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Cellulari mania: evoluzione della comunicazione o dipendenza tecnologica?

Ormai senza un telefono cellulare, piccolo aggeggio dalle multi-funzionalità non si può più vivere… sembrerà eccessivo ma non è così! E’ diventato indispensabile al punto che, se uscendo la mattina lo si dimentica per sbaglio, o non si riesce più a trovare, ci si sente davvero persi.

Si potrebbe dire che si è diventati schiavi di questo strumento. Certo, ha migliorato di gran lunga la qualità della vita e soprattutto i rapporti interpersonali, ma l’uso, e l’abuso, quanto contribuisce all’abbassamento dei livelli di salute? Da quando, a partire dagli anni 80, sono arrivati sul mercato, periodicamente sono apparsi allarmi sulla pericolosità dei telefoni mobili a causa del loro emanare onde elettromagnetiche, ritenute potenzialmente cancerogene.

Di fatto,  la scienza non è ancora riuscita a dimostrare concretamente se l’impiego sempre più massiccio di cellulari possa provocare danni alla salute dell’uomo. Nonostante queste incertezze, le vendite non accennano a diminuire: si stima che al mondo ci siano oltre 5 miliardi tra cellulari  e smartphone.

La costante evoluzione del mondo della cellulari mania problemi salutetelefonia ha conferito a questo strumento non solo la classica funzione del comunicare, abolendo tempo e spazio e rendendo tutti vicini e lontani contemporaneamente, ma anche la possibilità di dialogare non verbalmente attraverso i cosiddetti sms, che sono ormai alla portata di tutti.

Ben presto la necessità di esprimere tanto attraverso uno short message ha portato allo sviluppo di un linguaggio sintetico, fatto di abbreviazioni e codici che è indubbiamente più diffuso tra i giovani e che rappresenta il vero rischio della dipendenza da sms.

E’ fuor dubbio che con un cellulare in mano ci si possa  proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto, trovando risposta ad insicurezze relazionali, a timori di rifiuto ed a sentimenti di insicurezza che spesso si provano; oltremodo ci si può dimostrare presenti  costruendo un  legame che attraversa spazi infiniti in tempi brevissimi, anche se non bisogna mai perdere di vista il senso della realtà.

 

Maria Francesca Baratta

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