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Lea Garofalo: uccisa per raptus e non per mafia. La confessione di Cosco

Spuntano nuove dichiarazioni sull’omicidio di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese uccisa a Milano, nel novembre del 2009, dal suo ex marito e padre di sua figlia Carlo Cosco.

Lea Garofalo, uccisa dal suo ex compagno all’età di 35 anni, è considerata una vittima della ‘Ndrangheta, in quanto il suo sarebbe un delitto premeditato e pianificato dalla mafia calabrese, per eliminare la donna, che dal 2002 aveva deciso di collaborare con la giustizia per portare a galla e testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella Cosco.

Carlo Cosco, ora, per smontare ogni coinvolgimento della ‘ndrangheta nell’omicidio (“Non ho mai fatto parte della Lea Garofalo‘ndrangheta”, ha affermato), nelle ultime confessioni rilasciate si ostina a dichiarare, sicuramente per limitare il più possibile i danni vista la condanna in primo grado all’ergastolo, che la morte della sua ex compagna è dovuta ad un raptus causato da una frase di Lea e non ad un delitto mafioso premeditato.

Cosco, che dopo quattro hanno ha confessato di essere l’assassino della Garofalo, ha raccontato ai giudici la sua versione dei fatti, dichiarando:

“volevo fare vedere quella casa a Lea perché poi a Natale volevo fare una sorpresa e portarci mia figlia Denise. Le ho mostrato il bagno e le stanze e mentre ho detto a Venturino di fare un caffè, non so cosa è successo […] Lea mi ha detto delle brutte parole e che non mi avrebbe più fatto vedere Denise. Io non ci ho visto, le ho tirato un paio di pugni, l’ho buttata per terra, sbattuta con la tesa. Usciva sangue”.

Cosco continua raccontando il modo in cui è stato fatto sparire il corpo della sua ex moglie, cioè fatto a pezzi e bruciato, affidato a Venturino e Rosario Curcio e, infine, aggiunge, che “Se organizzavo l’omicidio come dice la procura io adesso non sarei qui”.

Nella versione fornita dall’omicida tante sono le incongruenze sia con la versione raccontata da Venturino, che ha dichiarato di non essere stato presente al momento dell’uccisione, sia con elementi emersi durante l’indagine.

 

 

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1 Comment

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    Gustavo Gesualdo
    20 ottobre 2013 Reply

    Viva l'Italia, questa Italia che non si arrende alle mafie, che non piega lo stato all'anti-stato, che non tratta con le mafie ed i mafiosi, ma li punisce duramente. Volete onorare degnamente la memoria di Lea Garofalo? Firmate e fate firmare questa petizione, se la mafia volete ammazzare. Altrimenti, vietato lamentare che lo stato non fa nulla: lo stato siete voi, lo stato siamo noi. http://www.ilcittadinox.com/blog/petizione-per-la-istituzione-del-reato-mafioso.html Gustavo Gesualdo

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