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Berlusconi tenta il colpo di mano: io o Gianni Letta al Quirinale

Mentre Bersani cerca di elaborare una strategia credibile, prima di andare dal Capo dello Stato a riferire sull’esito delle consultazioni, Silvio Berlusconi gioca sulla posizione di forza del PDL per dettare il nome che siederà al Quirinale, come Presidente della Repubblica dopo Giorgio Napolitano. Sono giorni che il Cavaliere intona questa litania: il Quirinale ad un moderato, basta con la sinistra che si è preso tutto. E la proposta per salvare il Governo Bersani è stata chiara sin dal principio: fiducia in cambio del via libera al Quirinale.

Napolitano_Bersani_GovernoUno scambio che solo un folle avrebbe potuto accettare, svendere la più importante carica dello Stato sarebbe stato un vero “alto tradimento”. Così Bersani ha rifiutato ogni prospettiva di governissimo e Berlusconi, vista la situazione critica, ha rincarato la dose rendendo ben chiari i paletti di chi vuole al posto di Napolitano: o lui stesso, oppure, il fidato Gianni Letta, uomo di Stato come pochi, ma forse troppo “berlusconizzato” per essere realmente il garante di tutti.

Insomma, un ultimo colpo di coda, prima che questa opzione venga definitivamente mandata in soffitta, dopo che Bersani parlerà con Napolitano e il governissimo vada definitivamente nel cassetto a prendere polvere. Resta il rischio di nuove elezioni tra giugno e luglio, dove il potere “mediale” del Cavaliere potrebbe far pendere la bilancia del panorama politico italiano ancora una volta a destra; anche se c’è da dire che sono tanti gli elettori del Movimento 5 Stelle che stanno manifestando la propria disapprovazione per quanto sta accadendo, e questi, potrebbero essere quei voti capaci di dare al PD il risultato sperato e prospettato dai sondaggi, ma tradito il 24 e 25 febbraio dalle urne.

Elezioni o meno, resta il nodo della legge elettorale, che si potrebbe cambiare anche senza un Governo, basterebbe la volontà delle Camere di farlo. Ma quale leader ne ha davvero voglia? In primis, Beppe Grillo, che in caso di voto di preferenza vedrebbe restringersi enormemente il bacino elettore del Movimento 5 Stelle.

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