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Leonardo Da Vinci e il botulino: la Monna Lisa si rifà il trucco

Non un semplice lifting quello della celebre Gioconda, né tanto meno un artefatto pubblicitario per contrastare l’età che, inesorabilmente, anche per lei avanza.

Isleworth Mona Lisa è il nome assegnato all’opera presentata giovedì dalla Mona Lisa Foundation, insieme ad un libro che l’attribuirebbe proprio alla mano del celebre Leonardo Da Vinci.

Il dipinto risalirebbe ad un periodo tra il 1503 e il 1505, quindi oltre dieci anni prima della Gioconda conservata nel museo del Louvre a Parigi. Si tratta di un’opera incompiuta, e ritrae una giovane Lisa Gherardini visibilmente più giovane e sorridente. La posizione e la postura sono quasi sovrapponibili, ma ciò che risalta a colpo d’occhio è il celebre volto con un sorriso che le dà un aspetto più euforico del solito!

Lo sfondo non è ancora quello sotto il quale si celano i misteriosi messaggi lasciati dal genio, ma un paesaggio montano alle spalle di un colonnato.

La Mona Lisa “anteriore” è stata riscoperta dal collezionista Henry Pulitzer e portata in Svizzera poco prima della prima guerra mondiale; ora si trova nelle mani della fondazione Mona Lisa di Zurigo, la quale la sta studiando da circa 35 anni, ma è stata acquistata nel 2003 da un consorzio internazionale che vuole mantenere l’anonimato.

Una conferma che quest’opera possa essere una prima versione del capolavoro leonardiano arriverebbe da una citazione del Vasari che si riferisce a quest’incompiuta. Tuttavia i maggiori esperti del settore sono molto cauti nell’attribuzione dell’opera, anche perché, secondo alcune analisi, sarebbero visibili rimaneggiamenti probabilmente ad opera di mani differenti.

Quali altri messaggi nascosti avrà voluto lasciarci il genio fiorentino attraverso quest’opera? E come ricostruire, alla luce di questa nuova scoperta, la storia della sorella maggiore?

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