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L’autobiografia di Amanda Knox: marijuana, ragazzi e innocenza per l’omicidio di Meredith

Attraverso degli estratti  esclusivi del suo libro “Waiting to be heard”, The Sun rivela ciò che Knox ha scritto delle sue esperienze a Perugia, sul periodo in carcere e sul rapporto di amicizia che la legava a Meredith.

Amanda scrive: “a volte rifletto sulle cose che avrei voluto fare in maniera diversa. Numero uno, avrei voluto scrivere alla famiglia Kercher. Avrei voluto dir loro quanto adoravo la loro figlia. Come affettuosamente lei parlava della sua famiglia. Dire loro che la sua morte è stato un crepacuore per tanti. Numero due, avrei voluto scusarmi con Patrick. Fare il suo nome è stato imperdonabile, e lui non lo meritava, ma avrei voluto dirgli che non avevo nulla contro di lui. Ero così pressata che dovevo fare il nome di qualcuno. Fui dispiaciuta”.

La ragazza americana, 25, rivela di aver scritto una lettera ai genitori della studentessa inglese Meredith Kercher e una lettera per Patrick Luamba, il barman congolese, che lei falsamente accusò per l’omicidio. Ma Amanda Knox ha affermato che non ha potuto spedire le lettere, su suggerimento degli avvocati, perché esse avrebbero potuto danneggiare la sua difesa.

Ecco gli estratti delle lettere: “Alla famiglia Kercher, ho scritto: mi dispiace per la vostra perdita, e mi dispiace per aver tanto atteso per dirlo. Non ho ucciso vostra figlia e vostra sorella. Sono una sorella anch’io e posso solo tentare di immaginare il vostro dolore. Nel tempo, relativamente breve, durante il quale libro autobiografia amanda knoxMeredith ha fatto parte della mia vita, lei è sempre stata gentile con me. La penso ogni giorno”.  Ho scritto a Patrick per la prima volta: “le attestazioni, che avrai sentito tante volte riguardo la  mia interrogazione, sono vere e sono sicura che lo hai capito bene,  quando la stessa sera,  ti hanno arrestato senza sapere il perché. Mi sento in colpa e mi dispiace”.

Nel libro, Knox rivela come sia stata protagonista di diverse storielle di una notte sola in Italia, prima di conoscere Raffaele Sollecito. Tra i diversi ragazzi, Amanda nomina un certo “Cristiano”, con il quale ha condiviso uno spinello e “Mirko”. Amanda ricorda di aver parlato con Meredith, della storia con Mirko.

Knox scrive: “ero così orgogliosa di me stessa per avere un incontro consensuale senza legami, ma mi sentii imbarazzata e fuori posto. Dopo, raccontai a Meredith del sesso e che mi sentivo un’idiota. Lei mi disse: “forse il sesso non coinvolto non fa per te”. Nella sua autobiografia, Amanda parla del tempo passato con Meredith e di quanto le divertiva la sua compagnia: “Facevamo quello che tutte le ragazze fanno; parlavamo dei ragazzi che ci piacevano a Perugia e di quelli che avevamo lasciato al nostro Paese”.

Knox ammette che le accuse, durante il processo, delle coinquiline e del querelatore, che sostenevano un rapporto inasprito tra lei e Meredith, erano infondate: “Non abbiamo mai litigato per queste cose. Noi ci stavamo conoscendo giorno per giorno, e penso che abbiamo sviluppato una certa familiarità in breve tempo”.

Poi, parla delle droghe e della sua predilezione per la marijuana, che l’accomunava con i gusti di Raffaele Sollecito.

Ora Amanda Knox ha chiuso con il passato e ha cominciato una nuova vita a Seattle con il ragazzo James Terrano, 25. L’autobiografia sarà pubblicata da HarperCollins solo negli Stati Uniti, oggi.

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