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Di donne e scilipotezze. Evviva l’Italia! (Che ci facevano 6 modelle all’inaugurazione di un partito politico?)

Sabato scorso, una giornata grigia e fredda nella mia città, attendo in macchina il verde del semaforo e mi accorgo che sul marciapiede affianco a me c’è un gruppo di ragazze in giacchina, minigonna e tacchi che, approfittando del rosso, si avvicinano alle auto per offrire un omaggio di una nota catena di ottica che sta inaugurando un punto vendita proprio vicino a dove mi trovo. Le guardo e sento un brivido di freddo al posto loro. Le guardo e mi dispiace che stiano lì. Sono belle, alte, truccate.

hostess in minigonnaSembra che ci credano veramente al lancio della nuova ottica. Penso che non vorrei essere al posto loro, e non solo per il freddo. Stare lì, così, sul ciglio della strada, a respirare i gas di scarico delle auto, dispensando in minigonna e tacchi (ahia!) sorrisi e omaggi a quanti si fermano. “Come si sentiranno?”, mi chiedo. Stanno lì per necessità mi sono detta.

Anche io, durante gli anni universitari, ho fatto tante volte la hostess per eventi, nei supermercati ma mai, per fortuna (dal mio punto di vista ovviamente), mi è stato chiesto di mettermi in minigonna. Ma nonostante questo, nonostante abbia sempre indossato i pantaloni, se ripenso a quelle ore di attività come hostess mi rendo conto che mi svuotavano, che mi toglievano cervello e spirito di iniziativa e tutto si concentrava sulla mia esteriorità.

Ero lì perché qualcuno mi guardasse e si compiacesse della mia presenza. Ero quello che mi rimandavano gli sguardi che si posavano su di me. Triste, no, che una donna debba sentirsi così e sia in qualche modo indotta a sorriderci sopra? Perché il sorriso è una delle richieste da contratto. E allora, sempre nella mia macchina, sogno ad occhi aperti un mondo in cui le ragazze smettono di essere utilizzate come manichini respiranti, come grechine di questo o di quell’evento, di questo o di quel presentatore, uomo d’affari, politico…

Domenico Scilipoti
Foto: LaPresse

Arrivata a casa, accendo la TV e seguo il servizio sul 1° congresso del nuovo partito di Domenico ScilipotiMovimento di Responsabilità Nazionale”, avvenuto il giorno prima nell’Auditorium Massimo di Roma. Che c’entra direte voi con le donne? C’entra, perché oltre alla banda musicale, che suonava l’inno di Mameli e la colonna sonora del movimento “Siamo milioni e ci sono anch’io” scritta dal cantante Danilo Amerio, all’evento erano presenti un gruppo di intrattenitrici in tacchi a spillo e minigonna. Sei ragazze, arrivate in limousine bianca e accompagnate dalla stilista Lidia Di Verniere, proprietaria di un’agenzia di modelle e di spettacolo romana. Che cosa ci facevano sei modelle all’inaugurazione di un partito politico? Dopo aver sottolineato “abbiamo portato le ragazze”, la stilista ha assicurato che la sua presenza al congresso era in sostegno a un progetto di legge per i pensionati. Mentre una delle ragazze ha dichiarato di essere una sostenitrice di Scilipoti. Oltre l’inganno la beffa.

modelle in minigonna
Foto: LaPresse

E ancora mi chiedo: che cosa ci facevano lì le modelle? Perché non si perde occasione per dare un’immagine degradante e umiliante della donna? Senza entrare nel merito “politico” dell’incontro, del programma del movimento (anche se ce ne sarebbero di cose da dire!), bisogna proprio riconoscere che tutto l’ambiente congressuale trasudava spirito conservatore e maschilismo. Insomma, in un contesto del genere, con un movimento che si dichiara “per padri e figli”, è normale la presenza delle intrattenitrici. Sì, certo. Quello che non è normale è che si debba ancora assistere a certe manifestazioni, ascoltare certe idee, definite da qualcuno “molto chiare e molto buone”, che godono però della benedizione di Dio.

Sul palco lo slogan “Cristiani, patria e famiglia” e un sacerdote, presentandosi come “umile prete di campagna” che da molto anni cerca di diffondere la devozione cattolica agli angeli, benedice l’evento e invita a fare una preghiera di spiriti celesti. Invoca Dio chiedendogli di degnarsi nella sua bontà “di fare in modo che la nostra vita sia protetta qua giù da quelli che non smettono di servirti e di assisterti in cielo. Ti supplichiamo signore di proteggere questo nostro convegno […] e di allontanarne tutti i tranelli del nemico”.

Quale sarebbe il nemico? Che grande mistificazione! Fatto salvo il favore di Dio, naturalmente quello cristiano, l’unico come recita la colonna sonora del movimento, Domenico Scilipoti può urlare, come vera controfigura di  Cetto La Qualunque, il suo discorso e parlare anche di matrimoni tra i gay: “Chi parla di famiglia deve capire che la famiglia è quella fondata sull’unione tra uomo e donna. Un uomo come può sostenere la famiglia se il suo compagno è un uomo?”.

E il sogno svanisce, perde tutta la sua aurea magica. Mi metto nei panni di quelle modelle e provo un forte disagio. Solo un cumulo di volgarità e ignoranza. Il crollo delle illusioni come quello di Pompei. Evviva l’Italia!

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