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Donne e delitti irrisolti: l’Italia non riesce ad acciuffare i suoi assassini

Sono tante, troppe le donne senza giustizia. Sono Chiara, Yara, Sarah, Meredith, Melania. Tante, tantissime donne che uccise brutalmente non riescono a trovar pace e con loro i familiari, perché il colpevole non si trova.

ragazze uccise e delittiChiara Poggi è stata ammazzata nel 2007, nella sua casa. La trova in un lago di sangue Alberto, il suo ragazzo, ad oggi unico indiziato per l’omicidio e proprio oggi di nuovo assolto dai giudici. Yara Gambirasio  invece è sparita da casa, non è più tornata dalla palestra dove si allenava. È stata ritrovata dopo mesi, morta, lontano da casa e sul suo corpo sono stati rilevati più di diecimila (!) campioni di DNA diversi, ma nessuno di questi riconducibile ad un colpevole. Sarah Scazzi era stata assassinata dallo zio. Anche il suo corpo è stato trovato dopo un mese dalla scomparsa, ma troppe incongruenze hanno scagionato Michele Misseri e spostato le indagini sulla figlia, Sabrina. Ma non c’è ancora la certezza, non ancora la confessione. Meredith Kercher era una studentessa statunitense a Perugia, è stata assassinata anche lei nel 2007 con un taglio alla gola. Tre gli indiziati: Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede. Dopo 4 anni di processi e detenzioni Amanda e Raffaele sono stati assolti per non aver commesso il fatto, Rudy condannato per concorso in omicidio, si, concorso in un omicidio commesso da nessuno!

Ultima in ordine di tempo è Melania Rea, assassinata in un bosco, con il DNA del marito addosso, un marito che la tradiva ripetutamente ma che allo stesso tempo aveva tutte le ragioni possibili e certamente normali per lasciare sulla moglie il suo DNA. Ancora nessun colpevole, solo una bambina, la piccola Vittoria, senza più una madre, ed ora senza neanche un padre perché affidata ai nonni materni.

Non si sa chi sia stato, in nessuno dei casi. Ma dopo anni continuano a spuntare fuori prove, ricorsi, testimonianze. Allora chi è il vero colpevole? Chi dovrebbe fare in modo di rilevare tutte le tracce prima che si raffreddino? Chi dovrebbe condurre le indagini in maniera più scrupolosa? Forse è anche troppo facile dare la colpa a chi non conduce con diligente attenzioni indagini delicate, forse capita a tutti di trovarsi in situazioni troppo grandi da gestire. Ma allora chi è che si prende la responsabilità di tante vite spezzate, di tanti dolori insanabili, di tanta assurda violenza?

Lo stesso caso del piccolo Samuele è stato risolto dopo anni ed anni, con la condanna a (soli) 16 anni della madre del bambino Anna Maria Franzoni, che tuttavia continua a negare di aver commesso l’omicidio. Resta quindi nel singolo, ma anche nell’opinione pubblica, un senso di insicurezza, di ingiustizia. L’arresto del colpevole non riempie il vuoto generato dalla perdita, ma sicuramente aiuterebbe la fiducia del singolo in una società più equa e più sicura.

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2 Comments

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    fabio tessari
    8 dicembre 2011 Reply

    Cara Chiara, il problema a mio avviso e' la incondizionata fiducia che viene riposta nella tecnologia. Io le chiamo indagini ahimè "digitali", tanto "perfettine" e presuntuose quanto, alla luce dei fatti, inefficaci. La triste realta' e' che, in mancanza di una confessione, si sta brancolando nel buio, sperando di avere le risposte dai "pennellini" dei RIS. Con tutto il rispetto per il loro lavoro, ritengo che sia stia trascurando l'indagine tradizionale che tanti buoni frutti aveva dato in passato. In alcuni casi (vedi Franzoni e delitto via Poma) si ha addirittura l'impressione che sia sia voluto mettere in carcere il colpevole piu' "logico", ma non necessariamente il vero colpevole. Ciao. Fabio

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