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Ken Loach dice no al premio del Festival di Torino

Lo show business sembra sempre molto lontano da quello della manovalanza cinematografica. Da sempre il fuochista o l’elettricista sono stati in ombra per far spazio al regista, allo sceneggiatore o alla star di turno.

Tutto questo “ordine naturale” del mondo del cinema e dello spettacolo ieri è stato sovvertito da un uomo, proprio un regista che appartiene alle alte sfere, ma che ha fatto della sua carriera cinematografica un vero e proprio mezzo di rivolta e di protesta contro le brutture della storia umana.

Stiamo parlando di Ken Loach, il regista inglese caro ai festival e ai cinefili che proprio ieri ha dichiarato di non voler accettare il Gran Premio Torino che gli era stato assegnato dal Festival di Torino prossimo all’apertura. La motivazione di Loach, ben documentata e articolata in un comunicato stampa ufficiale, riguarda proprio le condizioni lavorative della manovalanza cinematografica.

Alla base del rifiuto infatti c’è la questione dell’esternalizzazione dei servizi, che prevede che la ditta che ottiene l’appalto riduce i salari e taglia il personale, in relazione agli impiegati del Museo del Cinema di Torino. Loach ha chiaramente detto che la questione dell’esternalizzazione è un comportamento da condannare e non da ritenere normale solo perché capita in tutta Europa: “un comportamento che è destinato solo ad alimentare i conflitti” così è stato definito, e a ragione, dal momento che anche quando ci fu la grande manifestazione del 2010 durante il Festival di Roma, la famosa “Tutti a Casa”, a manifestare sul tappeto rosso contro i tagli al FUS c’erano solo tecnici e manovalanza, mentre registi e produttori passavano in incognito per raggiungere la loro poltrona riservata in sala.

Così Loach da ieri è diventato non solo un ken loach premio torinosimbolo per il cinema politicamente impegnato, ma soprattutto un esempio per quanti, appartenenti agli alti ranghi dello show business, vogliano rimanere a ragione in posizioni di potere senza dimenticare chi è indispensabile per il proprio lavoro.

Loach ha in effetti anche realizzato un film sul tema, Bread and Roses, che racconta la storia delle lotte dei lavoratori ispanici immigrati illegali in California, i cosiddetti “janitors” addetti alle pulizie degli uffici che cercano di sindacalizzarsi per resistere allo strapotere delle ditte per cui lavorano.

Non si può certo dire che il regista manchi di coerenza! Al grande Ken quindi tutta la stima e la simpatia di pubblico e critica, soprattutto perché un riconoscimento è sempre una soddisfazione, e la scelta di non ritirare il premio deve essere stata molto triste anche se indice di grande coerenza.

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    Federico G Altieri
    17 gennaio 2013 Reply

    La motivazione di Loach, ben documentata e articolata in un comunicato stampa ufficiale, riguarda proprio le condizioni lavorative della manovalanza cinematografica.

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