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Morta la 23enne stuprata, adesso l’India esige nuove leggi e più controllo

Vogliamo aprire questo post con questa foto per far comprendere che in India come in Italia, il problema è fondamentalmente culturale. E che solo con un cambiamento radicale nel modo di affrontare la violenza sulle donne si potranno in futuro evitare stupri e femminicidi. Infatti, bisogna capire che non si devono educare le donne alla difesa, ma gli uomini ad avere rispetto per noi, perché siamo le loro mamme, le loro sorelle e le loro compagne/mogli, non degli oggetti di cui hanno la proprietà. Fin quando ciò non sarà chiarito, purtroppo, dovremo assistere a tragedie come quelle della giovane 23enne indiana morta questa notte in seguito alle ferite di uno stupro di gruppo, cui ha cercato di resistere per proteggere la propria dignità e che le è costato oltre alla violenza sessuale anche l’essere gettata giù dal pullman come un sacchetto di spazzatura… Scene terribili e insopportabili, che finalmente hanno fatto risvegliare la coscienza delle donne indiane che sono scese in piazza per chiedere misure più forti contro i crimini sessuali, all’ordine del giorno soprattutto nella capitale New Delhi, ormai una megalopoli incontrollabile e incontrollata in alcune zone.

Sembra che il terribile caso di questi giorni abbia messo con le spalle al muro il governo indiano, soprattutto dopo le durissime manifestazioni in tutta l’India; così il primo ministro Manmohan Singh si è impegnato a garantire nuove norme, che siano la traduzione delle emozioni fortissime in questi giorni, in leggi capaci di ridurre i rischi e arginare il dilagare dei crimini contro le donne. Dello stesso avviso il presidente dello stato indiano, Pranab Mukherjee, che espresso il cordoglio di tutta l’India alla famiglia, dichiarando che la giovane è “una vera eroina che simboleggia il meglio della gioventù indiana e delle donne“.

Le prime mosse del Governo saranno l’arruolamento di più donne in polizia, così che i crimini sessuali possano essere seguiti con maggiore sensibilità ed attenzione, oltre che per garantire degli interlocutori più sensibili alle donne che subiscano violenza e vogliano denunciare. E poi la creazione di una banca dati pubblica con nomi, foto ed indirizzo, dei violenti che si sono macchiati di crimini contro le donne. Sembra che timidamente qualche passo in avanti, dopo questa tragedia, si stia tentando; peccato ci sia bisogno sempre di una giovane vittima per arrivare a proporre leggi e misure per evitare altre tragedie.

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