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Governo Letta: la crisi di Berlusconi tutta una messa in scena?

E’ poco più di una provocazione (o forse no), ma pensare che davanti allo scenario devastante della crisi economica che sta investendo il nostro Paese, tanto da rendere imprescindibile l’aumento IVA, qualcuno abbia tentato la distrazione di massa con una messa in scena?

berlusconi piange video intervento senato governo letta fiduciaQuanto successo tra sabato pomeriggio, quando Silvio Berlusconi ha scatenato l’inferno delle dimissioni dei ministri in quota PDL dal Governo Letta, e questa mattina quando lo stesso Cav in lacrime ha rinnovato la fiducia al Governo, ha davvero dell’incredibile, tanto da far riflettere e nascere idee malsane. Ma se proprio un uomo di politica, come il Senatore Giulio Andreotti diceva spesso “A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina“, perché non provare ad inquadrare quanto successo con uno sguardo cinico che strizza l’occhio a poteri forti e occulti che tanto della nostra vita controllano?

Cerchiamo di inquadrare bene la situazione: Saccomanni ministro del Tesoro sottolinea che senza aumento IVA saltano le coperture e, dunque, è impossibile andare avanti senza l’aggravio di questa aliquota fiscale. Cosa che fa storcere il naso al PDL che questo aumento programmò nel 2011, ma che ha promesso ai propri elettori di cancellare così come fatto con l’IMU. Dunque, Italia al bivio se non aumenta l’IVA saltano i conti e si rischia di finire nelle mani della Troika.

Nel frattempo sullo sfondo c’è la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore che verrà votata venerdì prossimo. Mentre il Governo lavora per trovare le coperture, e da questo momento entriamo nella fantapolitica, ci si rende conto che l’aumento IVA al momento è l’unica soluzione in grado di garantire il gettito necessario ad evitare buchi di bilancio. Il PDL prima “attacca” sul fatto che l’aumento IVA vada cancellato, ma poi rendendosi conto che è impossibile deve elaborare un’altra strategia che salvi come sempre capra e cavoli.

Così, ecco la trovata geniale il sabato prima che scatti l’aumento dell’IVA, si genera una crisi di Governo con ministri dimissionari e di fatto un Presidente del Consiglio incapace di legiferare e fermare il passaggio dell’IVA dal 21% al 22%. Il PDL getta la croce su Letta dicendo che lui non ha voluto cancellare l’aumento e che gli italiani pagheranno per la sua incompetenza. Intanto il Premier replicherà che tutto nasce dalla vicenda persona di Berlusconi e nel contempo noi italiani ci svegliamo martedì 1 ottobre con tutti i prezzi aumentati causa IVA salita di un punto.

Passano 24 ore di fibrillazioni e si arriva a questa mattina, al voto in aula per la fiducia al Governo. Al Senato arriva Berlusconi, che con la sua solita e compassata sagacia spiazza tutti: manda il fedelissimo Bondi alla guerra con Letta facendo intendere che non darà la fiducia all’esecutivo; e poi si lancia in un intervento lampo da padre della patria dove, invece, sorprendendo tutti rinnova la fiducia a Letta ed Alfano e  fa andare avanti il Governo, senza apparentemente ricevere nulla in cambio.

In realtà sintetizzando per grandi punti i vantaggi, se in questi termini si può parlare, di questa crisi sono stati: 1) l’IVA è aumentata senza che si capisse bene di chi sia la responsabilità se di Letta e Saccomanni, oppure, del PDL che ha staccato la spina nel momento sbagliato. E di un suo ripristino al 21% non si sente discutere alcuno. 2) Il Governo, che sembrava debole, è diventato improvvisamente forte e formato da uomini e donne col quid. 3) Silvio Berlusconi, forse, compreso che non potrà più fare politica direttamente, ha finalmente fatto innamorare del proprio delfino Angelino Alfano le colombe “cattoliche” del PDL e al contempo messo in guardia i falchi, facendogli capire che Angelino il quid ce l’ha e che quando il Cav incorona qualcuno la scelta è quella giusta. Morale della favola Letta e Saccomanni hanno le coperture, Berlusconi e Alfano si tengono stretto il partito e rilanciano una destra più orientata al PPE e Napolitano vede andare avanti le larghe intese. E tutti vissero felici e contenti, meno noi italiani che pagheremo l’IVA e tutte le nuove tasse che tra un weekend di paura e un voto di fiducia ci pioveranno da qui a breve sulla testa.

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