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Ergastolo per i femminicidi: continuano polemiche e violenze

Continuiamo a parlare del Femminicidio, un neologismo nato per indicare gli innumerevoli omicidi che hanno come vittime persone di sesso femminile.

Sono più di 100 le donne che, solo in questa prima parte del 2012, sono morte per mano di un uomo e, nella maggior parte dei casi, l’uomo in questione era o un familiare, o un coniuge, o un ex della vittima. L’allarme, ormai da tempo, è dilagato in vari Paesi, tanto da creare vari movimenti e campagne di sensibilizzazione contro il fenomeno del femminicidio.

A distanza di pochissimo tempo dall’inserimento del femminicidio, in Argentina, nel codice penale, anche in Italia si vuole attuare qualcosa di più concreto. A lanciare la proposta sono l’ex Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna (Pdl) e, l’avvocato, Giulia Bongiorno (Fli), le quali hanno chiesto l’introduzione di una legge ad hoc per l’omicidio di una donna e dell’ergastolo nel caso del delitto con aggravante passionale.

Ha affermato la Carfagna: “Siamo agli sgoccioli di questa legislatura ma in questa battaglia non ci fermeremo”, intenta a portare avanti, con la Bongiorno, anche la proposta di inserire il reato per il “matrimonio forzato” (per chi costringe o induce qualcuno con la violenza o la minaccia a contrarre matrimonio).

femminicidioLa proposta delle parlamentari ha creato non poche polemiche; un redattore di Il Giornale, infatti, ha definito la legge sul femminicidio “una pagliacciata per far discutere” e ha aggiunto “Ammazzare un maschio è più grave che am­mazzare una femmina? Per­ché? Su quale fondamento eti­co si può sostenere la differen­za di gravità?”.

Di certo non si può essere in disaccordo con quest’ultima affermazione, perché un delitto, sia che riguardi un uomo che una donna, ha la stessa gravità; ma voglio controbattere, dicendo che, qui, credo non si tratti di fare né differenza ontologica né biologica di genere, ma semplicemente di cercare di arginare un fenomeno che sta dilagando sempre di più, anche se magari per farlo si sta utilizzando il metodo sbagliato.

Una giusta proposta di legge dovrebbe, infatti, mirare a prevenire il femminicidio, magari con pene più severe contro lo stalking o tutele maggiori verso le donne che si sentono minacciate, e non a punire più severamente un delitto già consumatosi, solo in base al sesso della vittima.

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