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Jet-lag: scoperto il gene che impedisce l’adattamento a nuove fasce orarie

Spesso, dopo viaggi a lungo raggio, ci si sente assonnati, stanchi e confusi e ciò è dovuto all’alterazione dei normali ritmi dell’orologio biologico. Tale condizione, nota come jet lag, potrebbe non essere più un problema, dopo la scoperta di un gene, che impedisce il nostro organismo, di adattarsi a nuovi fusi orari.

I viaggiatori saranno felici nel sapere che, in futuro, una pillola potrà risolvere questo fastidioso problema, dopo che gli scienziati di Oxford hanno trovato un gene specifico, che arresta la “regolazione” del nostro orologio biologico.

I ricercatori ritengono che il gene agisce come un freno, che impedisce l’orologio circadiano ad adattarsi ad eventuali cambiamenti repentini nel ciclo luce-buio. Il dottor Stuart Peirson dall’università di Oxford ha dichiarato: “abbiamo identificato un sistema che protegge attivamente l’orologio del nostro corpo dalla ri-regolazione. jet-lagSe ci pensiamo, ha senso avere un meccanismo di buffering che fornisca una certa stabilità alle nostre lancette interne. L’organismo deve assicurarsi che il segnale che si sta seguendo è affidabile. Se il segnale arriva nello stesso momento in più giorni ha probabilmente una rilevanza biologica. Questo stesso meccanismo di buffering, però, rallenta la nostra capacità di adattarci ad un nuovo fuso orario e causa il jet-lag”.

Il dottore e autore dello studio ha aggiunto che entro 10 anni, si potrà avere sul mercato un farmaco che limiti questo meccanismo e che contrasti il disturbo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell; il team ha esposto i topi a cambiamenti di luce, nelle ore del buio e ha scoperto un gruppo di geni, aventi la funzione di risincronizzare l’orologio interno dell’animale, come reazione alla luce, tranne un gene che agisce come un freno, per limitarne gli effetti.

Russell Foster, direttore della Oxford University Sleep e Circadian Neuroscience Institute, ha dichiarato: “Siamo ancora lontani da una cura per il jet-lag, ma la comprensione dei meccanismi che generano e regolano il nostro orologio circadiano ci offre dei target, per sviluppare farmaci in grado di portare i nostri corpi in sintonia con il ciclo solare. Tali farmaci potrebbero avere potenzialmente più ampio valore terapeutico per le persone con problemi di salute mentale”.

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