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New Delhi: in Italia lotta contro il femminicidio, in India per la civiltà

Casi come quello recentemente avvenuto nella capitale dell’India, New Delhi, in cui una giovane 23enne indiana è morta in seguito ad uno stupro di gruppo su un autobus in pieno centro, durante il quale 6 uomini l’hanno rapita, violentata, picchiata e poi gettata fuori dal mezzo di trasporto, non possono non portare a galla una grande indignazione e farci fermare a riflettere su quella che è la situazione della donna attualmente.

Siamo ormai praticamente nel 2013, nell’era della tecnologia, dell’avanguardia, della democrazia, eppure in molte parti del mondo sembra ancora di rivedere la misoginia ben evidenziata dalla letteratura greca (che diede un contributo rilevante alla cultura occidentale), che sanciva l’inferiorità delle donne, la loro esclusione dal mondo che conta e la loro sottomissione alla figura maschile.

Dopo anni, anzi secoli, di lotta per i nostri diritti e dopo, anche, grandi e importanti traguardi ottenuti, la società ancora non ci “paga” e la cultura maschilista continua a prevalere, soprattutto in luoghi come l’India, ritenuto, secondo uno studio effettuato quest’anno dal TrustLaw della Thomson Reuters Foundation sui Paesi del G20, il Paese peggiore in cui una donna possa nascere.

manifestazioni IndiaE mentre un Paese come l’Italia già da tempo ha intrapreso la sua lotta alla violenza sulle donne con ogni mezzo, a partire da manifestazioni, giornata nazionale, istituzione di associazioni, fino ad arrivare alla richiesta d’introduzione di una legge ad hoc per l’omicidio di una donna (proposta dall’ex Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna e dall’avvocato Giulia Bongiorno); in India per la prima volta, dopo gli ultimi episodi tremendamente brutali che hanno investito il Paese, la voce femminile ha iniziato ad alzarsi e migliaia di donne, facendo prevalere la loro indignazione sulle paure, hanno scelto di scendere per le strade per rivendicare dei diritti e una tutela per troppo tempo ignorati.

Vogliamo avere fiducia nelle parole di Sonia Gandhi, presidente del partito di Governo, che ha affermato: “A tutti voi che avete espresso la vostra rabbia e pena pubblicamente, che le avete dato supporto, voglio assicurare che la vostra voce è stata ascoltata”. “Oggi ci impegniamo perché ottenga giustizia, perché la sua lotta non sia stata vana”.

Anche il primo ministro Manmohan Singh si è già impegnato a garantire nuove norme, capaci di ridurre i rischi e arginare il dilagare dei crimini contro le donne. Parole che esprimono cordoglio anche quelle del  presidente dello stato indiano, Pranab Mukherjee, che ha dichiarato che la giovane è “una vera eroina che simboleggia il meglio della gioventù indiana e delle donne“.

 

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