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Economia digitale in Italia: un’opportunità ancora tutta da sfruttare

Il DAG (Digital Advisory Group) è un gruppo formato da oltre 30 organizzazioni, aziende pubbliche e private e università che ha lo scopo di incentivare lo sviluppo dell’economia digitale in Italia.

economia digitaleQualche giorno fa il DAG ha pubblicato il rapporto “Sviluppare l’economia digitale in Italia: un percorso per la crescita e l’occupazione”, da cui emerge che l’Italia è ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa in ambito di economia digitale.

L’impatto digitale sul PIL italiano è dell’1,7%, mentre in Svezia è del 6,3%. Finora Internet in Italia ha creato 700 mila posti di lavoro (negli ultimi 15 anni) e sette miliardi di euro in surplus di valore per i consumatori italiani, motivi per cui si può pensare al Web come uno strumento fondamentale per la ripresa dell’economia italiana.

Ma come mai l’Italia, ad oggi, si trova così indietro rispetto agli altri Paesi europei? “L’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nel panorama digitale degli anni novanta, ottenendo risultati di rilievo nell’offerta di servizi online: dal lancio della prima Webmail, allo sviluppo di motori di ricerca, fino alla creazione di uno degli Internet Service Provider (ISP) ad accesso gratuito con più rapida crescita al mondo e alla realizzazione di un portale turistico di grande popolarità. In quegli anni, sono stati inoltre messi a punto progetti ambiziosi per lo sviluppo di una rete di connessione in fibra ottica”, spiega il rapporto. Nell’ultimo decennio, però, c’è stata un’inversione di tendenza e la capacità dell’Italia di sviluppare servizi innovativi è calata sempre più.

Adesso, quindi, è diventato necessario invertire questa tendenza, soprattutto perché di menti brillanti, illuminate e lungimiranti, in Italia, ce ne sono eccome.

Altro ostacolo allo sviluppo dell’economia digitale in Italia è la mancanza di infrastrutture digitali e quindi la scarsa presenza di banda larga, la scarsa presenza di servizi online e della loro diffusione nella pubblica amministrazione e i limiti del quadro normativo.

Per risolvere tutti questi problemi e portare il Paese (almeno) in linea con gli altri, bisognerebbe prima di tutto puntare sulla diffusione della cultura digitale in tutti i livelli della società italiana e far capire quali sono le reali potenzialità della Rete.

Il rapporto si conclude con la proposta di 12 idee per la crescita dell’economia digitale: 1) colmare il digital divide; 2) pianificare le reti di nuova generazione; 3) favorire l’armonizzazione della normativa digitale a livello europeo; 4) creare un advisory board strategico per le politiche digitali; 5) incoraggiare la propensione dei consumatori al Web; 6) promuovere modalità innovative di consegna degli acquisti online; 7) lanciare road show digitali per le PMI a livello regionale; 8 ) sostenere l’attività di e-commerce delle PMI; 9) promuovere i servizi di e-governement esistenti migliorandone la fruibilità; 10) pianificare lo sviluppo di una formazione digitale di qualità; 11) costituire una una Digital Experience Factory; 12) incentivare le start up digitali.

Si spera di poter mettere in pratica queste idee il prima possibile.

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