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Elezioni Sicilia: dai primi dati una lezione alla classe politica italiana

Tanto tuonò che piovve. Così in Sicilia l’anti-politica è diventata la politica, almeno stando a guardare i dati che arrivano dalle urne che da stamattina spingono il Movimento 5 Stelle in testa ai partiti votati in terra sicula. La Sicilia da sempre considerata laboratorio politico e cartina al torna sole dell’intero Paese, questa volta ha sicuramente stupito anche coloro che conoscono sin nel profondo le pieghe dell’isola.

Sarà stata la traversata di Beppe Grillo, il suo carisma portato nelle piazze di città e paesini, la voglia di facce pulite e persone oneste, ma l’exploit di Giancarlo Cancelleri ormai vicinissmo al 18% delle preferenze come candidato presidente all’ARS e del Movimento 5 Stelle al 15,6% come primo partito non l’avrebbe pronosticato davvero nessuno. Basti pensare che a poche settimane dal voto i “grillini” erano dati a poco più del 10% ed adesso si ritrovano a quasi il doppio. Un grande risultato che però non permette di dimenticare il dato dell’astensionismo, allarmante, e sintomo di una disillusione generalizzata e sempre più dilagante. Non è infatti possibile accettare, che in un Paese democratico vadano a votare meno del 50% degli aventi diritto… Quanto accaduto in Sicilia deve far interrogare tutti noi, su quanto oggi la democrazia e la politica del nostro Paese siano allo strenuo.

Comunque, la situazione siciliana nella realtà non è affatto cambiata, visto che alla guida della Regione molto probabilmente troveremo Rosario Crocetta, candidato del Partito Democratico e dell’Unione di Centro, che ha potuto contare sulla spinta propulsiva di alcuni consiglieri uscenti dell’area Lombardo, ben camuffati nelle liste UDC. Anche se Crocetta alla luce dei risultati ha dichiarato “Con me cambia la storia della Sicilia”. Ma, come ha già lasciato intendere Granata di FLI (schieramento che supportava Micciché assieme a Lombardo e Grande Sud), già domani si potrebbe trovare un accordo per dare a Crocetta i seggi mancanti nel Parlamento Siciliano, con un accordo con Micciché-Lombardo e tutto il resto della truppa, come sostengono anche molte voci in rete.

Insomma, si passerebbe dall’inciucio tra PD e le altre forze sicilianiste che hanno sostenuto Lombardo fino alle dimissioni, ad un nuovo accordo che garantirebbe a Crocetta la maggioranza e ai maggiorenti degli altri partiti di conservare i propri potentati. Visto che da solo il candidato PD-UDC che si attesta a percentuali superiori al 31% non raggiungerebbe la quota del 38% che gli garantirebbe una maggioranza autonoma, seppur risicata.

A pagare il prezzo più alto è Nello Musumeci, candidato del PDL e della destra siciliana, dato in testa fino a qualche giorno fa e inghiottito dai grillini e dal recupero di Crocetta (che si vocifera sia stato sospinto da Lombardo), assieme a lui il centrodestra sta già processando il segretario del Popolo della Libertà, Angelino Alfano (siciliano) che avrebbe grandi responsabilità in questa debaclé che probabilmente spazza via definitivamente le formazioni del centrodestra che abbiamo conosciuto sin ad oggi; e già da domani avviera una dura resa dei conti, come hanno lasciato intendere sia l’On. Mussolini sia tutti gli ex-AN scontenti della guida che Berlusconi ha imposto al PDL, ma che proprio ieri ha disconosciuto dicendo che Alfano “non sa leggere i bisogni del Paese”.

Altro sconfitto è Gianfranco Micciché, anche se sembra proprio, che la sua candidatura sia stata più di disturbo a Musumeci in vista di un accordo con Crocetta che una vera candidatura che ambiva allo scranno di Presidente dell’Ars. Ma è forse Giovanna Marano, candidata della Sinistra “dura e pura” che paga il pastrocchio Fava e l’incertezza generale che il movimento che la supportava dava. Il suo 6% crediamo farà capire a SEL e IDV che senza Partito Democratico alle prossime politiche del 2013 rischiano di restare fuori dal Parlamento, soprattutto, se il movimento di Beppe Grillo continuerà a prosperare grazie alle beghe dei partiti, alla corruzione crescente e alla sfiducia della gente nell’attuale classe politica.

Insomma, i risultati delle Elezioni Siciliane sono un segnale all’attuale classe politica, che è costretta a cambiare per non sparire inghiottita dall’antipolitica di Grillo e dei grillini da una parte e dai movimenti “territoriali” dall’altra. Per riassumere la situazione Crocetta è al 31%, Musumeci al 25%, Cancelleri al 18%, Micciché al 15% e la Marano al 6%; mentre tra i partiti primo posto al Movimento 5 Stelle con il 15,5%, poi il Parito Democratico al 13,6%, Popolo della Libertà al 12%, Unione di Centro al 10% e Partito dei Siciliani (ex MPA di Lombardo) al 9%.

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