ha il naso chiuso e non si può respirare, allora  per sopravvivere bisogna respirare con la bocca. La fotografia artistica è il mio nuovo modo di respirare in un mondo soffocato dalla censura».
Fanno parte della collezione anche delle custodie di cd vuote e dei video che mostrano delle donne che cantano, ma i filmati non emettono alcun suono; è un messaggio forte e opprimente al contempo quello della giovane Tavakolian, ma come afferma la giovane foto reporter: ” non si può accettare di vivere nell’anonimato solo perché si è donna”.

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