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Islanda: il miglior paese per le donne

Secondo il settimanale statunitense Newsweek, l’Islanda sarebbe il miglior paese per le donne. Dalla salute all’istruzione, dall’economia alla politica fino alla giustizia, l’isola dimostra di essere un luogo fatto a misura di donna. Il dato viene confermato dal fatto che negli ultimi due anni l’Islanda si è attestata il primo posto nella classifica del World Economic Forum sull’uguaglianza di genere.

La lotta per i diritti della donna in Islanda non è iniziata ieri. Negli anni ’70 il gruppo femminista Calze Rosse cominciò a denunciare la discriminazione salariale femminile e proclamò uno sciopero delle donne di 24 ore. Il 24 ottobre del 1975 il 90% delle donne islandesi partecipò alla manifestazione. Il numero elevato parla di un coinvolgimento di donne di diverse appartenenze sociali, aspetto che ancora oggi caratterizza il movimento islandese delle donne. L’Islanda inoltre gode della presenza femmnile in politica ormai da tempo: ad esempio, nel 1980 Vigdís Finnbogadóttir è stata eletta presidente del Paese, la prima donna al mondo a rivestire tale carica. Nel 1987, il partito femminista l’Alleanza delle donne ha ottenuto in parlamento 6 seggi su 63. Dopo la crisi finanziaria del 2008, le banche responsabili del crac sono state affidate a due donne ed è stata eletta una donna, Jóhanna Sigurðardóttir, come premier dello stato.

Jóhanna Sigurðardóttir
Jóhanna Sigurðardóttir

Secondo la ministra dell’industria, dell’energia e del turismo islandese Katrín Júlíusdóttir c’è ancora molto da fare per i diritti delle donne, soprattutto nella lotta contro le differenze salariali di genere e contro gli abusi sessuali su donne e bambini e anche per arrivare ad un’equa presenza femminile al governo, composto oggi da quattro donne e sei uomini. Ma ci si sta lavorando. Ad esempio, il governo ha dichiarato reato la prostituzione e ha vietato la presenza di strip club. Per far fronte alla violenza domestica, invece, si è deciso che chi commette un abuso deve lasciare la casa in cui dimora. Inoltre, nel 2013 entrerà in vigore una legge che obbliga le aziende ad avere nei loro consigli di amministrazione almeno il 40% di donne.

L’Islanda guarda anche alla maternità, talmente bene che un figlio è considerato un dono e le donne non si pongono il problema di dover fare le acrobate tra casa e lavoro. Non solo sono previsti dei cospicui congedi parentali, aspetto che ci parla di un uguale trattamento dei genitori, ma anche il costo dell’asilo nido è davvero incredibile: 80 euro al mese per una madre single, 135 euro per le coppie. E il nido accoglie il bambino per 8 ore giornaliere.

Infine, ma non per questo meno importante, pare che per le islandesi l’aspetto migliore della loro vita sia la libertà.

Che bello sarebbe poter dire lo stesso in Italia. E invece la situazione della donna islandese mi sembra così lontana dalla mia che quasi stento a credere che esista davvero. Un nido a 135 euro? Un figlio considerato un dono? Sì, lo è, ma non nel nostro Paese. L’altro giorno, mi sono sentita chiamare “coraggiosa” per aver deciso di fare un bambino. Sono stata coraggiosa? Ci vuole coraggio per mettere al mondo un figlio oggi? Forse sì. Forse sì per le italiane. Che tristezza!

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