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Lo spirito protestante di Angela Merkel

Angela Merkel è la prima donna Cancelliere della Germania. L’immagine che dà di se stessa è quella di una persona forte, caparbia, determinata, razionalista fino all’estremo.

angela merkelGuida la Nazione più potente d’Europa, che ha una economia da traino, ma che ha poca voglia di trainare altre Nazioni “zavorra”; ha la migliore tecnologia a livello di automobili ed elettrodomestici; la sua produzione industriale fa invidia; l’organizzazione statale dedita al rigore è la virtù incarnata di una visione del mondo protestante, per la quale il merito è l’unica origine della ricchezza e della “benedizione di Dio”.

Ma cosa c’entrano le questioni religiose con la geo-politica e con la cancelliera Merkel? C’entrano, perché il padre di Angela era un pastore evangelico e questa non è una nota da poco. Immagino questa donna cresciuta a pane e rigore, a sentirsi dire brava solo dopo molti sforzi di volontà e di azioni concrete ed efficaci. Infatti, il percorso formativo e poi la carriera politica della Merkel ci parlano proprio di uno spirito forte, deciso, sicuro di sé e sicuro di fare sempre la cosa giusta, perché i risultati positivi confermano e corroborano gli sforzi messi in campo.

Ma lo spirito razionalista (e contabile) della Merkel non affonda le radici solo in tematiche religiose, ma anche nella qualità dei sui studi.

Laurea in fisica, poi un dottorato in chimica quantistica… voi capite bene che nella mente di questa donna ci sono solo numeri che devono “tornare”, come due più due fa quattro. Rigore dei numeri, rigore morale, rigore anche nella gestione politica della Germania e di tutta l’Europa. Rigore e solo rigore, perché solo il rigore paga. E ciò che vale per uno, vale per tutti, indistintamente. Questo è il pensiero, lo spirito, di Angela Merkel.

Ma questo percorso “virtuoso” è sempre valido ed è valido per tutti? Questa è la domanda che dovremmo farci, poiché i Paesi membri dell’Europa, soprattutto quelli più “deboli” sono strangolati dalla logica razional-rigorista tedesca. Ma questa logica è possibile applicarla a tutti con effetti altrettanto positivi come quelli che possiamo vedere in Germania? Oppure dobbiamo tenere conto del fatto che le persone e le tradizioni dei popoli non sono riducibili a dei numeri, a degli schemi? E tenere conto che la storia non è razionale, né tanto meno è di timbro idealista e dialettico, così come pensava Hegel, tedesco anche lui.

La storia è costituita da eventi e gli eventi sono creati dalle azioni e dalle interazioni tra le persone e non è proprio pensabile applicare un modello logico-razionale allo spirito umano, che è “disordinato” per natura.

Così come è impensabile che una ricetta vincente per i tedeschi possa essere altrettanto vincente per i greci, gli spagnoli o gli italiani; tanto per citare le Nazioni e i loro cittadini, che tentano di applicare a sé il modello rigorista della Merkel.

Se per gestire una Nazione, o più Nazioni (gli Stati Uniti d’Europa), si prescinde dall’Uomo in quanto tale e dai singoli cittadini,  i quali hanno nel proprio dna secoli e millenni di storia, allora questa gestione sarà destinata a fallire e a produrre disastri tutt’altro che razionali.

Con questo non voglio, ovviamente, giustificare le cattive gestioni e la corruzione di alcuni governati del Sud Europa, che hanno portato i propri Paesi sull’orlo del baratro.

Tutti dobbiamo fare del nostro meglio per “far ripartire l’economia” e per “crescere”, ma dobbiamo farlo tenendo conto della nostra storia, cioè da dove veniamo e chi siamo, e questo “fare” da parte di tutti deve essere fatto sempre in un clima di solidarietà, perché a questo punto è ormai chiaro che o ci si salva insieme o si perisce insieme.

 

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