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Il Pdl contro Berlusconi? Forza Italia parte male questa volta

Questa mattina la Repubblica dedica un articolo, lirico, teso e quasi poetico alla “scissione”. La prima volta nella storia della carriera politica di Berlusconi in cui lui stesso rischia di rimanere in minoranza nel suo stesso partito è raccontata in toni tesi, punteggiatura fitta e un gusto per la suspense fortemente accentuato.

alfano_diversamente_BerlusconianoDopotutto si tratta di un momento delicatissimo per le sorti politiche del Cavaliere, e la scissione, come accennato, è il timore più grande. Certo il buon Silvio vuole intervenire al più presto, sulla situazione di Governo e sulla fedeltà dei suoi quasi 200 parlamentari, ma il malumore serpeggia, e ieri quella del Pdl e di Berlusconi, è stata una giornata nera, al termine della quale la geometria del partito si è ridisegnata. Per farci capire bene questa situazione interviene un grafico (non privo di una certa ironia), pubblicato su giornalettismo.com in cui la situazione di Berlusconi e dei suoi seguaci è spiegata attraverso un sistema “silviocentrico”: con orbite progressivamente più lontane da un centro costituito dall’ex premier, il grafico ci mostra i “fedelissimi”, i “mediatori” e i “diversamente berlusconiani” appartenenti all’orbita più esterna e lontana da Berlusconi. Alfano, Lupi, Quagliariello, Lorenzin, De Girolamo si sono riuniti subito dopo l’assemblea presieduta dal capo. I cinque ministri hanno rassegnato le dimissioni a Palazzo Chigi e hanno dichiarato guerra a al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, per aver utilizzato il “metodo Boffo” (sinonimo di campagna di stampa basata su illazioni e bugie allo scopo di screditare qualcuno per ragioni politiche) contro di loro.

A quanto pare i ministri si sono dimessi per loro scelta, stando a Berlusconi, per un’imposizione, stando invece a ciò che dice Quagliariello. Il confronto tra i fedelissimi e i “dissidenti” ha toccato punti diversi della politica interna: dalla richiesta di elezioni, alle questioni economiche su Iva e Imu, fino al patto di stabilità.

Non c’è più coesione di intenti nel Pdl, e la situazione appare precaria soprattutto al Senato. Le dimissioni dei 5 ministri sono irrevocabili, ma allo stesso tempo Letta potrebbe respingerle. Ma Berlusconi si trova in seria difficoltà: deve scegliere se guidare un partito di falchi, quel Forza Italia redivivo, trovandosi però contro un Pdl che rimarrà più moderato e vivrà comunque senza di lui, o chiedere di ricompattare le sue fila, andando, forse per la prima volta nella sua carriera politica, in retromarcia.

 

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